Il Percorso di una Passione e la Realizzazione di esso.

Parte 2.

Eccoci qua, con la seconda parte dei 100 anime da vedere per primi, in modo da riuscire ad approcciarsi a questo mondo in scioltezza. Per la lettura di questo articolo è propedeutica la lettura della parte 1.

Avvertenze.

La scorsa volta ci siamo rivolti ai maschietti elencando 10 shonen battle puri, in questa sede invece ci occupiamo dell’altra metà del cielo elencando 10 shojo incontaminati o con pochissime contaminazioni di sottogenere. Ciò va a tradursi nel fatto che: come per il precedente post nel quale avevo intimato alle novelli di sesso femminile di lasciare per ultime le visioni in questione, in modo da acquisire un certo grado di apprezzamento del media così da sopperire alla mancanza di stimolo narrativo interessante per loro; adesso faccio lo stesso per i novelli ragazzi: queste opere lasciatele per ultime per lo stesso motivo sopracitato.

L’inizio di tutto. Parte 2.

“Lovely Complex”.

Trama.

Risa è alta, Atsushi è basso, ed entrambi hanno un complesso in merito alla loro statura. Nel vederli insieme la loro classe di appartenenza li etichetta come duo comico: un po’ per l’altezza, un po’ perchè stanno sempre a litigare visto che Atsushi prende in giro Risa a causa della sua fisicità, un po’ perchè fanno riferimento agli “All Hanshin Kyoujin” come famoso duo comico giapponese composto da un tizio alto ed uno basso. Atsushi è amico di Suzuki e Risa è amica di Chiharu, Risa è innamorata di Suzuki e Atsushi è innamorato di Chiharu; ecco quindi che nasce l’imprevedibile alleanza tra Atsushi e Risa per poter soddisfare i loro personali desideri, ma non tutto andrà come previsto…

Contesto e Focus.

In questo caso non esiste un vero e proprio focus quanto più che altro una motivazione per la quale una ragazza o una donna che si approccia per la prima volta all’animazione giapponese dovrebbe partire da qui.

Lo svolgersi degli eventi di Lovely Complex è molto rilassato e fluido, le puntate vanno via come ciliegie e in men che non si dica diventa il feticcio romantico-amoroso di cui tutti abbiamo bisogno a spot nella vita. Una vera e propria fuga dalla realtà che scalda il cuore fino a quando la temperatura è giusta e l’acqua che bolle trabocca dagl’occhi.

All’interno dell’opera potremo gustare per la prima volta tutte le premesse e gli stereotipi narrativi che verranno rimarcati adesso e in futuro dalle stesse fatiche animate del medesimo genere. Quindi: gita al mare, gita scolastica, fraintendimenti, caratterizzazione psicologica atta alla realizzazione dell’innamoramento, rivale in amore, il Natale passato con l’oggetto della propria passione e così via.

Andando avanti nel progetto e nella scaletta vi renderete conto da soli della cosa. Ricorderete il primo punto fisso di facile fruizione da cui siete arrivati e vi si stamperà sulla faccia un sorrisetto malizioso che sottointende alla vostra consapevolezza. Consapevolezza della contestualizzazione delle premesse e degli stereotipi narrativi di genere pocanzi citati.

Se lo cerchi in streaming legale non lo trovi, i diritti li detiene la Dynit ma non lo reimmette su VVVID; quindi comprati il DVD da Amazon. Stagione singola da 24 episodi della durata di 20 min. ciascuno

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/1137/lovely-complex

“Ao Haru Ride”.

Trama.

Futaba durante le scuole medie era innamorata di un ragazzo, tale Tanaka, ma non è mai riuscita ad esprimere i suoi sentimenti per lui a causa di un problema creatosi con le sue compagna di classe. Infatti Futaba era una ragazza molto carina e con atteggiamenti molto femminili, in questo modo ha calamitato verso di se l’invidia del genere femminile orbitante attorno alla sua figura poichè esse credevano in una sua intenzione di attrarre indiscriminatamente ogni ragazzo che le si avvicinasse. Ora che Futaba è alle superiori cerca di porre rimedio assumendo comportamenti gretti e mascolini in modo da evitare problemi; così facendo, un giorno, incrocia Tanaka per i corridoi della nuova scuola. Anche lui è molto cambiato.

Contesto e Focus.

Shojo tra i più classici in assoluto nel quale viene rimarcata molto spesso la tematica della gelosia, della competizione amorosa e della dichiarazione dello stesso; persino i disegni, nonostante abbiano una forte impronta moderna anche nell’uso brillante dei colori, rimarcano molto lo stile anni 80′. Le contaminazioni riguardano la tematica shonen del gruppo di amici che comunque da un certo punto della storia del genere sentimentale in poi è diventata onnipresente, anche perchè molto spesso risulta congeniale alla trama e allo svolgersi degli eventi.

Voglio permettermi appunto: la scena della opening nella quale Futaba sussurra qualcosa all’orecchio di Tanaka è una roba stravisuale e realizzata da Dio. Io personalmente da uomo l’ho trovata sia molto eccitante che particolarmente romantica. A volerla dire come si deve però, è proprio tutta la opening che risulta eccezionale.

Per questo non trovate nemmeno i DVD su Amazon, nemmeno se vi accontentaste dei sottotitoli in inglese. Motivo per il quale in suddetto caso l’unica soluzione è Animeunity.it(no, sono stanco di ricordarvi quanto il mercato dell’animazione giapponese in Italia sia una mafia perciò se volete potete fare riferimento a questi articoli: https://fanaticidianime.com/2020/04/04/il-percorso-di-una-passione-e-la-realizzazione-di-esso/ https://fanaticidianime.com/2020/04/15/ma-io-sti-anime-dove-li-guardo/); la serie consta di 12 episodi della durata di 20 min. con in più 2 OAV della medesima durata imprescindibili per dare una conclusione alla visione della stessa e comprenderne un retroscena fondamentale.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/5176/ao-haru-ride

“3D Kanojo Real Girl”.

