La mia Storia e miei Problemi con “Violet Evegarden”.

“Violet Evergarden” è una delle serie anime più acclamate e viste dell’ormai passato 2019, infatti la N rossa ha capito, anzi secondo me previsto, le potenzialità dell’opera acquisendone in toto i diritti di distribuzione diventandone unico publisher.

Quello che io voglio fare oggi è narrarvi la mia breve storia con il franchise e farvi capire come mai lo reputo sopravvalutato.

Si può essere innamorati di una ragazza 2D?…

Mettiamo il carro davanti ai buoi: “Violet Evergarden” ai Nekowards di AnimeClick.it ha vinto il mondo. Violet è stato il miglior personaggio femminile del 2019 e l’anime in se per se vanta anche il miglior comparto visivo dello stesso anno; per di più si porta a casa il secondo posto per la miglior serie.

Quindi vi chiederete voi: Balverino ma tu chi sei per dirci che “Violet Evergarden” è sopravvalutato? Nessuno, io non sono un critico ne di film ne di serie animate; però un po’ di esperienza ne ho e per quanto sembri che l’autodidattismo porti a nulla, l’essere slegati dai canoni classici di insegnamento del campo recensioni ti porta a vedere le cose da differenti prospettive sconosciute ai più. In ogni caso non sono l’ultimo degli scemi; quindi prestatemi la vostra attenzione per i prossimi 10 min. di lettura, non vi costa nulla e magari scoprirete qualcosa che prima non consideravate nemmeno.

…Si, si può.

Brevi accenni al contenuto.

Violet è una ragazza orfana e senza nome che fin da piccola viene cresciuta nell’ottica di essere una vera e propria arma da impiegare in guerra. Un giorno finisce ai diretti ordini del maggiore Gilbet Bougainvillea e grazie alla gentilezza di quest’ultimo Violet non solo acquisisce un nome ma anche i rudimentali strumenti atti all’acquisizione e conoscenza dei sentimenti umani. In seguito ad un non meglio precisato evento Violet si sveglia in ospedale con due protesi meccaniche tecnologicamente molto avanzate al posto delle braccia; la prima persona che incontra è l’ex-colonnello Claudia Hodgins amico e collega di Gilbert. Senza null’altro che le importasse Violet chiede dove fosse il suo maggiore, Claudia risponde che visti i suoi impegni non può ancora riceverla; dopodichè enuncia le volontà di Gilbert secondo le quali, vista la fine della guerra, Violet dovesse essere affidata alla famiglia Evergarden ed essere assunta nell’azienda di Claudia come postina. La nostra bionda protagonista ha però dei piani differenti per se stessa e rimanendo affascinata dal lavoro di “Auto Memory Doll” capisce di volerlo diventare anche lei allo scopo di capire cosa sia l’amore: il sentimento confessatogli dal maggiore tempo addietro.

L’adattamento animato è ad opera della “Kyoto Animation“.

Aspetti positivi.

Sempre nell’ottica di pararmi il culo inizierò enunciando gli aspetti oggettivamente positivi della serie.

Allora, neanche a dirlo: l’incipit è fighissimo. Capisci subito che piangerai in ogni singola puntata, puoi letteralmente percepire come la visione sia accompagnata da questo sottile filo di malinconia che è tesissimo e si può spezzare in ogni momento con l’ovvia conseguenza della lacrimazione. Lo vedi sui visi dei personaggi, lo senti nella delicatissima colonna sonora di fondo, lo avverti nell’annusare i tristissimi eventi ancora non accaduti, tutto ciò non è forzato perchè viene stimolata la reazione naturale del tuo corpo in concomitanza di una determinata visione.

L’ambientazione è qualcosa di potente: roba a metà tra uno steampunk ripulito ed Europa centro-occidentale del 1850-1900. La città portuale di Leiden sembra viva ed il fatto che sia quasi sempre soleggiata non fà che risaltare questo suo aspetto, inoltre il pregresso fantapolitico dona un contesto a tutto ciò creando l’illusione di qualcosa di realmente esistente.

