Filosofia degli Anime I:

“Children of the Sea”.

Neanche a dirlo, Nuovo Format. Abbiamo accontentato gli “psicologi” e adesso accontentiamo anche i “filosofi”.

In questo nuovo format infatti, andremo ad analizzare la filosofia di fondo che permea una particolare opera mettendola in contrapposizione agli eventi che stanno effettivamente succedendo a schermo; in questo contesto cercheremo parallelismi e “perpendicolarelismi”, così facendo saremo anche in grado di capire quanto l’anime rispetti le sue premesse ideologiche.

Come sviluppiamo il tutto?

Prima di ogni altra cosa diamo una introduzione, giusto da capire di cosa stiamo parlando, in seguito opereremo un sunto di tutte le vicende del cartoon giapponese in questione per poi confrontarle con la sua filosofia ed infine trarremo le conclusioni.

Voglio precisare che in questa sede non valuteremo il comparto tecnico, ne quello grafico; per quello abbiamo creato apposta la sezione delle “Analisi Tecniche“. Oltretutto non considereremo neanche la psicologia: ne quella generale dell’opera, ne quella specifica di qualsivoglia personaggio; a parte che anche qui vi è la scheda apposita “Psicologia dei Personaggi degli Anime“, ma in ogni caso il punto è che vogliamo focalizzarci sull’aspetto più squisitamente metafisico del tutto.

Ready? Go!

La balena di “Children of the Sea” chiamata anche “Il Re del Mare”

Long Story Short.

Ruka Azumi è una ragazza delle scuole superiori che per via di un’incidente non potrà godersi le vacanze estive. La casualità degli eventi la porterà a conoscere, invece, due ragazzi nati dal mare e cresciuti dai dugonghi: Umi e Sora; come Ruka apprenderà dai due, loro sono veicolo e oggetto di un particolare fenomeno legato agli oceani. Fenomeno che vuole essere capito da alcuni, conosciuto da altri, sfruttato dai pochi. Nel team di scienziati e militari studiosi dell’evento vi è anche il padre di Azumi e questo permette alla ragazza di passare molto tempo insieme ai suoi due nuovi “amici”, mettendo però sempre da conto che lei è innamorata di Umi; proprio nel seguire quest’ultimo nelle sue peripezie, Ruka acquisisce conoscenza di molte cose. Il linguaggio del mare, il canto delle balene, il fatto che quando qualcosa brilla in natura è perchè vuole essere trovata e la vera natura delle persone e dei loro pensieri come specchio dell’Universo. La ricorrenza è però agli sgoccioli e Sora muore o per meglio dire “ritorna al mare” ma non prima di aver fatto ingoiare una misteriosa pietra ad Azumi, in concomitanza a ciò Umi regredisce cerebralmente e negli eventi che da li in poi si dipaneranno l’unica persona che può aiutare sia lui che Ruka sarà “Dede“: “tuttofare” del mare e custode dei suoi antichi segreti. Mentre Dede accompagna il duo nel luogo ove gli “invitati” possono partecipare al rito, spiega ad Azumi la reltà dietro il ruolo delle stelle, degli oceani, del vento e dei meteoriti; ora però Ruka deve svolgere il suo di ruolo venendo inghiottita dal “Re del Mare“: una gigantesca balena ricettacolo secondario di ciò che verrà. All’interno del ventre del cetaceo Azumi ritrova Sora, ben conscio di cosa stia accadendo, e quest’ultimo le indica di come sarà lei a divenire ricettacolo primario grazie al potere del meteorite dentro di lei; un potere in grado di generare una fonte d’acqua particolare, quasi fosse brodo primordiale. Comincia l’ascensione ed in questo frangente Ruka dovrà decidere se divenire la nuova entità cosmica generatrice di un nuovo Universo oppure passare il ruolo ad Umi, gli eventi propenderanno per la seconda opzione; a quel punto l’alba di un nuovo giorno incombe e le vacanze estive della protagonista sono finite.

Ruka e Umi in una scena del film

Delucidazioni e Filosofia.

Perfetto, ora che avete letto lo svolgersi della vicenda non ci avete capito nulla! Ed è giusto così. Ciò che andiamo a fare adesso è: dare due delucidazioni al tutto e nel mentre spieghiamo il contesto filosofico.