Hikari è un Otaku fatto e finito. Il suo interesse per le ragazze si limita a quelle in 2D, considerate da lui migliori rispetto a quelle reali proprio a causa della loro realizzazione programmatica atta a soddisfare tutti i requisiti della ragazza perfetta. Iroha, dal canto suo, ha la nomea di ragazza facile e si pone agl’altri in modo schietto con l’ovvia conseguenza di avere poche amicizie femminili. A causa di un ritardo, per l’entrata a scuola, entrambi dovranno scontare la punizione pulendo la piscina dell’istituto. Fin da subito parte lo scontro e l’inizio non è dei migliori, ma le cose prendono una piega inaspettata quando Iroha difende Hikari da alcuni bulli; Hikari questo non se lo aspettava e nel dover riconsiderare le parole rivolte alla ragazza viene sorpreso da un suo appassionato bacio condito da un’amara confessione. Iroha ha una malattia, o forse no?

Contesto e Focus.

Ve lo dico subito: questa è una roba sconosciuta ai più e da quelli che la conoscono viene reputata una mezza schifezza. Io personalmente non sono d’accordo. I disegni non sono il top ne sono al passo coi tempi, ma non sono neanche brutti; si lasciano tranquillamente guardare. Per le animazioni, come faccio riferimento nell’articolo riguardante la stessa, dico sempre che è qualcosa di poco importante per i sentimentali: la ciccia è altro in questo opere, non la fluidità dei movimenti dei personaggi. Gli sfondi per contro invece sono abbastanza ben realizzati.

La concentrazione questa volta viene tutta assorbita dalle tematiche della maturazione adolescenziale e le problematiche che comporta, il rapporto amoroso tra due individui e la loro sessualità reciproca. Quest’ultimo punto in particolare non viene spesso affrontato e già solo questo riesce a rendere il cartone animato in questione diverso; altra caratteristica che lo contraddistingue è il salto temporale fino all’età adulta dei protagonisti e il fatidico bacio dei protagonisti fin dalla prima puntata che sovverte gli stilemi. Inoltre durante la visione esiste sempre un certo grado di ansia e malinconia per la malattia di Iroha facilmente scordabile durante il computo totale, ma che ti colpisce con violenza ogni volta che viene riemembrata.

Anche questo ve lo dovete recuperare su Animeunity.it, 2 serie da 13 episodi ciascuno per la durata di 20 min. a puntata.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/22695/3d-kanojo-real-girl

“Itazura na Kiss”.

Trama.

Kotoko è una ragazza ingenua e goffa. Naoki è il number one boy dell’istituto Irie, nonchè il ragazzo perfetto. Kotoko è cotta persa di Naoki, invece Naoki la odia. A causa di un incidente Kotoko perde la casa, in questo modo lei è suo padre devono trovare un’altra sistemazione. Per fortuna che il padre di Kotoko e quello di Naoki sono amici di vecchia data!(Chi se lo sarebbe mai aspettato, ma guarda un po’ te le coincidenze!) Fatto sta che da quel momento in poi Naoki e Kotoko vivranno sotto lo stesso tetto. Per sempre.

Contesto e Focus.

Anime del 2008, ancora più classico di Lovely Complex con forti rimandi ai peggio drammi adolescenziali in puro stile giapponese alla “Piccoli problemi di cuore”. Stesso stile di disegno, la tipologia di coppia come da manuale è impossibile sia nei tratti positivi che negativi, stereotipo di uomo alla Eric e stereotipo di donna alla Rossana. Non solo! Kotoko è pura una sottona. E a noi di tutto questo, dove gl’altri vedono solo negatività, ce ne frega poco e nulla perchè anzi è proprio quello che vogliamo da queste storie! Eh che cavolo, diciamola tutta una volta come si deve! Vedi alcune recensioni che inneggiano alla morale sbagliata insita nello svolgersi stesso degli eventi con tutti i difetti del caso; raga ma è finzione! Tra l’altro è finzione che rispetta proprio le richieste degli spettatori del genere. Ma cosa volete? Di cosa stiamo parlando? Che se poi vogliamo fare i pignoli c’è anche l’elemento innovativo del vivere insieme fin da giovanissimi. Eh ma Kotoko è un personaggio monotematico che si fa sfruttare! Ma quando mai! Kotoko diventa una pari di Naoki nel riconoscere i suoi stessi difetti, le sue potenzialità, i suoi sogni e i metodi per raggiungerli tramite l’impegno; cosa, questa, realizzata dallo stesso Naoki, il suo carattere freddo e distaccato è un’altra cosa. Comunque, per gli amanti dello shojo, imperdibile.

Qui lo trovate. Serie unica di 25 episodi della durata di 20 min. ciascuno.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/1356/itazura-na-kiss

“Le situazioni di Lui e di Lei”.

Trama.

Yukino: da sempre studentessa che eccelle in tutto, venerata da chiunque e punto di riferimento della scuola. Il suo carattere impeccabile e la sua cordialità le permettono di avvicinarsi a chiunque. La realtà però non è sempre come appare agl’occhi degl’altri; Yukino è una persona diversa nella sua intimità domestica: sciatta, rancorosa, poco formale, rabbiosa ed invidiosa. Oggetto di questo suo odio nascosto risulta essere Arima, possibile prossimo egemone che rischia di sottrarre lo scettro a Yukino. Durante un weekend Arima si dirigerà a casa di Yukino, scoprendone il suo più oscuro segreto.

Contesto e Focus.

