Ma io, sti Anime, dove li guardo?

Facciamo così, io adesso premetto tutto ciò che devo premettere e poi andiamo spediti con l’elenco della spesa.

Bisogna dire che per noi Anime Watchers questo è un periodo molto fortunato poichè, come vedremo, ad oggi è davvero economico conseguire la nostra passione. Neanche fino a dieci anni fa non era così; io ho iniziato a guardare seriamente anime dal 2012 e all’epoca non esistevano tutte le fantastiche piattaforme streaming che ci sono adesso: ora, non voglio mentirvi, per buoni 2/3 anni della mia vita ho fruito in modo illegale di contenuti riguardanti l’animazione giapponese. Mi ricordo ancora come ho iniziato: usando la piattaforma abusiva “AnimeTube”, forse i più vetusti tra voi se la ricorderanno; comunque, ad oggi è un sito che è stato chiuso ma tanto per uno che ne chiude ne spuntano altri dieci.

Non sono un ipocrita, sono semplicemente una persona diversa rispetto ad allora: non reputavo la pirateria una cosa così grave e ancora meno grave reputavo il farne uso. Il comportamento corretto da adottare sarebbe dovuto essere quello di comprarsi ogni singolo DVD delle opere che volevo visionare in modo da sostenere il mercato dell’animazione giapponese in Italia. Non lo feci, ed il bello che già all’epoca tramite Youtube vi era qualcuno che voleva fare rendere conto della cosa ma io non li ascoltai; preferivo accampare la scusa del: “Eh si! Se per ogni anime che voglio vedere devo comprarmi il DVD stiamo freschi!”. Ero immaturo e me ne pento ma quel che è fatto è fatto, posso solo essere una versione migliore di me stesso giorno per giorno.

Per Youtube faccio riferimento al canale “AnimeeMangaITA”, combattenti di una guerra che hanno vinto nonostante avessero tutti contro. Anche a causa della mediocrità dell’Italiano purtroppo.

Sia ben chiaro, non pronuncio queste parole a cuor leggero, sono consapevole di giocarmi una fetta di community con questo articolo; tanti non sono d’accordo con la parte che sto difendendo: le Majors. Ma avere anche solo un minimo di pubblico, vuol dire avere anche solo una minima responsabilità; che in questo caso si traduce nello spiegarvi il perchè è sbagliato visionare anime, e non solo, in contesti illegali.

Quando una Major distributiva acquista i diritti di distribuzione, esclusivi o meno che siano, da uno studio di produzione anime; lo fa per inserirli nel circuito di mercato con un prezzo idoneo a determinare la differenza tra ricavi e costi in modo da determinare un utile. Se questo utile viene intaccato dalla visione irregolare del contenuto di proprietà della Major, essa si ritroverà in uno scenario per il quale dovrà prendere una scelta. Se il fato ci arride e gli utili sono abbastanza alti allora la Major deciderà di continuare ad acquistare titoli da quello studio in modo che anche quest’ultimo possa sopravvivere e continuare a produrre cartoni animati giapponesi; se invece ci va male, beh! Lo studio di produzione fallisce e niente più anime per nessuno, semplice. In pratica si, avete capito bene, è come rubare.

Ad oggi, fortunatamente, praticamente tutti possiamo rispettare le regole; in quanto con un costo di 20,97 euro al mese si può prendere visione dell’80% di tutte le opere a cui siete interessati. Una copertura quasi totale che investe sia il neofita che il professionista.

Poi, momento! Adesso ci addentriamo in un discorso su di una zona d’ombra un po’ grigia e fumosa con il limite molto sfumato: se, e dico solo se, fate tutto il possibile come singoli, per supportare questo particolare mercato però volete ripescarvi quella vecchissima serie che non siete mai riusciti a vedere e proprio quella serie li è impossibile reperirla legalmente perchè i diritti di distribuzione sono in mano a qualcuno e questo qualcuno non li vuole rivendere ma nemmeno usarli per rendere disponibile la fruizione del suddetto; eh allora figlioli miei vi do la mia benedizione! Anche se in realtà volendo assumere un comportamento corretto al 100% dovresti comprarti i DVD.

No, non mi metterò ad affrontare il discorso che esce fuori dal: “eh! Ma se sei povero in canna?” Si va a sfociare su rive di competenza ne mia, ne di questo blog.

