Psicologia dei Personaggi degli Anime III:

Anna di “Quando c’era Marnie”.

Come voi immagino ben sappiate: Netflix ha acquistato i diritti di distribuzione, dalle varie aziende che li possiedono, di tutte le opere dello Studio Ghibli per postarle in tre tranche sulla sua piattaforma streaming con il benestare di Miyazaki. Il primo step è avvenuto a febbraio, il secondo marzo ed il terzo ad aprile, 21:3 sono 7 opere ogni mese. Il “chiamato da altri maestro ma non da me” ha dichiarato che le concessioni alla grande N serviranno a finanziare un progetto su cui sta lavorando…

Speculazioni a parte, ieri mi sono rivisto “Quando c’era Marnie“: a film iniziato da un quarto d’ora ho capito come Anna fosse un personaggio da paura per una delle migliori caratterizzazioni psicologiche che avessi mai visto. Da quel momento in poi ho messo il caschetto a raggi x e adesso sono qui per parlarvi di tutto quello che dovete considerare quando guardate o riguardate questa fatica animata, poichè a conti fatti Anna è l’80% del suo intero.

“Quando c’era Marnie”

Aspetto fisico.

Anna è una ragazza di 12 anni ancora poco sviluppata nelle caratteristiche sessuali secondarie. Non ci è dato sapere quanto è alta ma potremmo ipotizzare un metro e cinquanta circa, è magra il giusto difatti e a dispetto della sua malattia dimostra più volte di essere in forze; i capelli sono mossi e di una tonalità castano scuro, il viso è fino. Completano il quadro: sopracciglia sottili e lunghe, naso piccolo e all’insù, grandi occhi di un blu brillante e bocca di medie dimensioni.

Anna

Carattere Finto.

Il 40% della pellicola è caratterizzata dal fatto che vediamo Anna mettere in atto un modo di essere falso poichè forzato, anche se portato avanti per così tanto tempo da risultare a lei stessa naturale, un altro 30% si compone del percorso di ri-crescita della stessa con le battute finali che indugiano sull’originalità della persona. Dico percorso di ri-crescita perchè Anna nell’arco di una vacanza estiva affronta un viaggio di formazione, più onirico che fisico, allo scopo di raccogliere i pezzi che aveva smarrito sulla strada della maturità da un certo evento in poi. In particolar modo questo 30% lo andremo ad esaminare meglio nel paragrafo dedicato alla caratterizzazione psicologica, per adesso concentriamoci su quello che viene prima.

Anna è una ragazzina timida che molto spesso tende ad isolarsi, la sua faccia è inespressiva e i suoi modi gentili anche se un po’ forzati. Non sopporta di essere presa alla sprovvista anche quando questo non compromette in modo massiccio i suoi piani; quando messa alle strette, quelle che lei intende come tali con una buona dose di intolleranza e accidia, risponde con insensibilità e maleducazione. Non opera vittimismo me prova vergogna per quello che crede di essere.

Carattere Vero.

Nella sua accezione reale Anna risulta tutt’altra persona. Ogni singolo elemento visto prima si trasforma per dare vita ad un ossimoro transizionale che nella sua esatta metà si potrebbe riassumere con l’epiteto di “triste felicità”. Alla fine del viaggio tutti quei fattori adolescenziali avversi al godimento della vita spariscono del tutto, rendendo il personaggio ideologicamente un po’ impossibile ma comunque suscettibile di giustificazione da parte dello spettatore. Felicità, sorrisi, curiosità, responsabilità, socialità; sono tutti tasselli assorbiti e resi propri dalla versione 2.0 della protagonista.

Psicolgia.

Facciamo una doverosa premessa al paragrafo vero e proprio.

Nonostante la maggior parte degli eventi, che noi viviamo come interpretatori metapsicologici, siano riconducibili alla psiche conscia di Anna; un’altra bella fetta avviene in un contesto onirico il cui host è Marnie ma il visitatore è Anna. Noi possiamo analizzare la seconda quanto vogliamo ma la trasposizione della sua realtà fisica conscia all’interno di un sogno non ci permette di capire con assoluta chiarezza quanto di quello che sta avvenendo sia reale o meno, oppure se stia operando sul livello conscio o inconscio di Anna. Bisogna poi tenere conto degli ingredienti esterni al tutto: la fine della storia ci da infatti modo di intendere come un velo di magia abbia fatto capolino in tutto l’accaduto. Ciò non di meno, considerando tutto il contesto, andremo a sondare il terreno della speculazione piuttosto che quello della teorizzazione.