Non cadiamo però nel più banale degli errori, il film è strutturato in modo che tu possa vederlo in modo stratificato: esiste un significato univoco poichè ogni livello di interpretazione ti porta a quello, ma questo non può essere compreso appieno solo basandoci su quello che vediamo e sentiamo. La risposta la si ottiene solo unendo il piano fisico a quello più astratto e astrale ove la nostra mente viaggia quando si ci interroga sui grandi quesiti; funziona un po’ come se fosse un materiale composito che per essere assimilato in maniera corretta dalla nostra capacità di apprendimento deve essere esplicato per l’intero numero dei suoi spessori che lo compongono, non solo per uno dei tanti.

Partiamo dal principio chiarendo che Umi in giapponese significa mare e Sora cielo, mettendoci nei panni di chi osserva dalla riva del mare queste due componenti toccarsi all’orizzonte potremmo quasi pensarlo come un’osservato suntivo di tutto ciò che esiste; ovvero l’Universo. Quindi l’unione dei due porta a ciò che esiste in toto. Dede però spiega allo spettatore, mediante Ruka, che esiste una terza entità di scambio tra i due: il vento portatrice dei segreti dell’oceano, che spargendosi nel cielo possono essere carpiti dagli uomini in grado si saper ascoltare. In quest’ottica il fatto che Ruka sia innamorata di Umi e che Sora sia innamorato di lei assume un valore simbolico molto evidente. Azumi è quindi il vento, il punto di congiunzione tra Umi e Sora. Ma perchè proprio lei? Perchè lei deriva da una discendenza particolare: le parole che Dede usa per esplicare la ricorrenza cosmica che di li a poco avverrà, sono le stesse della canzone usata come ninna nanna dalla madre di Ruka quando lei era piccola; non solo, la stessa veniva usata anche dalla nonna. Ne deduciamo quindi che Azumi abbia alle spalle un albero genealogico da parte genitoriale femminile destinato a rivivere per ogni arco generazionale la celebrazione designata dal calendario stellare. Ciò ci viene anche confermato dal fatto che sia Ruka che sua madre non riescono a farsi capire dagl’altri nonostante, a detta del padre di Azumi, c’è la mettano tutta e questo avviene perchè non sono troppo avvezze al genere umano; la scrittura del loro DNA è di natura più celestiale, non per niente in conclusione della pellicola la madre di Ruka partorisce: la nascita di un bambino raffigura la creazione del nuovo Universo sul più basso dei piani di esistenza. In questo modo viene data anche una risposta al perchè Azumi sia così interessata al canto delle balene: l’incomprensione dei suoi gesti deriva, nell’atto pratico, dal fatto che ella non è in grado di esprimere a parole ciò che sente; la sua natura infatti non propende per l’uso della parola, strumento squisitamente umano, ma piuttosto per la trasmissione delle emozioni esattamente come sono. Come fanno le balene. Le parole possono veicolare solo un lmitato numero di informazioni. Qui abbiamo anche l’assist di collegamento tra un concetto e un altro riguardante la possibile natura cosmica delle balene come ricettacolo procreativo.

Dede con tutta probabilità è uno di quegli esseri umani concettualmente più alti a livello di pensiero, per questo si allerta quando Sora fa ritorno alle sue origini tramite l’atto della morte. La conoscenza precisa dello svolgersi della cerimonia però gli deriva dal fatto che l’ha già vissuta, probabilmente quando fu la stessa cosa per la madre di Ruka; cosa che ci viene fatta intendere dalle sue ultime battute all’interno della pellicola.