Nessuno mi paca!

Uso questa sede per ricordare che nessuno mi paga, non sto facendo pubblicità a nessuno. Non solo, non vi vado nemmeno a consigliare piattaforme di streaming illegale; quelli sono affari vostri.

Listazzone.

VVVVID.

WebTV italiana lanciata nel 2014 dalla StartUp Mperience. Offre contenuti della casa editrice “Dynit” ed ha il merito di aver pubblicato online per prima, la versione doppiata in italiano di “Tokyo Ghoul” senza il passaggio per alcuna emittente televisiva.

Completamente gratuita con un sistema pubblicitario oppure con 4,99 euro al mese senza nessuno spot. Iscrizione tramite mail obbligatoria.

Il player video è di qualità un po’ altalenante, necessitate di una connessione ad almeno 6 mega con l’HD disabilitato; niente niente con l’alta qualità abilitata ne sono necessari 30.

Il logo di “VVVVID”

Crunchyroll.

Fondato nel 2006 da un gruppo di laureati della “UC Berkley”, il sito web nel 2018 ha raggiunto i quaranta milioni di iscritti dei quali 2 sono abbonati mensili stabili.

Bisogna iscriversi tramite e-mail e la maggior parte dei contenuti sono gratuiti con un sistema di pubblicità, solo alcuni sono disponibili esclusivamente mediante abbonamento mensile. Abbonamento mensile che tra le altre cose rimuove completamente le pubblicità e permette di usufruire dei prodotti in anteprima rispetto ai non abbonati.

Purtroppo alcuni prodotti, uno su tutti: “Kaguya-sama: Love is War”, nei server italiani del sito non sono disponibili per limitazioni di licenza, inoltre esistono anche pochissimi casi nei quali non vi è la possibilità dei sottotitoli in italiano. Per la questione delle limitazioni di licenza si potrebbe ingannare il sistema mediante una “virtual private network” (VPN) che faccia credere al sito un tuo accesso da un altro paese. Anche qui però esistono delle implicazioni di tipo morale: alla fine se il proprietario originale dei diritti di distribuzione ha deciso che tu in Italia non devi vedere un dato contenuto vuol dire che ci sono degli interessi economici dietro, e se tu li vai ad osteggiare ne risulta sempre un danno nei loro confronti.

Il costo dell’abbonamento è di 4,99 euro al mese, il player video è di una qualità scabrosa e si blocca anche con una connessione da 100 mega; con un settaggio a 480p se non lo tocchi mai non dovrebbe succedere niente.

Ve lo dico qui prima che vi incazziate scoprendolo da soli: Il catalogo di Crunchyroll America è il doppio se non il triplo di quello italiano, con serie molto vecchie e difficili da ritrovare in suolo italiano. Non solo, le lineup stagionale sono praticamente al completo con tutti gli anime in uscita nel periodo. Essendo curioso ho installato “NordVPN” provando a sbloccare i contenuti preclusi allo stivale e nel rendermi conto di quanta roba vi è non ero sicuro se dovermi mettere a piangere o urlare dalla goia. Fatto sta che questa è l’ennesima dimostrazione, Netflix fa scuola in questo senso, di come la storia delle licenze e delle limitazioni in Italia sia una mafia gigante.

Il logo di “Crunchyroll”

Amazon Prime Video.

Il servizio di on demand offerto da “Amazon”, tutti conosciamo Amazon come società, il servizio è presente dal 2006 (non in Italia ovviamente) e nel corso del tempo ha più volte cambiato nome. Ad oggi è una delle più grandi società di streaming al mondo.

Vale la pena abbonarsi per guardare gli anime?… Si… ci sono delle chicchette niente male che dovete assolutamente guardare e che non sono reperibili da altre parti, tipo “Kokkoku” o “Dororo 2019”. Sono 3,99 euro al mese o 36,00 euro l’anno con l’iscrizione ad “Amazon Prime”. In ogni caso se lo fai solo per gli anime, ti abboni per un mese solo e in quel mese ti spari tutto quello che ti devi sparare che tanto di roba interessante non c’è ne a iosa, e poi disdici. Purtroppo per i motivi pocanzi descritti bisogna comunque rispettarla.