Marnie: la host degli sogni che vive Anna

In un certo momento della vita di Anna i suoi genitori morirono, dopo di che lei continuò a vivere per un periodo con sua nonna. Questo è tutto ciò che sappiamo del primo blocco di vita, capiamo inoltre che di questi eventi Anna ricordi ben poco; l’amnesia infantile gioca sicuramente il suo ruolo ma il blocco delle sensazioni positive di quel tempo viene operato a livello inconscio dalla stessa Anna alla morte di quella sua unica parente stretta. Non tanto per la morte della tale in se per se ma piuttosto per la diatriba familiare allargata che si viene a creare in seguito al suo necessario affidamento, come è facile intuire nessuno voleva prendersi la responsabilità e questo creò in Anna il sospetto che nessuno le volesse bene e che tutti la vedessero come un peso.

In seguito a non meglio precisati fatti, Anna fu adottata da una coppia sposata. I suoi genitori affidatari la trattarono molto amorevolmente e lei a seguitò di ciò si lasciò andare all’abbandono di tutte le sue sensazioni negative, crescendo in maniera tutto sommato equilibrata. Teniamo presente però che sua madre è una persona apprensiva e nel soddisfare questo suo prurito non esita, seppur in maniera non intenzionale, a mettere in imbarazzo la figlia che peraltro soffre di asma. Quindi ansia a stecca!

Un giorno Anna scopre che la sua famiglia percepisce un sussidio per prendersi cura di lei e tutti quei sospetti sopiti al suo intero esplodono portandola alla conclusione che non si può fidare di nessuno, conclusione rafforzata dal fatto che lo scopre da sola attraverso la consultazione di alcuni documenti; la madre non glielo confessa. Qui idealmente finisce il secondo blocco della sua vita vista la decisione di richiudere quel lucchetto riaperto anni addietro.

In questo contesto emerge con forza il costrutto caratteriale falso prima descritto quasi in senso di protesta passiva nei confronti della sua situazione attuale alla luce della nuova rivelazione. A seguito della conoscenza di Marnie nuove componenti di questa struttura mentale fantoccio si scoprono. Anna apprezza solo la compagnia di persone di un certo livello: queste devono essere belle, compassionevoli, gentili, ricche, altolocate e piene di talenti; esattamente il ritratto di Marnie. Questo lo capiamo dal fatto che Anna nonostante si ritrovi per la prima volta faccia a faccia con la bambina bionda in un contesto decisamente sospetto non ci metta neanche un secondo a considerarla sua amica; anche perchè molto probabilmente a livello simbolico Marnie rappresenta la controparte di Anna che lei ha deciso volontariamente di smarrire e che adesso ritrova. Volendo azzardare un po’ di overreading in questa transazione si potrebbe percepire una nascosta omosessualità della protagonista. Chiarito il penultimo punto, salta subito all’occhio un’altra regola della grammatica di Anna come persona: l’egoismo; se è vero che Marnie è il rovescio della medaglia allora, l’atto di stringere un patto di segretezza con la bambina bruna per escluderla ed escludersi dal mondo esterno assume proprio quel connotato. Anna vuole sapere tutto di Marnie e nel gioco di “una domanda io e una domanda tu” distrugge il primo spigolo del muro che lei stessa ha creato dietro di se esternando la sua curiosità ma tradendo anche una certa possessività. L’ultima parentesi di onestà intenzionale da parte Anna la abbiamo nell’apprendere la gelosia che lei prova per Kazuhiko: l’amico di infanzia di Marnie.

Kazuhiko che parla Con Marnie

Quale che sia il motivo, dalla pellicola traspare come ogni singolo capriccio di Anna venga assecondato e questo vale sia per i genitori che per gli zii adottivi; la stranezza della cosa in questo senso è il come lei assimili questo comportamento: preferendo cedere alla stanchezza che questa sua finzione autoindotta le procura per poi piano piano riscoprirsi piuttosto che inseguire insistentemente i suoi sghiribizzi. In qualche modo è come se Anna si fosse rieducata in maniera completamente autodidatta per meccanismo di ipercompensazione di un ambiente troppo permissivo. In quest’ottica lei tradisce a tutti gli effetti quel miraggio che è Marnie, per questo non riesce più ad accedere al mondo dei suoi sogni e la sensazione di profondo malessere che Anna avverte in risposta a questo è sottolineata nella scena del ritorno a casa sotto la pioggia.