Quando si parla delle Situazione di Lui e di Lei si parla di un qualcosa di molto particolare poichè l’adattamento animato è stato affidato ad Hideaki Anno: fondatore dello studio di animazione Gainax e creatore di Neon Genesis Evangelion. Per chi non fosse esperto di addetti ai lavori sappiate che questi 3 nomi appena elencati hanno cambiato per sempre la storia dell’animazione giapponese mediante un processo evoluzionistico di un’importanza e di uno spessore mai più replicati. Un delle peculiarità registiche del “vero sensei”(Miyazaki spostati) è lo stile registico di tipo sperimentale al quale in questo caso viene aggiunto un altro tassello particolare consistente nel far iniziare alcune puntate con le spiegazioni del contesto storico del Giappone dell’epoca nella quale gli eventi dell’anime si svolgono. A livello visivo questa è accompagnata dalle riprese reali, non animate, di una bicicletta alle prese con un percorso urbano, il tutto in timelapse. Scelta questa sicuramente adottata a causa della penuria di risorse destinate al progetto, rendendo una problematica virtù. Potreste notare un cambio di tono dalla diciottesima puntata in poi a causa della sostituzione del regista, anche se in tutta sincerità io non l’ho notato. L’anime doveva durare di più, ma le divergenze artistiche tra Hideaki Anno e l’autrice Masami Tsuda han fatto si di troncare la serie animata senza una vera e propria conclusione.

Il modo in cui le tematiche relazionali adolescenziali vengono messe su schermo rasenta lo psichedelico; questo dona la tutto un sapore particolarissimo che riesce a centrare con precisione millimetrica tutti quelli che sono i drammi, e le loro reali interpretazioni, dei protagonisti. Sessualità, maturazione, difetti comunicativi, senso di abbandono dovuto ad una crescita disparitaria dei membri della relazione e artificiosità caratteriali sono solo alcuni degli argomenti approfonditi in questa splendida opera animata.

Qui siete fortunati e lo trovate su VVVVID. Serie da 26 puntate da 20 min. ciascuna; non saltate le introduzioni che sono importantissime! Vanno viste!!

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/258/karekano

“Kami-sama Hajimemashita”

Trama.

Nanami è stata cacciata di casa dai creditori del padre, un accanito giocatore d’azzardo, nel mentre che riflette su che cosa fare riesce ad avere la prontezza di salvare da un cane rabbioso un misterioso individuo di nome Mikage che per ringraziarla le cede il suo alloggio. Trattasi di un santuario sorvegliato da uno spirito-volpe di nome Tomoe. A partire dal loro primo incontro inizierà la loro storia.

Contesto e Focus.

Con Kami-sama Hajimemashita abbiamo proprio quelle influenze di sottogenere di cui parlavo prima e nel caso specifico riguardano il fanatasy-soprannaturale del folklore mitologico giapponese. Non preoccupatevi, è solo un pretesto per una storia d’amore e non è neanche invadente; difatti trovano posto anche le normali dinamiche scolastiche di genere. Si riesce anche a percepire un po’ quel sentore di rapporto padrone-serva un po’ osè che non guasta mai. Non vi è molto altro da dire, semplicemente un must da interiorizzare a tutti i costi.

Prima serie di 13 puntate, seconda serie di 12 puntate, 2 OVA riguardanti la prima serie e poi la serie OVA “Kako-hen” di 6 puntate per concludere. Tutto segue la canonica durata, tranne l’ultima serie che ha puntate da 30 min. ciascuna. Il tutto inderogabilmente su Animeunity.it purtroppo.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/3801/kamisama-hajimemashita

“Wolf Girl and Black Prince”.

Trama.

Pressata dalle sue compagne di classe esperte in materia di relazioni amorose Erika decide di fare la gradassa e si inventa la bugia di avere un fidanzato. Per dare sostegno alla sua fantasia scatta una foto ad un affascinante sconosciuto per strada che poi si rivelerà essere il suo compagno di scuola Sata. Ora Erika ha una prova da mostrare alle sue amiche che però si rendono conto dell’identità del soggetto della foto; presa dal panico Erika cerca di spiegare la situazione a Sata pregandolo di fingere di essere il suo fidanzato. Nell’accettare la proposta Sada smaschera il suo vero carattere sadico dapprima nascosto da modi gentili e pone una condizione: Erika sarà il suo cagnolino.

Contesto e Focus.

Stessa natura del rapporto di Kami-sama Hajimemashita ma ben più marcato. Dapprima i protagonisti si odiano; in seguito la natura del loro rapporto muta, anche se in realtà neanche troppo. Acquisiscono però una consapevolezza l’uno dell’altra tale da farti percepire il tenero tra i due mascherata poi, a tutti gli effetti, da un velo atto a veicolare le risate dello spettatore che a seguito della visione capisce il pretesto. Abbastanza originale negli intenti, poco nell’esecuzione; ma d’altronde è una caratteristica che non abbiamo mai richiesto, quindi va benissimo così.

Bello sistemato sul canale Youtube di Yamato Video, questa volta nessuna fatica. Sono 12 puntate dalla durata canonica più uno special recap dell’intera opera. Esiste anche un OVA ma fidatevi, non provate nemmeno a cercarlo.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/5549/ookami-shoujo-to-kuro-ouji

“Voglio Mangiare il tuo Pancreas”.

Trama.

Haruki è uno studente così timido e confondevole con la massa da rappresentare lo stereotipo del giapponese medio. Un giorno trova, per puro caso, il diario di Sakura: una ragazza affetta da una malattia che presto la porterà alla morte. Sakura tiene questo terribile segreto per se vivendo comunque con allegria e fierezza la sua esistenza, ma ora ha un confidente; la travolgente pazzia delle giornate della ragazza renderà il rapporto tra i due sempre più stretto.

Contesto e Focus.

Questo non è una serie, bensì un film. Un film da ritenersi capolavoro, anche se non assoluto, dell’animazione giapponese moderna e di tutti i tempi. Bellissimo e fantastico sono due aggettivi che non esprimono appieno l’esperienza di questa visione nella quale vengono affrontati temi come l’ineluttabilità della morte, l’accettazione della stessa e l’andare avanti con la consapevolezza di aver lasciato i defunti indietro. Disegni, animazione e sfondi sono di altissimo livello, ma non fuori scala. Qualità assicurata. Se ti interessano queste tematiche in particolare dai un’occhiata al mio articolo: “Filosofia degli Anime II: “I Bambini che inseguono le Stelle/Il Viaggio verso Agartha”.

Vi sta aspettando su Amazon Prime Video.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/21489/kimi-no-suizou-o-tabetai

“HoneyWorks Saga”.

Trama.

