Psicologia dei Personaggi degli Anime III:

Anna di “Quando c’era Marnie”.

Come voi immagino ben sappiate: Netflix ha acquistato i diritti di distribuzione, dalle varie aziende che li possiedono, di tutte le opere dello Studio Ghibli per postarle in tre tranche sulla sua piattaforma streaming con il benestare di Miyazaki. Il primo step è avvenuto a febbraio, il secondo marzo ed il terzo ad aprile, 21:3 sono 7 opere ogni mese. Il “chiamato da altri maestro ma non da me” ha dichiarato che le concessioni alla grande N serviranno a finanziare un progetto su cui sta lavorando…

Speculazioni a parte, ieri mi sono rivisto “Quando c’era Marnie“: a film iniziato da un quarto d’ora ho capito come Anna fosse un personaggio da paura per una delle migliori caratterizzazioni psicologiche che avessi mai visto. Da quel momento in poi ho messo il caschetto a raggi x e adesso sono qui per parlarvi di tutto quello che dovete considerare quando guardate o riguardate questa fatica animata, poichè a conti fatti Anna è l’80% del suo intero.

“Quando c’era Marnie”

Aspetto fisico.

Anna è una ragazza di 12 anni ancora poco sviluppata nelle caratteristiche sessuali secondarie. Non ci è dato sapere quanto è alta ma potremmo ipotizzare un metro e cinquanta circa, è magra il giusto difatti e a dispetto della sua malattia dimostra più volte di essere in forze; i capelli sono mossi e di una tonalità castano scuro, il viso è fino. Completano il quadro: sopracciglia sottili e lunghe, naso piccolo e all’insù, grandi occhi di un blu brillante e bocca di medie dimensioni.

Anna

Carattere Finto.

Il 40% della pellicola è caratterizzata dal fatto che vediamo Anna mettere in atto un modo di essere falso poichè forzato, anche se portato avanti per così tanto tempo da risultare a lei stessa naturale, un altro 30% si compone del percorso di ri-crescita della stessa con le battute finali che indugiano sull’originalità della persona. Dico percorso di ri-crescita perchè Anna nell’arco di una vacanza estiva affronta un viaggio di formazione, più onirico che fisico, allo scopo di raccogliere i pezzi che aveva smarrito sulla strada della maturità da un certo evento in poi. In particolar modo questo 30% lo andremo ad esaminare meglio nel paragrafo dedicato alla caratterizzazione psicologica, per adesso concentriamoci su quello che viene prima.

Anna è una ragazzina timida che molto spesso tende ad isolarsi, la sua faccia è inespressiva e i suoi modi gentili anche se un po’ forzati. Non sopporta di essere presa alla sprovvista anche quando questo non compromette in modo massiccio i suoi piani; quando messa alle strette, quelle che lei intende come tali con una buona dose di intolleranza e accidia, risponde con insensibilità e maleducazione. Non opera vittimismo me prova vergogna per quello che crede di essere.

Carattere Vero.

Nella sua accezione reale Anna risulta tutt’altra persona. Ogni singolo elemento visto prima si trasforma per dare vita ad un ossimoro transizionale che nella sua esatta metà si potrebbe riassumere con l’epiteto di “triste felicità”. Alla fine del viaggio tutti quei fattori adolescenziali avversi al godimento della vita spariscono del tutto, rendendo il personaggio ideologicamente un po’ impossibile ma comunque suscettibile di giustificazione da parte dello spettatore. Felicità, sorrisi, curiosità, responsabilità, socialità; sono tutti tasselli assorbiti e resi propri dalla versione 2.0 della protagonista.

Psicolgia.

Facciamo una doverosa premessa al paragrafo vero e proprio.

Nonostante la maggior parte degli eventi, che noi viviamo come interpretatori metapsicologici, siano riconducibili alla psiche conscia di Anna; un’altra bella fetta avviene in un contesto onirico il cui host è Marnie ma il visitatore è Anna. Noi possiamo analizzare la seconda quanto vogliamo ma la trasposizione della sua realtà fisica conscia all’interno di un sogno non ci permette di capire con assoluta chiarezza quanto di quello che sta avvenendo sia reale o meno, oppure se stia operando sul livello conscio o inconscio di Anna. Bisogna poi tenere conto degli ingredienti esterni al tutto: la fine della storia ci da infatti modo di intendere come un velo di magia abbia fatto capolino in tutto l’accaduto. Ciò non di meno, considerando tutto il contesto, andremo a sondare il terreno della speculazione piuttosto che quello della teorizzazione.

Marnie: la host degli sogni che vive Anna

In un certo momento della vita di Anna i suoi genitori morirono, dopo di che lei continuò a vivere per un periodo con sua nonna. Questo è tutto ciò che sappiamo del primo blocco di vita, capiamo inoltre che di questi eventi Anna ricordi ben poco; l’amnesia infantile gioca sicuramente il suo ruolo ma il blocco delle sensazioni positive di quel tempo viene operato a livello inconscio dalla stessa Anna alla morte di quella sua unica parente stretta. Non tanto per la morte della tale in se per se ma piuttosto per la diatriba familiare allargata che si viene a creare in seguito al suo necessario affidamento, come è facile intuire nessuno voleva prendersi la responsabilità e questo creò in Anna il sospetto che nessuno le volesse bene e che tutti la vedessero come un peso.