La dinamica che intercorre nel trio dell’ “Ave Maria”,arrivati ad un certo punto, comincia a delinearsi: Sora è cosciente prima di tutti gl’altri del suo ruolo ed una volta esauriti i preparativi il suo compito viene meno e la sua essenza ritorna al posto che le spetta. Ricordiamo infatti che Umi e Sora sono bambini nati dalla natura intesa come madre generatrice di vita: il team di studio responsabile per i due govani cerca invano di capire come questi due ragazzi possano essersi adattati alla vita in mare ignorando la cosa più importante. Non importa che siano stati cresciuti da dugonghi, non importa che il loro corpo si sia modificato per via dell’ambiente in cui sono vissuti; quello che veramente importa è la concezione che i due stanno sviluppando di se stessi: mediante le analisi mediche effettuate sui loro corpi i ricercatori vorrebbero sfruttare il grande evento ma proprio per questo non ci riusciranno mai. La micragnosità dell’essere umano lo porta a riflettere solo su quello che è meglio per lui senza curarsi di quello che vi è al di sopra delle loro teste, così facendo si rimane incastrati su un piano di consapevolezza basso ed è proprio questa bassa consapevolezza che non gli permette di vedere le cose che Ruka vede. Nonostante Sora affermi più volte di brillare nel corso della vicenda, gli scienziati non lo notano; ci viene spiegato che le cose che brillano lo fanno perchè vogliono essere trovate, quindi probabilmente Sora non vuole essere trovato (che in questo caso assume l’accezione di capito) da quegli esseri umani egoisti. Probabilmente tutto ciò è anche il motivo per il quale Sora preferisce la compagnia della divisione composta da Anglade e Jim Cusak, anche loro uomini di scienza ma diversi negli intenti. Anglade e Jim sono persone un po’ slegate dal resto del mondo, persone un po’ particolari e proprio per questo più speciali, più consapevoli. Jim nonostante il grado di importanza raggiunto nel suo ambito gira in camicia hawaiana e pantaloncini corredati da sandali, in più e pieno di tatuaggi su tutto il corpo Anglade dal canto suo ha i capelli molto lunghi e vive su di una barca, è interessante notare come Anglade nella prima scena in cui lo vediamo sia girato di spalle non facendoci esattamente capire il suo genere; ne consegue una naturale associazione metaforica per la quale il film ci vuol forse far capire come per aspirare alla grandezza di pensiero dobbiamo lasciarci alle spalle i preconcetti, anche di divisione sessuale. Ad ogni modo grazie alla sopracitata “dinamica dei tre” riusciamo a collocare ogni tassello al proprio posto: Umi rispetto a Sora si è adattato meglio alla vita sulla terraferma perchè tra mare e terra vi è un legame più stretto che tra cielo e terra, teoricamente Sora nella concezione cosmica avrebbe dovuto avere la sua rappresentazione fisica in cielo ma penso che l’universo stesso non potesse modificare fino a tal punto il genoma umano da dotare di ali lo stesso; quindi si optò per renderlo più conforme agl’oceani anche se mozzato nelle caratteristiche. Non per niente il detentore originale del meteorite, un oggetto proveniente dl cielo, è Sora. Sora ritornerà per primo ad essere parte di un qualcosa di più grande poichè rispetto ad Umi ha un insight maggiore su quello che sta succedendo, Umi deve acquisire ancora la giusta maturità insieme a Ruka. Questa maturità Sora non può instillarla direttamente in Umi, deve farlo tramite un canale congiuntivo; il vento interpretato da Azumi magari, ed ecco perchè questa maturità espressa dal meteorite viene affidata a lei. Lei avrà il compito di passarla ad Umi nel momento giusto.

Ruka sott’acqua figurandosi le bolle come piccole galassie

A questo punto dell’anime viene tolto il “Velo di Maya” su ciò che sta accadendo: ci viene spiegato che il mare è il grembo materno, il meteorite lo sperma, Ruka l’ovulo, Sora portatore della conoscenza e Umi prova finale di una mente soprelevata; concentriamoci sul ruolo di Umi. Nel momento in cui Azumi viene chiamata a decidere se essere o meno il nuovo essere celeste, Umi che fino a quel momento era sparito nei meandri interni della balena riappare: Ruka sta trascendendo e la cosa le apre le porte a conoscenze precluse fino a quel momento, Umi cerca di strapparle il meteorite dalle mani per fermare il processo e divenire lui l’ovulo. Azumi non ci sta e si ribella, un po’ per egoismo un po’ perchè non vuole che Umi sparisca dall’orizzonte di ciò che lei da umana può computare, in questo modo Umi viene privato della maturità ancora di più e ciò lo fa regredire allo stato di bambino; in questo momento Ruka capisce il vero stato delle cose: il meteorite più che la maturità rappresenta la luce guida di Umi e senza di quella regredirà sempre di più, sino a sparire. Azumi prende una decisione e superando i suoi desideri terreni rende ad Umi il posto che gli spetta. Il nuovo Universo è nato e grazie all’esperienza vissuta Ruka riuscirà a mettere da parte l’incidente scolastico avvenuto all’inizio delle vacanze estive, perchè è maturata.