La storia di tre amori nati ai tempi delle scuole medie e superiori, sviluppatisi poi fino all’età aduta. L’amore non corrisposto tra Hina e Kota, l’amore germogliato fin dall’infanzia di Setoguchi e Natsuki, l’amore che trascende la separazione spaziale e temporale di Haruki e Mio.

Contesto e Focus.

La HoneyWorks Saga è composta da tre film, rispettivamente:

  • “Zutto Mae kara Suki Deshita. Kokuhaku Jikkou Iinka” del 2016
  • “Suki ni Naru Sono Shunkan o: Kokuhaku Jikko Iinkai” del 2016
  • “Itsudatte Bokura no Koi wa 10 Centi Datta. – Kokuhaku Jikkou Iinkai” del 2017

Da vedere in quest’ordine. Bello, pulito, semplice ed elegante: classicone che ci catapulta nelle atmosfere delle opere sentimentali della decade 00′-10′. Realizzato per gli appassionati del genere.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/8800/zutto-mae-kara-suki-deshita

“Kaichou Wa Maid-Sama”.

Trama.

La “Seika High School” è da sempre stato un istituto per soli maschi, ma recentemente ha aperto i battenti anche alle ragazze. Misaki è la presidentessa di tale istituto e allo scopo di proteggere le nuove iscritte da una presenza testosteronica fin troppo ingombrante si staglierà in battaglie burocratiche contro i ragazzi volte a migliorare la qualità di vita della fauna femminile. Il bellissimo è regale Takumi trova questo suo aspetto molto interessante, ma la fascinazione lo colpirà nello scoprire che Misaki lavora in un Maid-Cafè: luogo di lavoro che ben poco si addice ai precetti della presidentessa. Questo scomodo segreto legherà i due in un intreccio a dir poco comico.

Contesto e Focus.

La particolarità di Misaki come protagonista è il suo essere integerrima e molto severa ma, allo stesso tempo, anche molto femminile e sensuale (non per niente lavora in un Maid-Cafè). Questa sua doppia natura è il risultato di una caratterizzazione psicologica approfondita e sfaccettata che non cade nel tranello di uno stereotipo monodimensionale. Lei è coraggiosa per gl’altri, non tanto per se stessa. Parte dell’onore in questo senso va anche attribuito a Takumi nell’interessarsi ad una ragazza del genere, prediligendo l’autenticità piuttosto che donare il suo amore in modo casuale ad una controparte piatta e statica. L’evoluzione che il duo compie all’interno dell’opera non risulta pretestuoso: vi è una graduale accettazione da parte di Misaki della sua parte femminea, il rapporto padrone-schiava va via via indebolendosi per far spazio ad una consapevolezza da parte di Takumi della necessità di avere accanto Misaki per lenire i graffi del suo passato stratificato e complesso. Introspezioni di questo genere sono cosa molto rara nel genere di riferimento ed è per questo che l’anime risulta rotondo e completo al momento del fatidico bacio dell’ultima puntata; senti proprio come se tutto fosse sensato. Uno shojo vecchio stampo da premiare.

Serie unica da 26 puntate della durata canonica più uno special di 13 minuti. Provate ad indovinare dove lo dovrete andare a reperire… visto il mood dell’articolo di oggi, dovreste averlo già capito.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/2637/kaichou-wa-maid-sama

Finiti di vedere questi siete al livello Novellino.

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Ma io, sti Anime, dove li guardo?

Facciamo così, io adesso premetto tutto ciò che devo premettere e poi andiamo spediti con l’elenco della spesa.

Bisogna dire che per noi Anime Watchers questo è un periodo molto fortunato poichè, come vedremo, ad oggi è davvero economico conseguire la nostra passione. Neanche fino a dieci anni fa non era così; io ho iniziato a guardare seriamente anime dal 2012 e all’epoca non esistevano tutte le fantastiche piattaforme streaming che ci sono adesso: ora, non voglio mentirvi, per buoni 2/3 anni della mia vita ho fruito in modo illegale di contenuti riguardanti l’animazione giapponese. Mi ricordo ancora come ho iniziato: usando la piattaforma abusiva “AnimeTube”, forse i più vetusti tra voi se la ricorderanno; comunque, ad oggi è un sito che è stato chiuso ma tanto per uno che ne chiude ne spuntano altri dieci.

Non sono un ipocrita, sono semplicemente una persona diversa rispetto ad allora: non reputavo la pirateria una cosa così grave e ancora meno grave reputavo il farne uso. Il comportamento corretto da adottare sarebbe dovuto essere quello di comprarsi ogni singolo DVD delle opere che volevo visionare in modo da sostenere il mercato dell’animazione giapponese in Italia. Non lo feci, ed il bello che già all’epoca tramite Youtube vi era qualcuno che voleva fare rendere conto della cosa ma io non li ascoltai; preferivo accampare la scusa del: “Eh si! Se per ogni anime che voglio vedere devo comprarmi il DVD stiamo freschi!”. Ero immaturo e me ne pento ma quel che è fatto è fatto, posso solo essere una versione migliore di me stesso giorno per giorno.

Per Youtube faccio riferimento al canale “AnimeeMangaITA”, combattenti di una guerra che hanno vinto nonostante avessero tutti contro. Anche a causa della mediocrità dell’Italiano purtroppo.

Sia ben chiaro, non pronuncio queste parole a cuor leggero, sono consapevole di giocarmi una fetta di community con questo articolo; tanti non sono d’accordo con la parte che sto difendendo: le Majors. Ma avere anche solo un minimo di pubblico, vuol dire avere anche solo una minima responsabilità; che in questo caso si traduce nello spiegarvi il perchè è sbagliato visionare anime, e non solo, in contesti illegali.

Quando una Major distributiva acquista i diritti di distribuzione, esclusivi o meno che siano, da uno studio di produzione anime; lo fa per inserirli nel circuito di mercato con un prezzo idoneo a determinare la differenza tra ricavi e costi in modo da determinare un utile. Se questo utile viene intaccato dalla visione irregolare del contenuto di proprietà della Major, essa si ritroverà in uno scenario per il quale dovrà prendere una scelta. Se il fato ci arride e gli utili sono abbastanza alti allora la Major deciderà di continuare ad acquistare titoli da quello studio in modo che anche quest’ultimo possa sopravvivere e continuare a produrre cartoni animati giapponesi; se invece ci va male, beh! Lo studio di produzione fallisce e niente più anime per nessuno, semplice. In pratica si, avete capito bene, è come rubare.