I tempi però sono ormai maturi e nell’ultimo confronto di Ying e Yang le due controparti giocano a carte completamente scoperte confessandosi a vicenda tutti i loro dolori per poi riunirsi ed insieme disseppellire l’ultima grande skill di Anna: il coraggio. A livello psicologico Anna accetta tutte le sue emozioni autentiche e tutte le sue emozioni false come parte di se stessa e in questo modo trova la forza per andare avanti, forza che gli servirà a superare l’annuncio per il quale Marnie dichiara di doversene andare. La mia teoria in merito è che Marnie avesse svolto il suo compito e che ora Anna avendo acquisito resilienza possa sopportare l’abbandono di quelle falsità che prima non sarebbe riuscita a reggere. Ciò che è veramente importante vi sia chiaro è il come Marnie nonostante esternamente rappresentasse tutto ciò che non era Anna in quel momento, avesse un nucleo composto dalla falsa Anna; Anna il suo specchio in tutto e per tutto, come anche Anna lo era per Marnie, difatti la logica vorrebbe che in nucleo della falsa Anna fosse la vera Anna rappresentata a livello estetico e fisico dall’immagine di Marnie. Non per niente il Taijitu ha due spirali in contrapposizione alle essenze maggiori: Anna aveva all’interno un po’ di Marinie e Marnie aveva all’interno un po’ di Anna.

La scoperta finale da parte di Anna della sua parentela con Marnie come sua nipote e la confessione da parte della madre adottiva dell’appoggio monetario statale per l’affido conferiscono ad Anna un senso a queste ultime settimane. Da precisare che la madre nell’espletare ciò gli faccia capire come i suoi sentimenti per lei non siano correlati al vil danaro.

Ora Anna è una persona diversa: è libera dai pesi autoimposti, ha superato un periodo di difficoltà crescendo e maturando; ed in questo modo ha riscoperto se stessa, proverà di certo ancora paura ma adesso ha gli strumenti per affrontarla con fierezza e coraggio senza dover ricorrere ad una maschera.

Adesso, vogliamo provare ad ipotizzarne il futuro?… No scherzo! Non mi spingo così in là. Quello lo potete fare voi nei commenti…

…così per dire, eh! E magari iscrivervi ai social mettendo nel contempo like ai post e a questo articolo…

…sempre così per dire, eh!

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Psicologia dei Personaggi degli Anime II:

Aizen di “Bleach”.

Se io vi chiedessi qual’è il Villain definitivo del mondo anime, chi mi rispondereste? A questa domanda potete dare libero sfogo nei commenti e nel mentre che ci pensate io vi spiego perchè secondo me Sosuke Aizen rappresenta il perfetto archetipo dell’antagonista. Eh si! Oggi ci andiamo giù pesante, preparatevi.

Aizen prima di rivelare la sua indole

Caratteristiche fisiche (primo arco narrativo).

Aizen ha l’aspetto di un uomo sulla trentina andante con capelli di media lunghezza che gli coprono parte del viso, la sua forma fisica è buona: risulta alto e di forte costituzione. La parte superiore del corpo è robusta, infatti addome e spalle sono leggermente più sviluppate della vita che comunque è quella di una persona allenata.

In ogni caso la sua caratteristica più peculiare è il grande e squadrato paio di occhiali che adornano una faccia sorridente e bonaria.

Caratteristiche fisiche (secondo arco narrativo).

La situazione cambia radicalmente quando Aizen rivela la sua indole: i capelli sono portati tutti all’indietro e solo un consistente ciuffo sporge dalla parte frontale. Questa nuova acconciatura dona al suo viso dei lineamenti più gentili e vezzosi, il suo sorriso cambia in una smorfia più tagliente e meno espositiva della dentatura; inoltre gli occhiali spariscono per far posto ad uno sguardo profondo e sferzante. Volendo lo si potrebbe addirittura definire ringiovanito.