Nello scrivere devo ammettere di aver avuto quel retrugusto onirico derivante da alcuni echi di lontana memoria Bloodborniana nell’attingere alle mie speculazioni sul calendario stellare e le sue ricorrenze. Con un sorrisetto un po’ malizioso riusciamo effettivamente a saggiare un po’ quell’atmosfera di gravidanze di Grandi Esseri cosmici.

Tutto è Uno e Uno è Tutto.

Più e più volte questo concetto ci viene ripetuto ed esplicato attraverso vari ragionamenti ed esempi, di seguito andrò a presentare i due più incisivi.

L’essere umano è come l’Universo, non per niente il processo di formazione dei pensieri è lo stesso della formazione delle Galassie. Potremmo immaginare il contenuto del cervello come uno spazio nero nel quale fluttuano tanti piccoli elementi di pensiero costruitisi al suo interno mediante il vissuto di ognuno di noi, alla giusta scintilla almeno due di quegli elementi si collegano tra di loro attraendosi a vicenda e nel farlo formano un corpo più grande che attrae altri elementi fino a raggiungere una massa ragguardevole che a sua volta contribuisce ad ingrandire il tutto. In questo modo si costituisce una rete psichica altresì detta pensiero conscio.

L’essere umano è simile all’Universo perchè formato dagli elementi che compongono lo stesso e generatisi a partire dal Big Bang. Però siccome l’Universo per sua stessa definizione è unico non vi può essere qualcosa che gli somigli ma piuttosto che si identifichi, stiamo quindi parlando di identità piuttosto che di somiglianza; da ciò ne consegue che l’uomo è identico all’Universo.

Conclusioni riflessive.

Possiamo asserire con un certo grado di certezza che Umi e Sora abbiano generato un nuovo Universo resettando quello esistente piuttosto che generarne un altro. Così facendo hanno infuso nuova vita in un ciclo che stava giungendo al termine, per questo tantissimi pesci stavano morendo: è la rappresentazione visiva del concetto appena espresso. L’Universo ha bisogno di mettere in continuazione alla prova la natura dell’uomo e quindi di se stesso (ricordate? Uno è Tutto e Tutto è uno; l’uomo è come l’Universo) per decidere se vale la pena di continuare ad esistere. Se Ruka avesse ceduto ai suoi istinti il rito sarebbe fallito e l’esistenza stessa avrebbe semplicemente smesso di esistere divenendo il nulla. Non è immediatissimo come concetto ma lucubrado un po’ si ci può arrivare ricomponendo il puzzle dei vari indizi che ci sono stati presentati.

Sora e Umi: antitesi l’uno dell’altro e componenti dell’Universo

In realtà questa è solo una delle chiavi di lettura.

Possiamo infatti notare senza fatica come tutto ciò potrebbe essere una parabola psicologica della crescita di Ruka; ella superando una prova è maturata rendendosi conto della piccolezza dei suoi problemi in confronto alla vastità del tutto.

O ancora potremmo vedere Sora e Umi come lo Ying e lo Yang presenti nell’Universo e in tutti gli esseri viventi a testimonianza della duplice natura di ogni cosa: esattamente come l’uomo con l’Universo.

Il paragone tra Ruka ed il Big Bang come scintille generatrici dell’Universo: il ciclo che si va a ripetere di generazione in generazione con la fine della precedente e l’inizio della nuova a testimonianza della natura ciclica dell’Universo.

In ogni caso i rimandi alla vera identità di Ruka si sprecano nell’affiancarla ad Haruhi Suzumiya o per più esperti a Shiki Ryuogi, e nel riprendere il concetto del “Tutto è Uno e Uno è Tutto” vi è un palese riferimento a “Full Metal Alchemist“.