In seguito a non meglio precisati fatti, Anna fu adottata da una coppia sposata. I suoi genitori affidatari la trattarono molto amorevolmente e lei a seguitò di ciò si lasciò andare all’abbandono di tutte le sue sensazioni negative, crescendo in maniera tutto sommato equilibrata. Teniamo presente però che sua madre è una persona apprensiva e nel soddisfare questo suo prurito non esita, seppur in maniera non intenzionale, a mettere in imbarazzo la figlia che peraltro soffre di asma. Quindi ansia a stecca!

Un giorno Anna scopre che la sua famiglia percepisce un sussidio per prendersi cura di lei e tutti quei sospetti sopiti al suo intero esplodono portandola alla conclusione che non si può fidare di nessuno, conclusione rafforzata dal fatto che lo scopre da sola attraverso la consultazione di alcuni documenti; la madre non glielo confessa. Qui idealmente finisce il secondo blocco della sua vita vista la decisione di richiudere quel lucchetto riaperto anni addietro.

In questo contesto emerge con forza il costrutto caratteriale falso prima descritto quasi in senso di protesta passiva nei confronti della sua situazione attuale alla luce della nuova rivelazione. A seguito della conoscenza di Marnie nuove componenti di questa struttura mentale fantoccio si scoprono. Anna apprezza solo la compagnia di persone di un certo livello: queste devono essere belle, compassionevoli, gentili, ricche, altolocate e piene di talenti; esattamente il ritratto di Marnie. Questo lo capiamo dal fatto che Anna nonostante si ritrovi per la prima volta faccia a faccia con la bambina bionda in un contesto decisamente sospetto non ci metta neanche un secondo a considerarla sua amica; anche perchè molto probabilmente a livello simbolico Marnie rappresenta la controparte di Anna che lei ha deciso volontariamente di smarrire e che adesso ritrova. Volendo azzardare un po’ di overreading in questa transazione si potrebbe percepire una nascosta omosessualità della protagonista. Chiarito il penultimo punto, salta subito all’occhio un’altra regola della grammatica di Anna come persona: l’egoismo; se è vero che Marnie è il rovescio della medaglia allora, l’atto di stringere un patto di segretezza con la bambina bruna per escluderla ed escludersi dal mondo esterno assume proprio quel connotato. Anna vuole sapere tutto di Marnie e nel gioco di “una domanda io e una domanda tu” distrugge il primo spigolo del muro che lei stessa ha creato dietro di se esternando la sua curiosità ma tradendo anche una certa possessività. L’ultima parentesi di onestà intenzionale da parte Anna la abbiamo nell’apprendere la gelosia che lei prova per Kazuhiko: l’amico di infanzia di Marnie.

Kazuhiko che parla Con Marnie

Quale che sia il motivo, dalla pellicola traspare come ogni singolo capriccio di Anna venga assecondato e questo vale sia per i genitori che per gli zii adottivi; la stranezza della cosa in questo senso è il come lei assimili questo comportamento: preferendo cedere alla stanchezza che questa sua finzione autoindotta le procura per poi piano piano riscoprirsi piuttosto che inseguire insistentemente i suoi sghiribizzi. In qualche modo è come se Anna si fosse rieducata in maniera completamente autodidatta per meccanismo di ipercompensazione di un ambiente troppo permissivo. In quest’ottica lei tradisce a tutti gli effetti quel miraggio che è Marnie, per questo non riesce più ad accedere al mondo dei suoi sogni e la sensazione di profondo malessere che Anna avverte in risposta a questo è sottolineata nella scena del ritorno a casa sotto la pioggia.

I tempi però sono ormai maturi e nell’ultimo confronto di Ying e Yang le due controparti giocano a carte completamente scoperte confessandosi a vicenda tutti i loro dolori per poi riunirsi ed insieme disseppellire l’ultima grande skill di Anna: il coraggio. A livello psicologico Anna accetta tutte le sue emozioni autentiche e tutte le sue emozioni false come parte di se stessa e in questo modo trova la forza per andare avanti, forza che gli servirà a superare l’annuncio per il quale Marnie dichiara di doversene andare. La mia teoria in merito è che Marnie avesse svolto il suo compito e che ora Anna avendo acquisito resilienza possa sopportare l’abbandono di quelle falsità che prima non sarebbe riuscita a reggere. Ciò che è veramente importante vi sia chiaro è il come Marnie nonostante esternamente rappresentasse tutto ciò che non era Anna in quel momento, avesse un nucleo composto dalla falsa Anna; Anna il suo specchio in tutto e per tutto, come anche Anna lo era per Marnie, difatti la logica vorrebbe che in nucleo della falsa Anna fosse la vera Anna rappresentata a livello estetico e fisico dall’immagine di Marnie. Non per niente il Taijitu ha due spirali in contrapposizione alle essenze maggiori: Anna aveva all’interno un po’ di Marinie e Marnie aveva all’interno un po’ di Anna.

La scoperta finale da parte di Anna della sua parentela con Marnie come sua nipote e la confessione da parte della madre adottiva dell’appoggio monetario statale per l’affido conferiscono ad Anna un senso a queste ultime settimane. Da precisare che la madre nell’espletare ciò gli faccia capire come i suoi sentimenti per lei non siano correlati al vil danaro.

Ora Anna è una persona diversa: è libera dai pesi autoimposti, ha superato un periodo di difficoltà crescendo e maturando; ed in questo modo ha riscoperto se stessa, proverà di certo ancora paura ma adesso ha gli strumenti per affrontarla con fierezza e coraggio senza dover ricorrere ad una maschera.

Adesso, vogliamo provare ad ipotizzarne il futuro?… No scherzo! Non mi spingo così in là. Quello lo potete fare voi nei commenti…

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