Ad oggi, fortunatamente, praticamente tutti possiamo rispettare le regole; in quanto con un costo di 20,97 euro al mese si può prendere visione dell’80% di tutte le opere a cui siete interessati. Una copertura quasi totale che investe sia il neofita che il professionista.

Poi, momento! Adesso ci addentriamo in un discorso su di una zona d’ombra un po’ grigia e fumosa con il limite molto sfumato: se, e dico solo se, fate tutto il possibile come singoli, per supportare questo particolare mercato però volete ripescarvi quella vecchissima serie che non siete mai riusciti a vedere e proprio quella serie li è impossibile reperirla legalmente perchè i diritti di distribuzione sono in mano a qualcuno e questo qualcuno non li vuole rivendere ma nemmeno usarli per rendere disponibile la fruizione del suddetto; eh allora figlioli miei vi do la mia benedizione! Anche se in realtà volendo assumere un comportamento corretto al 100% dovresti comprarti i DVD.

No, non mi metterò ad affrontare il discorso che esce fuori dal: “eh! Ma se sei povero in canna?” Si va a sfociare su rive di competenza ne mia, ne di questo blog.

Nessuno mi paca!

Uso questa sede per ricordare che nessuno mi paga, non sto facendo pubblicità a nessuno. Non solo, non vi vado nemmeno a consigliare piattaforme di streaming illegale; quelli sono affari vostri.

Listazzone.

VVVVID.

WebTV italiana lanciata nel 2014 dalla StartUp Mperience. Offre contenuti della casa editrice “Dynit” ed ha il merito di aver pubblicato online per prima, la versione doppiata in italiano di “Tokyo Ghoul” senza il passaggio per alcuna emittente televisiva.

Completamente gratuita con un sistema pubblicitario oppure con 4,99 euro al mese senza nessuno spot. Iscrizione tramite mail obbligatoria.

Il player video è di qualità un po’ altalenante, necessitate di una connessione ad almeno 6 mega con l’HD disabilitato; niente niente con l’alta qualità abilitata ne sono necessari 30.

Il logo di “VVVVID”

Crunchyroll.

Fondato nel 2006 da un gruppo di laureati della “UC Berkley”, il sito web nel 2018 ha raggiunto i quaranta milioni di iscritti dei quali 2 sono abbonati mensili stabili.

Bisogna iscriversi tramite e-mail e la maggior parte dei contenuti sono gratuiti con un sistema di pubblicità, solo alcuni sono disponibili esclusivamente mediante abbonamento mensile. Abbonamento mensile che tra le altre cose rimuove completamente le pubblicità e permette di usufruire dei prodotti in anteprima rispetto ai non abbonati.

Purtroppo alcuni prodotti, uno su tutti: “Kaguya-sama: Love is War”, nei server italiani del sito non sono disponibili per limitazioni di licenza, inoltre esistono anche pochissimi casi nei quali non vi è la possibilità dei sottotitoli in italiano. Per la questione delle limitazioni di licenza si potrebbe ingannare il sistema mediante una “virtual private network” (VPN) che faccia credere al sito un tuo accesso da un altro paese. Anche qui però esistono delle implicazioni di tipo morale: alla fine se il proprietario originale dei diritti di distribuzione ha deciso che tu in Italia non devi vedere un dato contenuto vuol dire che ci sono degli interessi economici dietro, e se tu li vai ad osteggiare ne risulta sempre un danno nei loro confronti.

Il costo dell’abbonamento è di 4,99 euro al mese, il player video è di una qualità scabrosa e si blocca anche con una connessione da 100 mega; con un settaggio a 480p se non lo tocchi mai non dovrebbe succedere niente.

Ve lo dico qui prima che vi incazziate scoprendolo da soli: Il catalogo di Crunchyroll America è il doppio se non il triplo di quello italiano, con serie molto vecchie e difficili da ritrovare in suolo italiano. Non solo, le lineup stagionale sono praticamente al completo con tutti gli anime in uscita nel periodo. Essendo curioso ho installato “NordVPN” provando a sbloccare i contenuti preclusi allo stivale e nel rendermi conto di quanta roba vi è non ero sicuro se dovermi mettere a piangere o urlare dalla goia. Fatto sta che questa è l’ennesima dimostrazione, Netflix fa scuola in questo senso, di come la storia delle licenze e delle limitazioni in Italia sia una mafia gigante.

Il logo di “Crunchyroll”

Amazon Prime Video.

Il servizio di on demand offerto da “Amazon”, tutti conosciamo Amazon come società, il servizio è presente dal 2006 (non in Italia ovviamente) e nel corso del tempo ha più volte cambiato nome. Ad oggi è una delle più grandi società di streaming al mondo.

Vale la pena abbonarsi per guardare gli anime?… Si… ci sono delle chicchette niente male che dovete assolutamente guardare e che non sono reperibili da altre parti, tipo “Kokkoku” o “Dororo 2019”. Sono 3,99 euro al mese o 36,00 euro l’anno con l’iscrizione ad “Amazon Prime”. In ogni caso se lo fai solo per gli anime, ti abboni per un mese solo e in quel mese ti spari tutto quello che ti devi sparare che tanto di roba interessante non c’è ne a iosa, e poi disdici. Purtroppo per i motivi pocanzi descritti bisogna comunque rispettarla.

Il logo di “Amazon Prime Video”

Netflix.

Ah! “The Biggest One”, la “Enne Rossa”: lei si che ci ha visto lungo.