In realtà niente di questo è importante, la cosa veramente fondamentale da assimilare è invece un’altra: la chiarezza con la quale l’intreccio si svolge e si conclude per poi farti rimanere impresso quello che dovevi cogliere senza virare su astruse immagini al solo scopo di confonderti. “Children of the Sea” è uno dei pochissimi anime del genere in grado di fare questa cosa; “Neon Genesis Evangelion” (ed io amo alla follia “Neon Genesis Evangelion”), che è sicuramente il maggior rappresentante di questa categoria, non vi riesce anche perchè non vuole e questo è un po’ ingiusto nei confronti dell’utenza che magari vorebbe poter cogliere tutto alla prima visione. Non tutti abbiamo il tempo di acquisire un backgound culturale ed informativo atto ad una migliore comprensione per mezzo di una seconda visione illuminata.

Chiudo con una dichiarazione che farà sicuramente storcere il naso ai fan di Shinji e degli Eva: ” Lo staff di Kaiju no kodomo con quest’ultimo si è discostato parecchio dal trend della tipologia avvicinandosi al pubblico in maniera efficace e delicata senza tenergli la mano ma dandogli comunque gli strumenti per poter avanzare da solo. Il colpo che hanno sparato non è andato al centro ma vi si è avvicinato davvero parecchio; attenzione Hideaki Anno perchè con la prossima cartuccia potresti essere sbalzato a forza dal trono di Benchmark di riferimento. Questa è un opera che chiunque, anche chi non guarda anime, deve guardare per mille motivi diversi; di cui il più importante è ESISTERE”.

Giappone, c’è l’hai di nuovo fatta!

Permettetemi sono un un’ultimissima digressione: “Nel voler attribuire un aggettivo totalizzante all’Universo io direi che è egoista perchè non vuole rivelarci i suoi segreti; nel voler invece attribuire un aggettivo totalizzante all’essere umano io direi che è egoista perchè per la sua sopravvivenza, il cui istinto è innato (generato quindi da chissà che cosa, forse l’Universo, mah!), farebbe di tutto”. Io non so se nella mente di Daisuke Igarashi questa fosse l’idea di base, ma se così fosse avrebbe dimostrato in via teorica, ancora una volta, che l’uomo è come l’Universo.

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Psicologia dei Personaggi degli Anime II:

Aizen di “Bleach”.

Se io vi chiedessi qual’è il Villain definitivo del mondo anime, chi mi rispondereste? A questa domanda potete dare libero sfogo nei commenti e nel mentre che ci pensate io vi spiego perchè secondo me Sosuke Aizen rappresenta il perfetto archetipo dell’antagonista. Eh si! Oggi ci andiamo giù pesante, preparatevi.

Aizen prima di rivelare la sua indole

Caratteristiche fisiche (primo arco narrativo).

Aizen ha l’aspetto di un uomo sulla trentina andante con capelli di media lunghezza che gli coprono parte del viso, la sua forma fisica è buona: risulta alto e di forte costituzione. La parte superiore del corpo è robusta, infatti addome e spalle sono leggermente più sviluppate della vita che comunque è quella di una persona allenata.

In ogni caso la sua caratteristica più peculiare è il grande e squadrato paio di occhiali che adornano una faccia sorridente e bonaria.

Caratteristiche fisiche (secondo arco narrativo).

La situazione cambia radicalmente quando Aizen rivela la sua indole: i capelli sono portati tutti all’indietro e solo un consistente ciuffo sporge dalla parte frontale. Questa nuova acconciatura dona al suo viso dei lineamenti più gentili e vezzosi, il suo sorriso cambia in una smorfia più tagliente e meno espositiva della dentatura; inoltre gli occhiali spariscono per far posto ad uno sguardo profondo e sferzante. Volendo lo si potrebbe addirittura definire ringiovanito.

Aizen dopo aver rivelato la sua indole

Durante lo svolgersi di tutta quanta la storia Aizen cambia più volte forma ed aspetto ma siccome non è la sua componente fisica che ci interessa in questa sede, sorvoleremo su queste per andare magari a riprenderle più in avanti tramite degli accenni; in modo da meglio contestualizzare il suo spazio psicologico.

Carattere falso e carattere vero.

In concomitanza del cambiamento fisico Sosuke muta anche carattere e personalità, passando dal suo falso alter ego al suo vero io.