Nello svolgere il suo lavoro Violet viaggia tantissimo in giro per il mondo ed ogni persona che incontra la influenza e viceversa, in questo senso l’automa diviene metafora di una creatura onnivora che prende da tutto e tutti per poter definire se stessa. L’anime usa la professione di Violet ed i suoi continui spostamenti in treno, visivamente immensi, per veicolare il messaggio di una crescita atipica che non affonda le sue radici nelle fasi di infanzia, adolescenza ed età adulta; quanto piuttosto nel trovare qualcosa di rotto che ci avevano rubato e nascosto per ricomporlo con pezzi più o meno combacianti in modo da renderlo completo alla bene e meglio. Anche i clienti di Violet hanno qualcosa di rotto ed ognuno di loro prende, seppur senza intenzione di farlo, uno di quei pezzettini che l’ex-arma umana si perde dietro; non coincide perfettamente ma da un minimo di sollievo. A livello simbolico la rottura di Violet è ben rappresentata dagl’arti artificiali ovviamente. Viene più volte affrontato il tema della cultura come mezzo conoscitivo per meglio esprimere a parole qualcosa che altrimenti non sarebbe possibile fare per assenza di vocaboli. Questo insegnamento, in particolar modo, viene veicolato dalle lettere postali che in questo caso si trasformano in figura retorica per assecondare il contesto. La guerra è veramente esistita e lascia delle cicatrici così come delle conseguenze, bionda e compagnia bella non sono felici e basta; cercano di esserlo ma sono consapevoli delle nefandezze da loro stessi commesse sui campi di battaglia. Tutto quello che abbiamo detto fin’ora ci porta ad un diretto parallelismo dell’opera con “Katanagatari“: lo sfruttamento dell’essere umano come arma, l’ignoranza dell’arma rispetto al mondo che la circonda per scelte operate dagl’altri, la volontà di questa nell’intraprendere la via dell’amore; sono tutte cose già impostate dall’adattamento animato del 2010. In tutto questo la cosa geniale è il fatto che Violet non ha una caratterizzazione, la acquisisce mano a mano che gli episodi passano e le esperienze che gliela fanno acquisire, noi le viviamo insieme a lei.

Il comparto grafico è di un’altro pianeta: disegni sempre al top, modelli dei personaggi sfioranti il fotorealismo, colori accesi e vividi, i visi possiedono espressività in ogni momento e non sono mai piatti. Le animazioni sono l’opposto della legnosità, i singoli movimenti di tutti i giorni per ogni singolo personaggio sono di una fluidità senza senso. Sommiamo il tutto e capiamo bene com’è possibile provare empatia per protagonista e affini: sono reali!

Ending bellissima e in grado in pochi secondi si scatenare nostalgia, l’impressione è quella di tornare indietro nel tempo per recuperare qualcosa che ti manca e che forse all’epoca non hai considerato abbastanza. Cerchi di chiederti cos’è che hai dimenticato ma hai solo una vaga sensazione in merito, non riesci a dare una risposta precisa; è quasi ossessionante e non riesci a scrollarti quel disagio di dosso subito, è persistente. Stiamo parlando di “Michishirube” di Minori Chihara, autrice tra l’altro della splendida opening della prima parte della prima stagione di “Kyoukai no Kanata“.

A tratti Violet ricorda un misto tra Taiga di “Toradora!” e Shoko Nishimiya di “A Silent Voice”, le amo tutte e tre.

Però, c’è un però…

I meno permalosi tra di voi che sono giunti sin qua, avranno ormai sicuramente capito che il titolo dell’articolo è volutamente provocatorio e che io non odio” Violet Evergarden“, anzi lo apprezzo molto; quello che non posso condividere è l’elevazione del tale a status di capolavoro perchè ci sono dei problemi e anche belli grossi.