Aizen dopo aver rivelato la sua indole

Durante lo svolgersi di tutta quanta la storia Aizen cambia più volte forma ed aspetto ma siccome non è la sua componente fisica che ci interessa in questa sede, sorvoleremo su queste per andare magari a riprenderle più in avanti tramite degli accenni; in modo da meglio contestualizzare il suo spazio psicologico.

Carattere falso e carattere vero.

In concomitanza del cambiamento fisico Sosuke muta anche carattere e personalità, passando dal suo falso alter ego al suo vero io.

Dapprima considerato una persona rispettabile, pacifica ed amorevole; Aizen passa all’essere sadico, spietato e carismatico. Tutti fattori canalizzanti per la sua innata freddezza calcolatrice e per la sua manipolazione.

In entrambe le sue versioni conferma il suo lato composto e pacato condito da una melliflua cordialità. Il rovescio della medaglia consiste però in una facilissima tendenza all’intimidazione il cui trigger scatenante risulta essere la contraddizione nei suoi confronti.

A differenza del suo aspetto la personalità di Aizen non cambia nuovamente all’interno della serie, ciò che invece segue a ruota il primo è la sua componente introspettiva.

Psicologia del personaggio.

Partiamo da un fatto assodato nei Databooks ufficiali di Bleach: Sosuke Aizen è lo Shinigami più potente tra tutti, poichè nonostante i suoi valori parametrali siano uguali a quelli di Genryusai Shigekuni Yamamoto Aizen ha dalla sua il genio e l’Hogyoku. Detto questo…

Aizen è da sempre stato un genio superiore a chiunque altro e molto probabilmente questo ha portato a due conseguenze principali: delirio di onnipotenza e solitudine. La seconda in particolar modo dev’essere stata un sentimento pressante per Sosuke: spesso i i più talentuosi sono anche i più visionari e nel vedere una realtà che ancora non esiste potrebbero sentirsi oppressi dall’ambito sociale nel quale sono costretti , che spesso e volentieri tarpa le ali. Aizen in particolar modo odiava l’idea di dover sottostare a qualcun’altro, chiunque egli fosse; poco importa si parlasse di un superiore in comando o del Re delle Anime, lui non poteva sopportarlo, sopratutto in virtù del fatto che possedeva la consapevolezza di poter andare oltre a tutto ciò.

Un giorno Aizen nello spingersi sempre più in la con le sue ricerche colse la semina dei suoi studi riuscendo a creare l’hogyoku: un piccolo globo il cui grande potere consisteva nell’esaudire i desideri del suo padrone. All’inizio i reali poteri dell’oggetto non si conoscevano e fu solo grazie ad Urahara Kisuke che gli esperimenti di Sosuke si potettero sbloccare: Urahara era giunto alle stesse conclusioni di Aizen creando un secondo hogyoku; Aizen capì che il suo era incompleto e che per ottenere dei risultati definitivi i due oggetti del potere dovevano fondersi.

Cosa sarà successo nella psiche di Aizen in questo frangente?

Per ammissione dello stesso Sosuke la persona più eccelsa in campo accademico all’interno del Seiretei è proprio Urahara Kisuke. Sicuramente Aizen nello scoprire un suo pari a livello intellettuale ne sarà stato inizialmente felice ed euforico, ma lui conosceva la natura di Urahara e sapeva molto bene che le sue sue visioni non sarebbero state condivise; probabilmente a quel punto la momentanea estasi si sarà trasformata in stizza. Altro fatto importante da considerare in questo segmento della timeline è la fiducia che Aizen riponeva in Ichimaru Gin all’epoca bambino; la stranezza della cosa deriva dal fatto che per elaborare il suo piano Sosuke necessitava di un buon grado di segretezza di intenti oltre ad un massiccio switch del suo ego ed in questo clima oltremodo guardingo, credere in un bambino che per sua stessa natura è mutevole nei comportamenti risulta quantomeno peculiare. Molto probabilmente Aizen riusciva a cogliere in Gin quello spirito fanciullesco proiettato verso l’impossibile ed il fantastico, libero com’era dalle catene del pubblico giudizio.