Dapprima considerato una persona rispettabile, pacifica ed amorevole; Aizen passa all’essere sadico, spietato e carismatico. Tutti fattori canalizzanti per la sua innata freddezza calcolatrice e per la sua manipolazione.

In entrambe le sue versioni conferma il suo lato composto e pacato condito da una melliflua cordialità. Il rovescio della medaglia consiste però in una facilissima tendenza all’intimidazione il cui trigger scatenante risulta essere la contraddizione nei suoi confronti.

A differenza del suo aspetto la personalità di Aizen non cambia nuovamente all’interno della serie, ciò che invece segue a ruota il primo è la sua componente introspettiva.

Psicologia del personaggio.

Partiamo da un fatto assodato nei Databooks ufficiali di Bleach: Sosuke Aizen è lo Shinigami più potente tra tutti, poichè nonostante i suoi valori parametrali siano uguali a quelli di Genryusai Shigekuni Yamamoto Aizen ha dalla sua il genio e l’Hogyoku. Detto questo…

Aizen è da sempre stato un genio superiore a chiunque altro e molto probabilmente questo ha portato a due conseguenze principali: delirio di onnipotenza e solitudine. La seconda in particolar modo dev’essere stata un sentimento pressante per Sosuke: spesso i i più talentuosi sono anche i più visionari e nel vedere una realtà che ancora non esiste potrebbero sentirsi oppressi dall’ambito sociale nel quale sono costretti , che spesso e volentieri tarpa le ali. Aizen in particolar modo odiava l’idea di dover sottostare a qualcun’altro, chiunque egli fosse; poco importa si parlasse di un superiore in comando o del Re delle Anime, lui non poteva sopportarlo, sopratutto in virtù del fatto che possedeva la consapevolezza di poter andare oltre a tutto ciò.

Un giorno Aizen nello spingersi sempre più in la con le sue ricerche colse la semina dei suoi studi riuscendo a creare l’hogyoku: un piccolo globo il cui grande potere consisteva nell’esaudire i desideri del suo padrone. All’inizio i reali poteri dell’oggetto non si conoscevano e fu solo grazie ad Urahara Kisuke che gli esperimenti di Sosuke si potettero sbloccare: Urahara era giunto alle stesse conclusioni di Aizen creando un secondo hogyoku; Aizen capì che il suo era incompleto e che per ottenere dei risultati definitivi i due oggetti del potere dovevano fondersi.

Cosa sarà successo nella psiche di Aizen in questo frangente?

Per ammissione dello stesso Sosuke la persona più eccelsa in campo accademico all’interno del Seiretei è proprio Urahara Kisuke. Sicuramente Aizen nello scoprire un suo pari a livello intellettuale ne sarà stato inizialmente felice ed euforico, ma lui conosceva la natura di Urahara e sapeva molto bene che le sue sue visioni non sarebbero state condivise; probabilmente a quel punto la momentanea estasi si sarà trasformata in stizza. Altro fatto importante da considerare in questo segmento della timeline è la fiducia che Aizen riponeva in Ichimaru Gin all’epoca bambino; la stranezza della cosa deriva dal fatto che per elaborare il suo piano Sosuke necessitava di un buon grado di segretezza di intenti oltre ad un massiccio switch del suo ego ed in questo clima oltremodo guardingo, credere in un bambino che per sua stessa natura è mutevole nei comportamenti risulta quantomeno peculiare. Molto probabilmente Aizen riusciva a cogliere in Gin quello spirito fanciullesco proiettato verso l’impossibile ed il fantastico, libero com’era dalle catene del pubblico giudizio.

Ichimaru Gin

Gl’anni passati a fingersi qualcuno che non era hanno di certo destabilizzato la psiche di Aizen che a quel punto avrà cominciato a confondere il suo desiderio di essere capito con la volontà di adeguarsi agl’altri in modo da potersi definire normale: un po’ come sosteneva anche Ichigo Kurosaki. A tal proposito infatti durante l’anime si riesce a percepire tutta la liberazione che Sosuke ha potuto provare mostrando il vero se stesso al mondo intero, sentimento rafforzato nel momento in cui decide di abbandonare i suoi costrittivi natali per assurgere ad entità rivelatrice e liberatrice. Aizen vuole creare un esercito ed essere a capo di esso per poter mettere a nudo la debolezza del Gotei 13, con gli stessi intenti vuole uccidere il Re delle Anime poichè dal suo punto di vista ciò getterà verità su come il mondo dovrebbe realmente andare. A livello simbolico lo spartiacque tra prima e dopo viene rappresentato mediante l’illusione, da Aizen stessa creata, dell’omicidio di Sosuke.