Ma andiamo per ordine, lasciate che vi racconti il mio primo approccio con “Violet Evergarden“: io l’anime lo volevo vedere appena uscito su Netflix ma nel visionare l’anteprima mi resi subito conto di un’animazione un po’ mediocre nelle fasi più concitate riguardanti le scene di guerra e pensando, erroneamente, che di scene di guerra ve ne fossero parecchie lasciai stare. Poi la community anime mi ha portato allo sfinimento e così 3 settimane fa ho ceduto.

Il suo genere e l’importanza dell’approfondimento.

Nonostante l’anime non sia prettamente di genere Slice of Life ne ricalca molte caratteristiche quasi sempre presenti.

Si sente l’assenza di una storia di fondo che dia struttura al minutaggio e permei l’ambientazione. In questo senso non vi è un vero e proprio continuum da un episodio all’altro e ciò risulta nella conseguenza di varie fruizioni autoconclusive, frammentate e chiuse a compartimenti stagni. Inoltre l’unico straccio di trama viene portato avanti in maniera irrealistica dai personaggi stessi: Claudia potrebbe dire subito a Violet che Gilbert è morto in realtà; in questo modo Violet, all’epoca ancora emozionalmente ignorante, avrebbe potuto gestire meglio la cosa. No! Claudia lascia che sia Violet a scoprirlo da sola e non era nemmeno nelle sue intenzioni che lei lo scoprisse! Ma cosa si aspettava, che non lo venisse mai a sapere? Ad un certo punto sta crista si sarebbe chiesta se Gilbert non avesse anche un solo secondo libero per dirle ciao. I comprimari poi sono consapevoli di tutto sto inghippo e nessuno, dico nessuno, fa qualcosa in merito; ci provano una volta a sollevare dei dubbi sulla questione, poi il nulla. Ma che poi sta cosa di Gilbert morto te la telefonano nei primi 5 min., ma io dico: non ve la potevate tenere come rivelazione shockante dopo il mini arco dei ricordi della guerra? Boh… che sia stato fatto per far dire agli spettatori: oh poverina e aspetta che venga a sapere che è morto, in modo da empatizzare ancora di più con la protagonista? Non ne ho idea, ma concettualmente come è stata costruita la cosa risulta fallace. L’assenza di avvenimenti consequenziali tra di loro, per usare un termine tecnico, appalla! Si, c’è tanta emozione, tanti pianti e tanti sentimenti ma dopo 6 episodi così io ho bisogno di un po’ di sostanza! Non vorrei dire ma c’è un motivo se dura solo 13 episodi…secondo me in fase di produzione si sono resi conto che 26 puntate così annoiavano un tantino. La sottotrama dei rimasugli dell’esercito nemico è pensata male in partenza e costruita pure peggio, oltre al fatto che è un mero pretesto per costringere Violet a combattere un’altra volta in modo da dargli quell’ultima botta di sviluppo altrimenti impossibile da gestire.

Poi vabbè c’è l’elefante nella stanza che tutti hanno fatto finta di non vedere. Raga ma la contestualizzazione degl’arti robotici di Violet? Quanto costano? Perchè esiste una tecnologia che nemmeno noi abbiamo al giorno d’oggi in epoca pre prima guerra mondiale? Quali sono le implicazioni del rapporto uomo macchina? Nessuno ha mai pensato di usare questi innesti meccanici per facilitare il lavoro umano o usarli come potenziamento per i soldati? Se non mi dai risposta a queste domande io fatico un attimo a mantenere la sospensione dell’increduilità.

La nota di demerito finale va all’animazione: è inutile fare roba mirabolante per le sequenze ordinarie se poi non se in grado di fare la stessa cosa per i momenti più concitati riguardanti sopratutto gli scontri fisici e a fuoco. Anche perchè nelle prime se noto la qualità e un surplus che mi fa rendere conto dell’impegno immesso, nelle seconde è invece una cosa che salta subito all’occhio e fa storcere molto il naso.

Conclusioni.