Il logo di “Amazon Prime Video”

Netflix.

Ah! “The Biggest One”, la “Enne Rossa”: lei si che ci ha visto lungo.

Fondata nel 1997 a Scotts Valley in California, ad oggi è il più conosciuto servizio di streaming al mondo. Con l’espansione avvenuta nel 2015 approda anche in Italia e fin da subito ha dimostrato di avere un particolare occhio di riguardo rispetto alla clientela anime. Anzi con la prima produzione originale nel campo dell’animazione giapponese, Sol Levante, esiste la possibilità di un futuro molto interessante per tutti noi Anime Watchers abbonati.

Il costo per un singolo account usufruibile da un singolo device è di 7,99 euro al mese ma senza l’alta qualità; altrimenti 11,99 euro al mese per due account su due device diversi contemporaneamente in HD.

Player Video da paura, non so come sia possibile: anche con una connessione da 4 mega, i server dedicati ti permettono una fluidità di visione incredibile; anche in HD.

Qui non si può fare lo stesso discorso di “Amazon Prime Video” perchè di roba da vedere c’è ne parecchia, quindi vi conviene rimanere abbonati sempre.

Il logo di “Netflix”

Il canale Youtube: “Yamato Video”.

Non mi chiedete come sia possibile (parte 2), anche perchè non lo voglio sapere, ma il canale “Youtube” di Yamato Video in maniera completamente gratuita e legale ha postato un bordello di serie fighissime che non trovate da altre parti: “Fire Force”, “Wolf Girl and Black Prince” e “Pandora Hearts” sono alcuni nomi.

Raga Youtube lo conosciamo e sappiamo tutti che il player è di fattura superba, in più è gratis, perciò! Io vi consiglio di affrettarvi a recuperare quanta più roba possibile perchè con l’entrata in vigore della normativa europea sul diritto d’autore non si sa cosa potrebbe succedere.

Il logo di “Yamato Video”

Conclusioni a quest’articolo non ce ne sono da fare, tutto ciò che bisognava aggiungere alla lista in se per se l’ho fatto in sede di premesse. Questo articolo è alla stregua di una comunicazione di servizio, niente di più.

L’unica cosa vera da fare è: augurarvi buona visione LEGALE!

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Che cos’è “Sol Levante”?

In questi giorni ho avuto il “piacere” di visionare una produzione originale Netflix in collaborazione con la I.G. Production:Sol Levate” per l’appunto. Per chi non se lo ricordasse la I.G. è quella delle animazioni del film “The End of Evangelion”, quindi non stiamo parlando ne degli ultimi arrivati ne di bruscolini.

Ci sono pareri un po’ discordanti su come classificarlo esattamente ma direi che la più corretta è “Original Anime Video” ovvero i cosidetti “OAV“. Questo OAV inteso come progetto da entrambi le parti, porterà alla realizzazione del primo anime disegnato a mano in qualità 4K HDR. Questo sarà il primo vero anime PRODOTTO da Netflix, infatti un po’ di tempo fa alla N rossa piaceva fare un po’ la farloccona mettendo in sovrimpressione alla visone di alcune opere la scritta: “produzione originale Netflix“, ma manco per il ca… Ora mi sembra non lo facciano più; in ogni caso erano solo proprietari unici dei diritti di distribuzione, la dietrologia in questo frangente è invece diversa.

Non ho idea di cosa ci sia scritto…

Ora, intanto annuncio subito che questo è un nuovo Format oltre che una nuova categoria di articoli che potrete trovare sotto la voce “News”, secondo poi precisiamo che “Sol Levante” non è una roba tipo “Planet Anime” come lo è stato “Castlevania“; “Castlevania” possiede fortissime ispirazioni di tipo anime ma l’autore è americano, “Sol Levante” è di uno studio di animazione giapponese.

Premesse fatte, andiamo ad analizzare il prodotto, per poi magari speculare sul suo futuro stesso e le possibili implicazioni del tale.