Ichimaru Gin

Gl’anni passati a fingersi qualcuno che non era hanno di certo destabilizzato la psiche di Aizen che a quel punto avrà cominciato a confondere il suo desiderio di essere capito con la volontà di adeguarsi agl’altri in modo da potersi definire normale: un po’ come sosteneva anche Ichigo Kurosaki. A tal proposito infatti durante l’anime si riesce a percepire tutta la liberazione che Sosuke ha potuto provare mostrando il vero se stesso al mondo intero, sentimento rafforzato nel momento in cui decide di abbandonare i suoi costrittivi natali per assurgere ad entità rivelatrice e liberatrice. Aizen vuole creare un esercito ed essere a capo di esso per poter mettere a nudo la debolezza del Gotei 13, con gli stessi intenti vuole uccidere il Re delle Anime poichè dal suo punto di vista ciò getterà verità su come il mondo dovrebbe realmente andare. A livello simbolico lo spartiacque tra prima e dopo viene rappresentato mediante l’illusione, da Aizen stessa creata, dell’omicidio di Sosuke.

Il picco di questa ascensione spirituale culmina con la fusione di Aizen e dell’hogyoku, permettendo a Sosuke di trascendere sia gli Shinigami sia gli Hollow diventando di fatto una semi-divinità. Durante le fasi della guerra che lo porteranno più volte ad evolversi in forme sempre nuove e diverse diventa evidente quanto in realtà Sosuke non sia invincibile: egli subisce! Ma a differenza di una persona normale sfrutta la paura per forzare trasformazioni dettate dall’istinto di sopravvivenza. In ultima istanza Aizen, durante le fasi finali della saga, chiede al suo dogma lo sforzo ultimo divenendo un Dio completo. Si potrebbe quindi pensare che a questo punto Sosuke sia realizzato ma la verità dei fatti è che un Dio è ancor meno compreso di un genio: neanche Kurosaki Ichigo, colui che Aizen aveva indirizzato fin dalla nascita per essere un degno avversario come suo pari riesce a soddisfarlo; ma la battaglia è comunque feroce e le fatiche del prodigio bruno si fanno sentire, il sigillo di Urahara ha effetto ed Aizen rimane imprigionato. Urahara ragguaglia Aizen circa la sua debolezza in quel momento effettiva e tangibile, dichiarando che non ha più il supporto della sua gemma in quanto essa non lo riconosce più come padrone.

Rispetto alle due ultime righe di testo la mia personale opinione è che in realtà Aizen ce lo avesse eccome il supporto dell’hogyoku: semplicemente il globo riconoscendo la forza del suo padrone, nel resistere al Mugetsu di Ichigo, decide di concedergli la realizzazione del suo più intimo desiderio rendendolo più debole ed allineato al resto del mondo e quindi di conseguenza comprensibile.

La tecnica finale di Ichigo Kurosaki: Il Mugetsu

Nella saga della guerra dei mille anni Aizen non perviene nessun interessante risvolto mentale, sicuramente la prigionia gli ha dato modo di riflettere ma anche nel suo agire vi è qualcosa di ozioso. Sosuke si è arreso, aiuta Ichigo soltanto perchè proprio non riesce a sopportare Yhwach; probabilmente non essendo più schiavo delle sue stesse convinzioni ha trovato la serenità.

Considerazioni finali.

A mio avviso Aizen è un personaggio veramente ben scritto, il suo carisma magnetico rompe la quarta parete costringendoti a trovarlo interessante e più di una volta a tifare per lui. Non è esente da difetti: come l’ingiustificata assenza del suo Bankai o il suo inesistente studio dedicato alle capacità di Orihime. Il paragone più azzeccato che mi viene in mente per poter descrivere l’epopea dell’ ex capitano della quarta divisione è la storia di Jordan Belfort in The Wolf of Wall Street; è infatti interessante notare come entrambi i personaggi una volta in prigione trovino la libertà interiore nel non essere più succubi di loro stessi.

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Psicologia dei Personaggi degli Anime I :

Near di “Death Note”.

Oggi iniziamo con una nuova rubrica, in questo articolo andremo ad analizzare uno dei due successori di Elle per poi continuare nei futuri scritti con altri nostri beniamini.

Near che gioca con dei pupazzetti

Descrizione del personaggio.

Near è un ragazzo minuto con pelle pallida e capelli bianchi, caratteristiche fisiche che ben si sposano con le sue iridi di color grigio. A questo proposito, anche se mai confermato ne da Oba ne da Obata, Near risulta essere affetto da Albinismo ed uno degli spunti di riflessione che ci conduce in tale direzione è il fatto che non lo abbiamo mai visto esporsi alla luce solare preferendo di gran lunga agire all’interno della sua base operativa. Nei One-Shots riguardanti Cheap Kira e Minoru Tanaka vediamo un Near molto cresciuto ma immediatamente riconoscibile nella sua visione di insieme, poichè i cambiamenti fisici riguardano solo l’altezza e la conformazione del busto. Sviluppandosi ha smesso di essere mingherlino ed è diventato un ragazzo di giusta costituzione con un’altezza nella media.