Il picco di questa ascensione spirituale culmina con la fusione di Aizen e dell’hogyoku, permettendo a Sosuke di trascendere sia gli Shinigami sia gli Hollow diventando di fatto una semi-divinità. Durante le fasi della guerra che lo porteranno più volte ad evolversi in forme sempre nuove e diverse diventa evidente quanto in realtà Sosuke non sia invincibile: egli subisce! Ma a differenza di una persona normale sfrutta la paura per forzare trasformazioni dettate dall’istinto di sopravvivenza. In ultima istanza Aizen, durante le fasi finali della saga, chiede al suo dogma lo sforzo ultimo divenendo un Dio completo. Si potrebbe quindi pensare che a questo punto Sosuke sia realizzato ma la verità dei fatti è che un Dio è ancor meno compreso di un genio: neanche Kurosaki Ichigo, colui che Aizen aveva indirizzato fin dalla nascita per essere un degno avversario come suo pari riesce a soddisfarlo; ma la battaglia è comunque feroce e le fatiche del prodigio bruno si fanno sentire, il sigillo di Urahara ha effetto ed Aizen rimane imprigionato. Urahara ragguaglia Aizen circa la sua debolezza in quel momento effettiva e tangibile, dichiarando che non ha più il supporto della sua gemma in quanto essa non lo riconosce più come padrone.

Rispetto alle due ultime righe di testo la mia personale opinione è che in realtà Aizen ce lo avesse eccome il supporto dell’hogyoku: semplicemente il globo riconoscendo la forza del suo padrone, nel resistere al Mugetsu di Ichigo, decide di concedergli la realizzazione del suo più intimo desiderio rendendolo più debole ed allineato al resto del mondo e quindi di conseguenza comprensibile.

La tecnica finale di Ichigo Kurosaki: Il Mugetsu

Nella saga della guerra dei mille anni Aizen non perviene nessun interessante risvolto mentale, sicuramente la prigionia gli ha dato modo di riflettere ma anche nel suo agire vi è qualcosa di ozioso. Sosuke si è arreso, aiuta Ichigo soltanto perchè proprio non riesce a sopportare Yhwach; probabilmente non essendo più schiavo delle sue stesse convinzioni ha trovato la serenità.

Considerazioni finali.

A mio avviso Aizen è un personaggio veramente ben scritto, il suo carisma magnetico rompe la quarta parete costringendoti a trovarlo interessante e più di una volta a tifare per lui. Non è esente da difetti: come l’ingiustificata assenza del suo Bankai o il suo inesistente studio dedicato alle capacità di Orihime. Il paragone più azzeccato che mi viene in mente per poter descrivere l’epopea dell’ ex capitano della quarta divisione è la storia di Jordan Belfort in The Wolf of Wall Street; è infatti interessante notare come entrambi i personaggi una volta in prigione trovino la libertà interiore nel non essere più succubi di loro stessi.

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Psicologia dei Personaggi degli Anime I :

Near di “Death Note”.

Oggi iniziamo con una nuova rubrica, in questo articolo andremo ad analizzare uno dei due successori di Elle per poi continuare nei futuri scritti con altri nostri beniamini.

Near che gioca con dei pupazzetti

Descrizione del personaggio.

Near è un ragazzo minuto con pelle pallida e capelli bianchi, caratteristiche fisiche che ben si sposano con le sue iridi di color grigio. A questo proposito, anche se mai confermato ne da Oba ne da Obata, Near risulta essere affetto da Albinismo ed uno degli spunti di riflessione che ci conduce in tale direzione è il fatto che non lo abbiamo mai visto esporsi alla luce solare preferendo di gran lunga agire all’interno della sua base operativa. Nei One-Shots riguardanti Cheap Kira e Minoru Tanaka vediamo un Near molto cresciuto ma immediatamente riconoscibile nella sua visione di insieme, poichè i cambiamenti fisici riguardano solo l’altezza e la conformazione del busto. Sviluppandosi ha smesso di essere mingherlino ed è diventato un ragazzo di giusta costituzione con un’altezza nella media.