Woah il 4K! Si ma…

Parliamoci chiaro ragazzi, il 4K è sicuramente una figata ma non so che farmene se non è sostenuto dalla roba essenziale, se un obrobrio nasce in 4K sto semplicemente guardando un obrobio in 4K. Non vorrei mai che Netflix avesse inteso il potere dei pixels come attrattiva principale del tutto, anche perchè fosse così rimarrei un po’ confuso; certo è però che la grande N non è nuova a strafalcioni del tipo. Siamo ancora tutti ben rimembranti infatti del nuovo adattamento italiano di “Neon Genesis Evangelion” e di buona parte dei film targati “Studio Ghibli“; Gaultiero Cannarsi è stato escluso e sostituito nel primo piano lavorativo perchè i fan sono stati ascoltati ma altrettanta celerità non è avvenuta con il secondo, difatti quegli scempi sono ancora presenti. Il fatto che la community non si sia sollevata così tanto per il brand rappresentato da “Totoro” mi fa sospettare che Netflix corra ai ripari solo quando la situazione è ormai irrecuperabile sotto ogni punto di vista.

Siccome io sono assolutamente sicuro che tantissimi abbiano fatto l’associazione 4K-fotorealismo, favorita anche dall’ingannevole copertina, sono qui per togliere un po’ di fumo dagl’occhi.

Bello il 4K, peccato lo stile di disegno degno delle prime produzioni “Digimon”

Analisi.

Non è che si possa analizzare chissà che cosa, finisce tutto in 4 min. d’altronde, però vale comunque la pena di sottolineare ciò che c’è da sottolineare.

Io non ho idea di che cosa sia preso alla I.G. Production ma le animazioni sono molto mediocri ed in alcuni casi anche un po’ bruttine; se dovessi tirare ad indovinare Netflix avrà spinto per canalizzare tutto il budget nella massiccia quantità di pixels: non voglio neanche immaginare la quantità di soldi spesi per questa manciata di minuti imbarazzanti. I disegni non sono niente di spettacolare e le transizioni da una scena all’altra sembrano abbozzate, preferendo in qualche modo troncarle di netto; il trattamento qualitativo che ha subito la protagonista non è lo stesso che hanno subito gli sfondi e le altre creature viventi, ne consegue una costruzione non organica, confusionaria e rigida nelle movenze. Nelle intenzioni degli autori inoltre, i capelli così dettagliati dei lei dovrebbero dare l’illusione di vita della stessa; ma in realtà risultano solo irrealisticamente troppo movimentati, quasi come avessero un corpo proprio.

I due piani nei quali si sta svolgendo la scena risultano slegati tra loro

Un respiro profondo e tiriamo le somme.

Io una serie tv così non la voglio. A parte che non ha senso: quanti hanno il televisore in 4K per potere godere a meglio della definizione? Che poi noi Anime Watchers non siamo come gli spettatori casualoni di film hollywoodiani, ce ne importa relativamente della definizione delle immagini; abbiamo l’occhio allenato per altre cose: disegni, animazione, chara design, sondi e via dicendo. Possibile che nessuno del team interno dell’azienda americana non abbia detto niente in proposito nella fase di sviluppo o a lavoro finito? Passi per la I.G. Production che probabilmente non ha mai visto così tanti soldi per un progetto e se ne stata zitta, considerato anche il fatto che hanno visto l’allettante opportunità di espandersi in modo aggressivo su mercati extra nazionali, ma mi chiedo se Netflix non abbia bisogno di un mediatore culturale nipponico o perlomeno di un anello di congiunzione con il target di riferimento. Visto e considerato anche che il catalogo anime averebbe ormai bisogno di uno spint in più proprio a livello di quantità e lineup stagionale.

Che poi in realtà la questione è molto più grande e complessa, riguarda anche il fenomeno del “Planet Manga”, ma di quello ne parleremo poi in un altro articolo.

Immagino sarete straniati dalla brevità dell’indagine ma riflettendoci è tutto ben correlato alla quantità di contenuto da trattare.

Guardatelo e fatemi sapere cosa ne pensate, tanto dura 4 min..

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La mia Storia e miei Problemi con “Violet Evegarden”.

“Violet Evergarden” è una delle serie anime più acclamate e viste dell’ormai passato 2019, infatti la N rossa ha capito, anzi secondo me previsto, le potenzialità dell’opera acquisendone in toto i diritti di distribuzione diventandone unico publisher.

Quello che io voglio fare oggi è narrarvi la mia breve storia con il franchise e farvi capire come mai lo reputo sopravvalutato.