Raga “Violet Evergarden” è croccante, ci sta! Ma non è un prodotto superlativo e nemmeno ottimo, è un buon prodotto che ha avuto la fortuna di uscire in un periodo dove la concorrenza di genere annaspava un po’. Il comparto grafico è più di quanto un essere umano meriterebbe ma si fa sentire troppo la mancanza del supporto di trama.

“Adesso siete liberi di ragionarci su oppure rimanere granitici sulla vostra ed odiarmi, in ogni caso i commenti servono a questo; fatemi sapere la vostra.”

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Amicizia e Rivalità negli Anime.

Concomitanti, a volte simili, ma in realtà molto diverse.

Amicizia e Rivalità sono elementi narrativi molto spesso presenti in fatiche letterarie, filmiche ed artistiche; data quindi la loro natura prettamente inerente ai generi, abbracciano nel medesimo modo anche gli anime.

Gli autori da sempre usano questi due tasselli fondamentali nelle loro storie e con il tempo sono riusciti a farci abituare all’idea di accostarli perennemente fino a quasi a farceli confondere ed in alcuni casi fonderli. Detto questo quindi, per quanto potrebbe sembrare ovvio e scontato, è giusto che io vi ricordi che non solo sono due cose del tutto differenti ma anche che molto spesso non concorrono neanche insieme.

Laddove in un narrato vi possa essere tra due soggetti amicizia potrebbe non esserci rivalità, così come è valido anche il contrario, cosi come è valida anche la presenza di entrambe.

Midoriya e Bakugo: Rivali ma non amici

Questione di genere.

Quando si parla di amicizia e rivalità negli anime la mente viaggia subito verso il panorama Shonen Battle per due motivi fondamentali riguardanti due tipologie di fruitori del media: il consumatore occasionale e quello più esperto.

Non è infatti un mistero che il consumatore occasione si butti a capofitto sul prodotto di moda in quel momento ed indovinate un po! Qual’è il prodotto sempre di moda in questo ambito? Esatto! Il nuovo Shonen Battle di turno da almeno 100 puntate o più.

Per l’esperto la questione cambia invece: nonostante lui sia consapevole che quel microcosmo possa essere presente tanto in uno Spokon quanto in uno Slice of Life gli è comunque difficile immaginarseli come esempi figurativi, poichè in anime da 12 o 24 puntate è difficile ci sia spazio per un approfondimento psicologico così calzante da ricordarcelo in modo chiaro come invece fa un’avventura che ti accompagna per una più grande porzione della tua vita. Ciò che ho appena descritto è anche il motivo del perchè nonostante la rivalità tra Ban e Meliodas di Nanatsu no Taizai ,derivante da uno shonen battle, chiunque di noi si sarà ricordato prima quella tra Goku e Vegeta; Dragon Ball non solo ci ha accompagnato per un periodo più lungo della nostra vita ma anche in uno diverso e per molti di noi più nostalgico, semplicemente è più memorabile.

Goku e Vegeta, amici e rivali

Siccome anche io sono vittima di questa cosa voglio parlarvi brevemente dei rapporti di rivalità/amicia proprio in Dragon Ball, Boku no Hero Academia e Naruto (mica potevamo escludere Naruto da sto discorso, eh!); per poi in seguito tratte le mie conclusioni generali e finali.

Goku e Vegeta.

La caratteristica del rapporto tra Goku e Vegeta, molto spesso riscontrabile in storie del tipo, è che Vegeta prima di essere in una relazione almeno decente con Goku è stato un suo nemico e non uno qualsiasi ma il Main Villain di un’ intera saga. Nello scontro con Freezer, Vegeta si rende conto di essere inferiore a Goku e pure di parecchio; da quel momento in poi deciderà di rincorrerlo per poterlo superare e ripete sistematicamente questo ciclo ogni qual volta che Goku diventi nuovamente più forte di lui. Durante la saga di Majin Buu il Principe dei Sayan si confessa parlandoci di quanto fosse disperato nell’essere stato reso così umano da Goku e compagni, è perciò intuibile come nonostante il più stempiato degli scimmioni volesse bene a Bulma e Trunks probabilmente si era fatto una famiglia almeno in parte per spirito di competizione con il guerriero dall’acconciatura più riconoscibile di sempre. Alla fine della medesima saga, Vegeta si confessa di nuovo nel considerare Kakarot il migliore; sia in GT che in Super nonostante non ritorni sui suoi passi cede comunque a quel tarlo nel cervello che agisce sulla sua inerzia e continua a trascinare stancamente il suo orgoglioso ego fino ad un muro con sopra scritto NUMERO DUE.