Fondata nel 1997 a Scotts Valley in California, ad oggi è il più conosciuto servizio di streaming al mondo. Con l’espansione avvenuta nel 2015 approda anche in Italia e fin da subito ha dimostrato di avere un particolare occhio di riguardo rispetto alla clientela anime. Anzi con la prima produzione originale nel campo dell’animazione giapponese, Sol Levante, esiste la possibilità di un futuro molto interessante per tutti noi Anime Watchers abbonati.

Il costo per un singolo account usufruibile da un singolo device è di 7,99 euro al mese ma senza l’alta qualità; altrimenti 11,99 euro al mese per due account su due device diversi contemporaneamente in HD.

Player Video da paura, non so come sia possibile: anche con una connessione da 4 mega, i server dedicati ti permettono una fluidità di visione incredibile; anche in HD.

Qui non si può fare lo stesso discorso di “Amazon Prime Video” perchè di roba da vedere c’è ne parecchia, quindi vi conviene rimanere abbonati sempre.

Il logo di “Netflix”

Il canale Youtube: “Yamato Video”.

Non mi chiedete come sia possibile (parte 2), anche perchè non lo voglio sapere, ma il canale “Youtube” di Yamato Video in maniera completamente gratuita e legale ha postato un bordello di serie fighissime che non trovate da altre parti: “Fire Force”, “Wolf Girl and Black Prince” e “Pandora Hearts” sono alcuni nomi.

Raga Youtube lo conosciamo e sappiamo tutti che il player è di fattura superba, in più è gratis, perciò! Io vi consiglio di affrettarvi a recuperare quanta più roba possibile perchè con l’entrata in vigore della normativa europea sul diritto d’autore non si sa cosa potrebbe succedere.

Il logo di “Yamato Video”

Conclusioni a quest’articolo non ce ne sono da fare, tutto ciò che bisognava aggiungere alla lista in se per se l’ho fatto in sede di premesse. Questo articolo è alla stregua di una comunicazione di servizio, niente di più.

L’unica cosa vera da fare è: augurarvi buona visione LEGALE!

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Animazione: questione di Budget.

Allora. Parlare di animazione, intesa come settore del comparto tecnico, è un qualcosa di molto importante per me se non addirittura fondamentale. Ci tengo così tanto che il solo scriverne mi fa sentire in difetto nei confronti di me stesso: vorrei potervi esprimere tanti di quei concetti da far si che chiunque ne legga abbia una visione a 360 gradi come la mia; in modo da poterne dibattere per ore e creare così un dialogo lungo, ricco e articolato. Questa passione così bruciante che ho nelle vene d’altronde riguarda gli anime, non i manga e secondo me la pietra miliare da cui oggi deve partire un adattamento animato od opera originale che sia, è l’animazione di buon livello. Non so se con questo articolo riuscirò nell’intento di raggiungere tutti quelli che voglio raggiungere, si può fantasticare quanto si vuole ma in Italia non siamo così tanti a condividere questo interesse e quelli a cui importa di questo frangente sono ancora meno, ma ci voglio comunque provare. Ah si, mettetevi il cuore in pace: l’articolo sarà lungo! E ne vado fiero…

“Principessa Mononoke” animazioni superbe

Contesto storico.

Partiamo da una considerazione: è impossibile sapere quando il comparto tecnico di un’anime è diventato importante per la fruizione del media stesso. Questo per due motivi, il primo è che per tanti anime ancora oggi non è minimamente importante poichè magari la storia non si deve reggere su scene d’azione; il secondo è che impossibile determinare una data unica che accomuni tutti i fattori che han fatto si di questo. Comunque se dovessi azzardare una decade sarebbe quella degl’anni 80′ (le opere degl’anni 80′ sono arrivate in Italia negl’anni 90′) visto che per l’epoca la maggior parte dei cartoon giapponesi che sono arrivati qua da noi erano della giusta qualità visiva per poter essere goduti appieno.

Ora, io immagino che per i primissimi anime il comparto grafico non fosse granchè importante, già solo il fatto di poter vedere i disegni di un fumetto prendere vita ti sarebbe dovuto bastare. Ovviamente in seguito, come per tutto, l’avanzamento tecnologico ha portato, tra le altre, cose ad un diversificazione produttiva, maggiore scelta ed affinamento dei gusti di chi usufruiva.

Prima di andare avanti però è bene precisare che il comparto tecnico di un’ anime è composto da: disegno, animazione e audio. Io nell’articolo voglio trattare solo ed esclusivamente la seconda ma per il momento ho bisogno che teniate a mente anche il primo.

L’evoluzione del campo in questione avrà fatto presto rendere conto alle case produttrici che i disegnatori hanno sempre lo stesso costo ma le animazioni no. In particolar modo le animazioni dipendono dalle tecnologie e le tecnologie costano, i disegnatori invece sono quel costo fisso che c’è sempre stato. Ecco perchè oggi vediamo tantissimi anime i cui disegni al peggio sono perlomeno decenti ma con le animazioni che nei momenti top ci fanno rimpiangere “Dragon Ball“, il che è tutto dire.

Bello… ma le animazione pure in Super sono rimaste quelle di trent’anni fa

Budget, Contesto e Studio di Animazione.

Questo titoletto è importantissimo, perchè la differenza tra una produzione di successo e un dimenticabilissimo adattamento passa proprio per questi tre step e non è “X Factor“, non basta vincerne due su tre.

Il budget dedicato ad un progetto può dirci tutto come niente, bisogna quindi contestualizzarlo e per contestualizzarlo bisogna rispondere a determinate domande: che genere di anime è? Di quante puntate consta? Cosa si aspetta la gente da quest’opera? A che studio di animazione è affidato?

Nel rispondere approfittiamo anche per analizzare due cosette.

Che genere di anime è?

Se stiamo parlando di uno shonen battle il budget deve essere necessariamente più alto rispetto a quanto non lo sarebbe quello di uno shojo per esempio, questo perchè nel primo le scene riguardanti l’azione sono ovviamente più massicce e sono proprio quelle che determinano per quel genere la riuscita del comparto tecnico. Chi se ne frega se in “Wolf Girl and Black PrinceErika non corre in maniera naturale e credibile, è un’anime romantico eh che cavolo! Quello di cui ci importa è che Juzo di “No Guns Life” quando faccia a cazzotti ci dia l’impressione di dinamismo, spoiler: non lo fa, ma proprio per niente!