Si può essere innamorati di una ragazza 2D?…

Mettiamo il carro davanti ai buoi: “Violet Evergarden” ai Nekowards di AnimeClick.it ha vinto il mondo. Violet è stato il miglior personaggio femminile del 2019 e l’anime in se per se vanta anche il miglior comparto visivo dello stesso anno; per di più si porta a casa il secondo posto per la miglior serie.

Quindi vi chiederete voi: Balverino ma tu chi sei per dirci che “Violet Evergarden” è sopravvalutato? Nessuno, io non sono un critico ne di film ne di serie animate; però un po’ di esperienza ne ho e per quanto sembri che l’autodidattismo porti a nulla, l’essere slegati dai canoni classici di insegnamento del campo recensioni ti porta a vedere le cose da differenti prospettive sconosciute ai più. In ogni caso non sono l’ultimo degli scemi; quindi prestatemi la vostra attenzione per i prossimi 10 min. di lettura, non vi costa nulla e magari scoprirete qualcosa che prima non consideravate nemmeno.

…Si, si può.

Brevi accenni al contenuto.

Violet è una ragazza orfana e senza nome che fin da piccola viene cresciuta nell’ottica di essere una vera e propria arma da impiegare in guerra. Un giorno finisce ai diretti ordini del maggiore Gilbet Bougainvillea e grazie alla gentilezza di quest’ultimo Violet non solo acquisisce un nome ma anche i rudimentali strumenti atti all’acquisizione e conoscenza dei sentimenti umani. In seguito ad un non meglio precisato evento Violet si sveglia in ospedale con due protesi meccaniche tecnologicamente molto avanzate al posto delle braccia; la prima persona che incontra è l’ex-colonnello Claudia Hodgins amico e collega di Gilbert. Senza null’altro che le importasse Violet chiede dove fosse il suo maggiore, Claudia risponde che visti i suoi impegni non può ancora riceverla; dopodichè enuncia le volontà di Gilbert secondo le quali, vista la fine della guerra, Violet dovesse essere affidata alla famiglia Evergarden ed essere assunta nell’azienda di Claudia come postina. La nostra bionda protagonista ha però dei piani differenti per se stessa e rimanendo affascinata dal lavoro di “Auto Memory Doll” capisce di volerlo diventare anche lei allo scopo di capire cosa sia l’amore: il sentimento confessatogli dal maggiore tempo addietro.

L’adattamento animato è ad opera della “Kyoto Animation“.

Aspetti positivi.

Sempre nell’ottica di pararmi il culo inizierò enunciando gli aspetti oggettivamente positivi della serie.

Allora, neanche a dirlo: l’incipit è fighissimo. Capisci subito che piangerai in ogni singola puntata, puoi letteralmente percepire come la visione sia accompagnata da questo sottile filo di malinconia che è tesissimo e si può spezzare in ogni momento con l’ovvia conseguenza della lacrimazione. Lo vedi sui visi dei personaggi, lo senti nella delicatissima colonna sonora di fondo, lo avverti nell’annusare i tristissimi eventi ancora non accaduti, tutto ciò non è forzato perchè viene stimolata la reazione naturale del tuo corpo in concomitanza di una determinata visione.

L’ambientazione è qualcosa di potente: roba a metà tra uno steampunk ripulito ed Europa centro-occidentale del 1850-1900. La città portuale di Leiden sembra viva ed il fatto che sia quasi sempre soleggiata non fà che risaltare questo suo aspetto, inoltre il pregresso fantapolitico dona un contesto a tutto ciò creando l’illusione di qualcosa di realmente esistente.