Near cresciuto

Analisi caratteriale e psicologica del personaggio.

Near il cui vero nome è Nate River e il cui secondo pseudonimo è Enne risulta da subito arrogante e saccente oltre che sprezzante nei confronti del suo predecessore.

Quando lo vediamo per la prima volta ha 18 anni, un età nella quale i complessi di invincibilità sono frequenti e nel suo caso anche giustificati dal suo punto di vista; difatti nei test della Wabby’s House risultava sempre primo. Nel tempo si convinse di essere l’unico ad essere degno del ruolo di “nuovo detective migliore del mondo”; convinzione la sua affiancata da una profonda ammirazione per l’allora ancora non defunto Elle. Quando però Elle morì, di fatto perdendo nella sua personale sfida contro Kira, l’ammirazione che Near provava per lui si trasformò in disprezzo e certezza di essergli superiore; un disprezzo a conti fatti molto labile e quasi auto imposto, infatti nell’ammettere che per riuscire a concludere l’opera ereditata da Elle Mello ha avuto un ruolo fondamentale ritorna sui suoi passi ritrovandone la stima: ammettendo anche a se stesso che gli era inferiore per spirito d’iniziativa. In ogni caso il suo essere in questo limbo di amore ed odio per il suo mentore è ben rappresentato dal fatto che nonostante Near avesse subito un momentaneo sbandamento dai suoi pensieri originali, si facesse chiamare con lo pseudonimo di Enne nella stessa maniera in cui faceva Elle.

A differenza dei già sopracitati Mello ed Elle, Near ha interiorizzato in modo diverso il fatto di risultare orfano: nel suo caso si manifesta in cautela e freddo distacco che in seguito si vanno a concretizzare nell’essere manipolatorio e calcolatore, preferendo far agire gli alti e manovrando dall’ombra.

La caratteristica peculiare di N è il suo feticcio per i giocattoli, anche quando lavora gioca sempre ed è sempre circondato dagli stessi; non solo: usa anche i giocattoli come mezzo per una più facile comprensione delle situazioni ai suoi alleati. Questo potrebbe non significare nulla in quanto potrebbe avere solo una grande passione per i giocattoli, ma azzardando un’ ipotesi potremmo pensare si tratti di un tramite per la sua parte infantile dal quale non vuole staccarsi. Tralasciando gli aspetti positivi di questa cosa in una persona equilibrata, ciò risulta in un egoismo ed un arroganza ai fini della sua soddisfazione personale tipica di una persona poco matura.

Concludiamo dicendo che: anche dopo la sconfitta di Kira il carattere di Near non cambia, durante il caso di Cheap Kira non interviene neanche (ricordiamo che con il Death Note la gente MUORE!!); in quell’occasione ritenne la sfida troppo poco stimolante a causa del fatto che il tizio non era nemmeno paragonabile all’originale. Da questo si può denotare una cosa: Near il suo lavoro lo ha già fatto una volta e in quel caso doveva dimostrare di poter portare a compimento il compito affidatogli, adesso non gliene frega più niente. Ciò risulta ancora più evidente nel caso di Minoru Tanaka: quando Tanaka usò l’espediente dell’asta a livello mondiale per il nuovo Death Note regalatogli da Ryuk con conseguente vendita e compenso condiviso per tutti i correntisti della Yotsuba Bank tra i 18 e i sessant’anni; Near non solo se ne uscì con la stupidaggine che non si poteva fare niente per bloccare la vendita ed identificare il colpevole, quando in realtà qualcosa si poteva benissimo fare, ma quando andò nelle mani del governo americano non volle essere coinvolto ulteriormente nel caso per non andare contro il proprio paese. Anche in questo caso il tutto è riconducibile ad una forte mancanza di motivazione.

Near: “Penso che L non faccia quello che fa per i soldi o per un senso di giustizia, penso lo faccia perchè semplicemente gli piacciono i misteri, credo farò così anche io”.

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