Dopo l’incontro con Beerus tutte la nostre considerazioni riguardo l’incrocio di intenzioni tra i due devono essere riviste: Goku per la prima volta PERDE in maniera definitiva e senza appello!! Ed è li che Goku capisce che il desiderio di scontrarsi con i più forti gli deriva solo in parte dalla volontà di proteggere, quello che veramente vuole è semplicemente COMBATTERE! Ed è per questo che la rivalità tra Goku e Vegeta è unilaterale, solo il secondo considera l’altro un rivale; al primo non gliene frega niente di superarlo se mai dovesse divenire nuovamente più forte di lui, vuole solo menare le mani. Questo è anche il motivo del perchè Vegeta sarà sempre il numero due: Vegeta fa qualcosa in relazione a quello che fa un altro, Goku quando fa qualcosa lo fa solamente per lui.

Midoriya e Bakugo.

Durante la visione di My Hero Academia si potrebbe essere tratti in inganno dal fatto che nei ricordi di Deku da piccolo sembrerebbe che lui e Kacchan fossero amici, quando in realtà solo il protagonista considerava il secondo tale; Bakugo se lo teneva intorno per vantarsi delle sue capacità superiori e qualche volta sfogarsi fisicamente. Il salto temporale che divide la loro infanzia dall’adolescenza oltre a separare i due, rende anche le loro caratteristiche più accentuate: Kacchan è un bullo convinto del suo troneggiare sugl’altri, Deku è un ragazzino rimesso e sognatore che in cuor suo ha già perso le speranze di poter anche solo competere con il resto del mondo vista la sua impossibilità nello sviluppo di un potere.

L’animo sognatore di Midoriya è ciò che forse da più fastidio alla sua controparte, entrambi vogliono entrare alla scuola per supereroi migliore del Giappone: come? com’è possibile che quella nullità voglia potersi confrontare sul mio stesso terreno? Probabilmente è questo che Bakugo avrà pensato all’epoca, la mazzata finale per lui arriva quando nel medesimo arco narrativo Deku, cercando di salvare il suo esplosivo compare, dimostra di possederne quantomeno lo stesso coraggio. In tutto questo non si capisce molto bene se comunque per Midoriya Bakugo è ancora un amico o se lo tratta con tanta delicatezza per via della sua bontà d’animo.

Fatto sta che nel prosieguo della storia arriviamo al loro scontro risolutivo sia ideologico che fisico, entrambi ammirano fortemente l’eroe numero uno All Might ed entrambi si ritengono degli di rappresentarlo come nuovi eroi numero uno in futuro. Tanti eventi separano l’incipit del loro rapporto da questo primo vero contatto tra i due: Midoriya viene ammesso alla Yuei grazie ad un potere che Kacchan non comprende, Deku vince la sfida di salvataggio a squadre, Bakugo vince il torneo del festival sportivo, Bakugo sviluppa la sua vera prima amicizia con Kirishima, Bakugo viene rapito e Midoriya lo salva ; questa serie di alti e bassi vissuti da entrambi comporterà lo sviluppo di due assets psicologici perpendicolari: Kacchan ha capito che non è il migliore e che se lo vuole essere deve impegnarsi e non sottovalutare gl’altri, mentre il protagonista si rende conto di essere diventato forte e di poter competere. Dopo la vittoria di Bakugo quest’ultimo, rimanendo amareggiato dal fatto che comunque All Might aveva già scelto il suo seguace in Deku, continuerà con la sua linea di pensiero ma spronerà il suo rivale a fare sempre meglio temendolo nel contempo.