Near cresciuto

Analisi caratteriale e psicologica del personaggio.

Near il cui vero nome è Nate River e il cui secondo pseudonimo è Enne risulta da subito arrogante e saccente oltre che sprezzante nei confronti del suo predecessore.

Quando lo vediamo per la prima volta ha 18 anni, un età nella quale i complessi di invincibilità sono frequenti e nel suo caso anche giustificati dal suo punto di vista; difatti nei test della Wabby’s House risultava sempre primo. Nel tempo si convinse di essere l’unico ad essere degno del ruolo di “nuovo detective migliore del mondo”; convinzione la sua affiancata da una profonda ammirazione per l’allora ancora non defunto Elle. Quando però Elle morì, di fatto perdendo nella sua personale sfida contro Kira, l’ammirazione che Near provava per lui si trasformò in disprezzo e certezza di essergli superiore; un disprezzo a conti fatti molto labile e quasi auto imposto, infatti nell’ammettere che per riuscire a concludere l’opera ereditata da Elle Mello ha avuto un ruolo fondamentale ritorna sui suoi passi ritrovandone la stima: ammettendo anche a se stesso che gli era inferiore per spirito d’iniziativa. In ogni caso il suo essere in questo limbo di amore ed odio per il suo mentore è ben rappresentato dal fatto che nonostante Near avesse subito un momentaneo sbandamento dai suoi pensieri originali, si facesse chiamare con lo pseudonimo di Enne nella stessa maniera in cui faceva Elle.

A differenza dei già sopracitati Mello ed Elle, Near ha interiorizzato in modo diverso il fatto di risultare orfano: nel suo caso si manifesta in cautela e freddo distacco che in seguito si vanno a concretizzare nell’essere manipolatorio e calcolatore, preferendo far agire gli alti e manovrando dall’ombra.

La caratteristica peculiare di N è il suo feticcio per i giocattoli, anche quando lavora gioca sempre ed è sempre circondato dagli stessi; non solo: usa anche i giocattoli come mezzo per una più facile comprensione delle situazioni ai suoi alleati. Questo potrebbe non significare nulla in quanto potrebbe avere solo una grande passione per i giocattoli, ma azzardando un’ ipotesi potremmo pensare si tratti di un tramite per la sua parte infantile dal quale non vuole staccarsi. Tralasciando gli aspetti positivi di questa cosa in una persona equilibrata, ciò risulta in un egoismo ed un arroganza ai fini della sua soddisfazione personale tipica di una persona poco matura.

Concludiamo dicendo che: anche dopo la sconfitta di Kira il carattere di Near non cambia, durante il caso di Cheap Kira non interviene neanche (ricordiamo che con il Death Note la gente MUORE!!); in quell’occasione ritenne la sfida troppo poco stimolante a causa del fatto che il tizio non era nemmeno paragonabile all’originale. Da questo si può denotare una cosa: Near il suo lavoro lo ha già fatto una volta e in quel caso doveva dimostrare di poter portare a compimento il compito affidatogli, adesso non gliene frega più niente. Ciò risulta ancora più evidente nel caso di Minoru Tanaka: quando Tanaka usò l’espediente dell’asta a livello mondiale per il nuovo Death Note regalatogli da Ryuk con conseguente vendita e compenso condiviso per tutti i correntisti della Yotsuba Bank tra i 18 e i sessant’anni; Near non solo se ne uscì con la stupidaggine che non si poteva fare niente per bloccare la vendita ed identificare il colpevole, quando in realtà qualcosa si poteva benissimo fare, ma quando andò nelle mani del governo americano non volle essere coinvolto ulteriormente nel caso per non andare contro il proprio paese. Anche in questo caso il tutto è riconducibile ad una forte mancanza di motivazione.

Near: “Penso che L non faccia quello che fa per i soldi o per un senso di giustizia, penso lo faccia perchè semplicemente gli piacciono i misteri, credo farò così anche io”.

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