Si Balverino, ok… ma più alto rispetto a cosa?… Bella domanda ragazzi!

Allora, se noi incrociamo i numeri fornitici da Masamune Sasaki, Shinji Takamatsu e Takayuki Nagatani rispettivamente esperto di computer grafica, esperto di animazione ed esperto di produzione; la cifra che otteniamo varia da 95.000 fino a 140.000 euro a puntata. Questo range così ampio dipende proprio dal tipo di anime che approcciamo. Capiamo quindi bene che mentre lo shonen si dovrebbe spostare verso destra, lo shojo dovrebbe farlo verso sinistra. In mezzo a questi due inoltre, ogni categoria trova la sua giusta collocazione: per esempio lo spokon nel centro destra, il seinen a tema mondo del lavoro nel centro sinistra e così via.

Di quante puntate consta?

Quanto è più lungo un adattamento, più il budget deve essere alto, oltre ad essere più attentamente dilazionato. La dilazione difatti è forse ancora più importante della quantità di liquidi a disposizione, poichè se del milione e mezzo di euro stanziati per l’opera ne vengono usati 500.000 per i primi 5 minuti di visione allora non c’è da stupirsi se il restante minutaggio risulta scabroso. Questo problema ad esempio lo ha “Deadman Wonderland“, troppi cash nelle prime due puntate e poi quella dinamicità è tornata farci un saluto per 15 secondi dell’ultima; ma aspettate non è sempre così semplice la questione. Ci sono anche quelli che fanno i furbetti, tipo “Towa no Quon”, che per il trailer ti spara la scena con la più alta concentrazione di denaro, poi te la ritrovi come prima scena di combattimento nell’anime e pensi: figo! Subito dopo vedi calare la qualità in un maniera imbarazzante ma a te non importa perchè non stanno combattendo e così vai avanti fino allo scontro successivo, lo vedi… cos’è sta roba?! Ma dove sono finiti tutti quei movimenti fluidi e dinamici di prima? I produttori non sono stupidi e lo sanno quello che rimugini nella tua testolina; ti mettono il rissone centrale un po’ più sistemato ma non troppo, altrimenti non ci sarebbero abbastanza soldi per fare l’ultima e più infame mossa. Dopo quella collinetta di qualità tutto il resto è spazzatura ma ormai sei quasi alla fine e che fai, lo lasci li? Certo che no, così arriva la sequenzona finale dove hanno buttato tutto il restante conio e il risultato è una catena di scene una più figa dell’altra: lo concludi, non ti senti neanche troppo in colpa perchè il contentino in chiusura lo hai avuto e davanti allo schermo del pc fai la dichiarazione che ti consacra definitivamente come un idiota. Ma si! Io a questi un’altra possibilità gliela do, spoiler numero 2: me ne sono pentito amaramente.

All’inizio del paragrafo stavamo dicendo di come la dilazione e la lunghezza della fatica animata siano i due lati di un’unica moneta. Quindi adesso trattiamo della controparte. Di solito le lunghezze standard sono 12, 24, 200 e più episodi; se un anime è suddiviso in stagioni generalmente ognuna è composta da 12 o 24 puntate e questo è il caso di “Boku no Hero Academia“, contrariamente “Naruto Shippuden” viene considerato un blocco unico da 500 episodi, vi saranno quindi delle differenze in fase di preproduzione sopratutto per quanto riguarda le aspettative che il pubblico avrà nell’accompagnare un arco bello massiccio della propria vita ad un opera a cui si affezionerà. Poi si riprenderà il discorso della dilazione del budget che per un anime di così lungo corso ha delle logiche diverse: visto e considerato che quando parliamo di oltre 200 puntate si parla solitamente di battle shonen, di combattimenti ce ne sono sempre; quindi il ragionamento verrà ingigantito e non si discuterà più di sacrificare puntate ma bensì interi archi narrativi: magari quelli meno importanti e densi di battaglie. Questo è perfettamente normale e comprensibile. Quello che non è comprensibile è come lo Shippuden essendo un filler vivente abbia venduto ai distributori un bordello di puntate fuori tema realizzate male, perchè tanto a nessuno frega niente delle sottotrame, solo perchè il brodo allungato viene venduto per una maggiore quantità. Resa maggiore con costi più contenuti, eh si, bello così!

“Towa no Quon”, furbacchioni!

A che studio di animazione è affidato? Che cosa si aspetta la gente da quest’opera?

In realtà qui le risposte sono quelle che influenzano meno il computo totale. Se los denaros c’è allora volenti o nolenti l’animazione come si deve la tiri fuori; certo è che se lo studio di animazione è tanta roba, da bello te lo fanno divenire straordinario. “Demon Slayer” di base è un battle shonen come non se ne vedono spesso ma con uno staff come la “Ufotable” dietro, i giochi di luci e colori sono diventati metro di paragone accademico da quel punto in avanti. Quel saltino di qualità in più te lo fa fare anche cosa la gente pensa del manga da cui è tratta l’opera, le aspettative che si è creata. Se la casa di produzione è conscia della cosa, potrebbe preventivare un fondo più sostanzioso: in questo modo la prima stagione di “One Punch Man” tramire la “MadHouse” è diventata leggendaria(tra l’altro la MadHouse ha animato anche No Guns Life quindi anche loro falliscono, anche se li credo fosse dovuto alle troppe poche risorse disponibili e troppo distribuite verso i disegni; in fondo ma chi è voleva l’adattamento di No Guns Life?). Contrariamente tanto potere finanziario nelle mani di roba come la “Kinema Citrus Co.“, autori di quel “Code: Breaker” che tutti vorremmo dimenticare, potrebbe portare un successo assicurato ad essere un flop clamoroso; cosa rara ma non tanto quanto potreste sospettare(The Rising of The Shield Hero è un anime bello ma per la narrativa originale e la storia in se per se, non di certo per le animazioni. Oddei qualche sprazzo di qualità c’è ma per il resto siamo bassini) Inoltre il discorso prima fatto per le aspettative vale anche fatto al contrario.