Naruto e Sasuke.

Nell’epica avventura del Ninja Biondo gli scontri sono solamente una parafrasi sul piano fisico di una battaglia più complessa e stratificata che avviene nelle menti dei guerrieri su un piano metafisico. Ciò può essere dichiarato con una certa leggerezza visto il concetto più volte ribadito nell’anime secondo il quale i guerrieri migliori riescono a capirsi solo combattendo. Il rapporto tra i due può essere tranquillamente sintetizzato in tre punti fondamentali poichè, anche tralasciando il resto della storia, il più massiccio sviluppo delle loro intenzioni nei confronti l’uno dell’altro avviene proprio in quei 3 punti fondamentali:

  1. Durante l’infanzia nel villaggio di Konoha Naruto e Sasuke sono praticamente uguali, sono entrambi soli; la differenza è nel come succede e nel come si reagisce. Naruto non ha consapevolezza di quello che è successo alla sua famiglia, Sasuke dal canto suo invece si; e proprio per questo decide di immettere il suo talento innato in un rigoroso allenamento. Naruto invece cedendo alla tentazione dei non talentuosi agisce sempre in maniera svogliata e pigra. In tutto questo nonostante Sasuke sia apprezzato e ben voluto da tutti si sente comunque tagliato fuori dal mondo, l’unica consolazione che entrambi posseggono è la consapevolezza di essere sulla stessa barca e proprio per questo amici inconsapevoli
  2. Quando Naruto decide di andare a recuperare Sasuke la prima volta si è già reso conto di considerarlo un amico e la stessa cosa vale per il ninja corvino; il loro scontro ideologico si basa sul fatto che Naruto non possa realmente capire il dolore di Sasuke, in quanto il primo è stato solo da sempre mentre il secondo ha perso qualcosa che ricorda. La rivalità tra i due finisce in questo punto e da qui comincia invece lo sviluppo dell’affetto che li lega, Naruto difatti è in questa occasione che cerca di inculcare alla controparte il suo sentirsi legato a lui da un filo che non vorrà mai spezzare
  3. Nello scontro finale i due amici si sono già compresi, ora semplicemente combattono per imporre sull’altro il loro punto di vista che con le esperienze è diventato più stratificato e complesso. Fino ad un istante prima erano felici, felici di aver potuto di nuovo collaborare contro un nemico comune spingendo fino a limiti massimi la loro rivalità ma dopo tutto cambia di nuovo: e da una parte abbiamo Sasuke con la sua convinzione che per governare e scacciare il male dal mondo ci voglia la forza e dall’altra Naruto convinto della maggiore importanza di amicizia e collaborazione (analisi filosofica insufficiente me ne rendo conto, ma è per amore di sunto). Su piano fisico pareggeranno, su quello mentale vincerà Naruto.
Naruto e Sasuke: molto più amici che rivali

Considerazioni finali.

Ve lo dico subito: tra i tre sviluppi quello più banale per me è quello tra Bakugo e Midoriya, sopratutto perchè poco emozionale, anche nel picco massimo.

La forza della narrazione del rapporto di Sasuke e Naruto riesce invece ad essere devastante poichè nel loro mondo ogni personaggio ha una filosofia di vita ben costruita e sviluppata che mette in campo ogni volta che combatte. Il fatto che nonostante questo i due modi di vedere contrapposti del ragazzo volpe e dell’emo in fiamme siano così troneggianti su tutto il resto rende il loro sviluppo ineguagliabile.

In ultima istanza è interessante notare come Dragon Ball , l’anime che ha reso così celebre e mainstream lo shonen battle nel mondo, ad un certo punto con un twist rimescoli le carte in gioco; settando probabilmente il nuovo metro di paragone a livello narrativo per quanto riguarda lo sviluppo di un’amicizia/rivalità.

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