Nello svolgere il suo lavoro Violet viaggia tantissimo in giro per il mondo ed ogni persona che incontra la influenza e viceversa, in questo senso l’automa diviene metafora di una creatura onnivora che prende da tutto e tutti per poter definire se stessa. L’anime usa la professione di Violet ed i suoi continui spostamenti in treno, visivamente immensi, per veicolare il messaggio di una crescita atipica che non affonda le sue radici nelle fasi di infanzia, adolescenza ed età adulta; quanto piuttosto nel trovare qualcosa di rotto che ci avevano rubato e nascosto per ricomporlo con pezzi più o meno combacianti in modo da renderlo completo alla bene e meglio. Anche i clienti di Violet hanno qualcosa di rotto ed ognuno di loro prende, seppur senza intenzione di farlo, uno di quei pezzettini che l’ex-arma umana si perde dietro; non coincide perfettamente ma da un minimo di sollievo. A livello simbolico la rottura di Violet è ben rappresentata dagl’arti artificiali ovviamente. Viene più volte affrontato il tema della cultura come mezzo conoscitivo per meglio esprimere a parole qualcosa che altrimenti non sarebbe possibile fare per assenza di vocaboli. Questo insegnamento, in particolar modo, viene veicolato dalle lettere postali che in questo caso si trasformano in figura retorica per assecondare il contesto. La guerra è veramente esistita e lascia delle cicatrici così come delle conseguenze, bionda e compagnia bella non sono felici e basta; cercano di esserlo ma sono consapevoli delle nefandezze da loro stessi commesse sui campi di battaglia. Tutto quello che abbiamo detto fin’ora ci porta ad un diretto parallelismo dell’opera con “Katanagatari“: lo sfruttamento dell’essere umano come arma, l’ignoranza dell’arma rispetto al mondo che la circonda per scelte operate dagl’altri, la volontà di questa nell’intraprendere la via dell’amore; sono tutte cose già impostate dall’adattamento animato del 2010. In tutto questo la cosa geniale è il fatto che Violet non ha una caratterizzazione, la acquisisce mano a mano che gli episodi passano e le esperienze che gliela fanno acquisire, noi le viviamo insieme a lei.

Il comparto grafico è di un’altro pianeta: disegni sempre al top, modelli dei personaggi sfioranti il fotorealismo, colori accesi e vividi, i visi possiedono espressività in ogni momento e non sono mai piatti. Le animazioni sono l’opposto della legnosità, i singoli movimenti di tutti i giorni per ogni singolo personaggio sono di una fluidità senza senso. Sommiamo il tutto e capiamo bene com’è possibile provare empatia per protagonista e affini: sono reali!

Ending bellissima e in grado in pochi secondi si scatenare nostalgia, l’impressione è quella di tornare indietro nel tempo per recuperare qualcosa che ti manca e che forse all’epoca non hai considerato abbastanza. Cerchi di chiederti cos’è che hai dimenticato ma hai solo una vaga sensazione in merito, non riesci a dare una risposta precisa; è quasi ossessionante e non riesci a scrollarti quel disagio di dosso subito, è persistente. Stiamo parlando di “Michishirube” di Minori Chihara, autrice tra l’altro della splendida opening della prima parte della prima stagione di “Kyoukai no Kanata“.

A tratti Violet ricorda un misto tra Taiga di “Toradora!” e Shoko Nishimiya di “A Silent Voice”, le amo tutte e tre.

Però, c’è un però…

I meno permalosi tra di voi che sono giunti sin qua, avranno ormai sicuramente capito che il titolo dell’articolo è volutamente provocatorio e che io non odio” Violet Evergarden“, anzi lo apprezzo molto; quello che non posso condividere è l’elevazione del tale a status di capolavoro perchè ci sono dei problemi e anche belli grossi.

Ma andiamo per ordine, lasciate che vi racconti il mio primo approccio con “Violet Evergarden“: io l’anime lo volevo vedere appena uscito su Netflix ma nel visionare l’anteprima mi resi subito conto di un’animazione un po’ mediocre nelle fasi più concitate riguardanti le scene di guerra e pensando, erroneamente, che di scene di guerra ve ne fossero parecchie lasciai stare. Poi la community anime mi ha portato allo sfinimento e così 3 settimane fa ho ceduto.

Il suo genere e l’importanza dell’approfondimento.

Nonostante l’anime non sia prettamente di genere Slice of Life ne ricalca molte caratteristiche quasi sempre presenti.