Cosa si intende per buona e cattiva animazione?

Io non voglio arrogarmi il diritto di dirvi cosa è animato in modo giusto e cosa in modo sbagliato. Però ci sono alcuni parametri oggettivi a cui bisogna prestare attenzione, sopratutto quando si animano i combattimenti; un bell’anime con pochi combattimenti anche se animati male non cambia il mio giudizio complessivo su quell’opera, perchè so che non era intenzione degli autori catturare la mia intenzione visiva in quel modo. Au contraire se un anime con bei disegni, caratterizzazione dei personaggi ottima, storia interessante e ben costruita ha al suo interno una miriade di combattimenti e questi sono per la maggior parte animati male posso anche passarci sopra quel che basta per arrivare alla fine; ma se sono animati male in quantità tale da non permettermi neanche di prendere il fiato dalla monnezza visuale che sto guardando, io lo droppo a piè pari.

Per farvi capire di cosa si sta parlando voglio farvi due esempi: nel primo andremo ad apprezzare la sequenza e ad evidenziare gli aspetti positivi, nel secondo andremo invece ad analizzare gli aspetti negativi ed a capire perchè sono tali. Tenete comunque presente che tra i due mondi che andremo a citare ci sono miliaglia di sfumature, ma quelle lascio a voi il piacere di scoprirle.

Naruto in modalità 6 code vs Pain.

Questo scontro qui, signori miei, è uno dei migliori esempi di animazione fatta come si deve dei tempi moderni. Esiste un preciso cocktail di elementi che determinano il far si di questo: quando succedono tante cose a schermo le inquadrature sono sempre lontane per farti visualizzare la totalità della scena, in questo modo si può apprezzare al meglio la potenza di ogni mossa speciale ed i suoi effetti distruttivi; non solo! Quando questo succede viene posta enfasi sui flash di luce bianca e accecante, in questo modo viene data una conclusione allo scaturire di una forte energia e l’impatto emozionale culmina in un climax da pelle d’oca. Ogni colpo inferto è fisico e quasi lo senti sulla tua pelle, complice anche il sound design, i pugni sono accompagnati da spostamenti d’aria che si avvolgono in maniera voluttuosa intorno all’arto che adesso è in primo piano; lo scambio di mosse e contromosse è studiato, non fatto a caso, ciò da una reattività ai personaggi e li fa sembrare vivi. Ogni singolo frame possiede al suo interno personaggi che muovono più parti del corpo insieme, in questo modo non si cade nell’effetto piattume. Le distruzione ambientale è rappresentata e questo contribuisce ad una maggiore convinzione del tutto, e anche in questo caso nulla viene lasciato al caso: quando qualcosa si spacca le sue parti vengono rappresentate in modo netto, definito e spigoloso per meglio dare l’idea di dinamicità. Le inquadrature non sono statiche, si muovono in continuazione e sono attente a cogliere l’essenza migliore del confronto in quel dato momento. Tutto questo al prezzo di cosa? Qualche faccia non disegnata nel mentre succede tutto sto ben di Dio, ma fatemi il favore! Che con tutta quella abbondanza neanche te ne accorgi perchè sei impegnato a cogliere tutte le altre 1000 cose che stanno interagendo tra di loro.

Non so se ci siamo spiegati…

One Piece.

Giuro: faccio questo esempio e poi chiudo l’articolo; lo so ragazzi, fidatevi, è stata dura anche per me.

Pensavate prendessi una scena definita? No, One Piece è nella sua totalità un’aberrazione visiva; anche nei disegni, per carità è lo stile di Oda ma a me non piace niente e se per lo stile di disegno buttandola sul gusto personale riusciamo a salvarci, per l’animazione tranne pochissimi casi selezionati che comunque non raggiungono mai l’eccellenza non ci siamo proprio.

Allora: movimenti dei personaggi legnosi, ogni azione corrisponde a svariati frame bloccati con le righine oblique in movimento per farti capire che non hanno una paralisi ma si stanno muovendo, non esiste consequenzialità negli scambi: prima colpisce uno nel mentre che l’altro aspetta e poi è il suo turno, farme per frame gli attori muovono singole parti del corpo per volta, inquadrature sempre strette, distruttibilità ambientale inesistente, colori costantemente desaturati, effetti visivi quasi a zero e quei pochi che ci sono ti fanno uno strano effetto per il quale ti sembra tutto ancora più immobile; devo aggiungere altro? Io non credo.

Cosa sto guardando?

Daje regaz, cioè è palese! La differenza traspare proprio dalle pics, cavolo in quella di Naruto contro Pain riesco ad avvertire sinceramente il movimento!

Ah! Giusto per fare una precisazione, così ci leviamo ogni dubbio di torno: One Piece è un anime iniziato nel 1999, nel 1995 esce “Principessa Mononoke“; di cosa stiamo parlando? E non mi venite a dire che non posso fare questo paragone perchè c’è Miyazaki di mezzo, infatti ve lo anticipo: neanche lo “Studio Ghibli” mi sta troppo simpatico ma riesco comunque a riconoscere quando un capolavoro è tale, come dite? Aveva un budget alto? Secondo voi che budget aveva l’adattamento animato di “One Piece” visto il successo del manga? Ve lo dico io: tanto da far leccare i baffi alle migliori produzioni CloverWorks. Ma poi, in tutta franchezza, anche volendo ipotizzare che agl’inizi nell’adattamento animato non ci si credesse poi così tanto, bisogna comunque considerare che dopo vent’anni le animazioni sono le stesse. Ma non pensate che c’è l’abbia con One piece eh! Lo stesso errore lo fa Dragonball: aspettative alte, budget presente… animazioni di trent’anni fa…

Basta, l’ultimo paragrafo mi ha amareggiato. Sono stanco, è tardi ed ho pure sonno; questo articolo è durato fin troppo, le conclusioni tiratemele voi e fatemele sapere qui sotto nei commenti. Io vado a dormire, ci vediamo domani. Vi voglio bene.

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