Si sente l’assenza di una storia di fondo che dia struttura al minutaggio e permei l’ambientazione. In questo senso non vi è un vero e proprio continuum da un episodio all’altro e ciò risulta nella conseguenza di varie fruizioni autoconclusive, frammentate e chiuse a compartimenti stagni. Inoltre l’unico straccio di trama viene portato avanti in maniera irrealistica dai personaggi stessi: Claudia potrebbe dire subito a Violet che Gilbert è morto in realtà; in questo modo Violet, all’epoca ancora emozionalmente ignorante, avrebbe potuto gestire meglio la cosa. No! Claudia lascia che sia Violet a scoprirlo da sola e non era nemmeno nelle sue intenzioni che lei lo scoprisse! Ma cosa si aspettava, che non lo venisse mai a sapere? Ad un certo punto sta crista si sarebbe chiesta se Gilbert non avesse anche un solo secondo libero per dirle ciao. I comprimari poi sono consapevoli di tutto sto inghippo e nessuno, dico nessuno, fa qualcosa in merito; ci provano una volta a sollevare dei dubbi sulla questione, poi il nulla. Ma che poi sta cosa di Gilbert morto te la telefonano nei primi 5 min., ma io dico: non ve la potevate tenere come rivelazione shockante dopo il mini arco dei ricordi della guerra? Boh… che sia stato fatto per far dire agli spettatori: oh poverina e aspetta che venga a sapere che è morto, in modo da empatizzare ancora di più con la protagonista? Non ne ho idea, ma concettualmente come è stata costruita la cosa risulta fallace. L’assenza di avvenimenti consequenziali tra di loro, per usare un termine tecnico, appalla! Si, c’è tanta emozione, tanti pianti e tanti sentimenti ma dopo 6 episodi così io ho bisogno di un po’ di sostanza! Non vorrei dire ma c’è un motivo se dura solo 13 episodi…secondo me in fase di produzione si sono resi conto che 26 puntate così annoiavano un tantino. La sottotrama dei rimasugli dell’esercito nemico è pensata male in partenza e costruita pure peggio, oltre al fatto che è un mero pretesto per costringere Violet a combattere un’altra volta in modo da dargli quell’ultima botta di sviluppo altrimenti impossibile da gestire.

Poi vabbè c’è l’elefante nella stanza che tutti hanno fatto finta di non vedere. Raga ma la contestualizzazione degl’arti robotici di Violet? Quanto costano? Perchè esiste una tecnologia che nemmeno noi abbiamo al giorno d’oggi in epoca pre prima guerra mondiale? Quali sono le implicazioni del rapporto uomo macchina? Nessuno ha mai pensato di usare questi innesti meccanici per facilitare il lavoro umano o usarli come potenziamento per i soldati? Se non mi dai risposta a queste domande io fatico un attimo a mantenere la sospensione dell’increduilità.

La nota di demerito finale va all’animazione: è inutile fare roba mirabolante per le sequenze ordinarie se poi non se in grado di fare la stessa cosa per i momenti più concitati riguardanti sopratutto gli scontri fisici e a fuoco. Anche perchè nelle prime se noto la qualità e un surplus che mi fa rendere conto dell’impegno immesso, nelle seconde è invece una cosa che salta subito all’occhio e fa storcere molto il naso.

Conclusioni.

Raga “Violet Evergarden” è croccante, ci sta! Ma non è un prodotto superlativo e nemmeno ottimo, è un buon prodotto che ha avuto la fortuna di uscire in un periodo dove la concorrenza di genere annaspava un po’. Il comparto grafico è più di quanto un essere umano meriterebbe ma si fa sentire troppo la mancanza del supporto di trama.

“Adesso siete liberi di ragionarci su oppure rimanere granitici sulla vostra ed odiarmi, in ogni caso i commenti servono a questo; fatemi sapere la vostra.”

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Psicologia dei Personaggi degli Anime III:

Anna di “Quando c’era Marnie”.

Come voi immagino ben sappiate: Netflix ha acquistato i diritti di distribuzione, dalle varie aziende che li possiedono, di tutte le opere dello Studio Ghibli per postarle in tre tranche sulla sua piattaforma streaming con il benestare di Miyazaki. Il primo step è avvenuto a febbraio, il secondo marzo ed il terzo ad aprile, 21:3 sono 7 opere ogni mese. Il “chiamato da altri maestro ma non da me” ha dichiarato che le concessioni alla grande N serviranno a finanziare un progetto su cui sta lavorando…

Speculazioni a parte, ieri mi sono rivisto “Quando c’era Marnie“: a film iniziato da un quarto d’ora ho capito come Anna fosse un personaggio da paura per una delle migliori caratterizzazioni psicologiche che avessi mai visto. Da quel momento in poi ho messo il caschetto a raggi x e adesso sono qui per parlarvi di tutto quello che dovete considerare quando guardate o riguardate questa fatica animata, poichè a conti fatti Anna è l’80% del suo intero.

“Quando c’era Marnie”

Aspetto fisico.

Anna è una ragazza di 12 anni ancora poco sviluppata nelle caratteristiche sessuali secondarie. Non ci è dato sapere quanto è alta ma potremmo ipotizzare un metro e cinquanta circa, è magra il giusto difatti e a dispetto della sua malattia dimostra più volte di essere in forze; i capelli sono mossi e di una tonalità castano scuro, il viso è fino. Completano il quadro: sopracciglia sottili e lunghe, naso piccolo e all’insù, grandi occhi di un blu brillante e bocca di medie dimensioni.

Anna

Carattere Finto.

Il 40% della pellicola è caratterizzata dal fatto che vediamo Anna mettere in atto un modo di essere falso poichè forzato, anche se portato avanti per così tanto tempo da risultare a lei stessa naturale, un altro 30% si compone del percorso di ri-crescita della stessa con le battute finali che indugiano sull’originalità della persona. Dico percorso di ri-crescita perchè Anna nell’arco di una vacanza estiva affronta un viaggio di formazione, più onirico che fisico, allo scopo di raccogliere i pezzi che aveva smarrito sulla strada della maturità da un certo evento in poi. In particolar modo questo 30% lo andremo ad esaminare meglio nel paragrafo dedicato alla caratterizzazione psicologica, per adesso concentriamoci su quello che viene prima.

Anna è una ragazzina timida che molto spesso tende ad isolarsi, la sua faccia è inespressiva e i suoi modi gentili anche se un po’ forzati. Non sopporta di essere presa alla sprovvista anche quando questo non compromette in modo massiccio i suoi piani; quando messa alle strette, quelle che lei intende come tali con una buona dose di intolleranza e accidia, risponde con insensibilità e maleducazione. Non opera vittimismo me prova vergogna per quello che crede di essere.

Carattere Vero.

Nella sua accezione reale Anna risulta tutt’altra persona. Ogni singolo elemento visto prima si trasforma per dare vita ad un ossimoro transizionale che nella sua esatta metà si potrebbe riassumere con l’epiteto di “triste felicità”. Alla fine del viaggio tutti quei fattori adolescenziali avversi al godimento della vita spariscono del tutto, rendendo il personaggio ideologicamente un po’ impossibile ma comunque suscettibile di giustificazione da parte dello spettatore. Felicità, sorrisi, curiosità, responsabilità, socialità; sono tutti tasselli assorbiti e resi propri dalla versione 2.0 della protagonista.

Psicolgia.

Facciamo una doverosa premessa al paragrafo vero e proprio.

Nonostante la maggior parte degli eventi, che noi viviamo come interpretatori metapsicologici, siano riconducibili alla psiche conscia di Anna; un’altra bella fetta avviene in un contesto onirico il cui host è Marnie ma il visitatore è Anna. Noi possiamo analizzare la seconda quanto vogliamo ma la trasposizione della sua realtà fisica conscia all’interno di un sogno non ci permette di capire con assoluta chiarezza quanto di quello che sta avvenendo sia reale o meno, oppure se stia operando sul livello conscio o inconscio di Anna. Bisogna poi tenere conto degli ingredienti esterni al tutto: la fine della storia ci da infatti modo di intendere come un velo di magia abbia fatto capolino in tutto l’accaduto. Ciò non di meno, considerando tutto il contesto, andremo a sondare il terreno della speculazione piuttosto che quello della teorizzazione.

Marnie: la host degli sogni che vive Anna

In un certo momento della vita di Anna i suoi genitori morirono, dopo di che lei continuò a vivere per un periodo con sua nonna. Questo è tutto ciò che sappiamo del primo blocco di vita, capiamo inoltre che di questi eventi Anna ricordi ben poco; l’amnesia infantile gioca sicuramente il suo ruolo ma il blocco delle sensazioni positive di quel tempo viene operato a livello inconscio dalla stessa Anna alla morte di quella sua unica parente stretta. Non tanto per la morte della tale in se per se ma piuttosto per la diatriba familiare allargata che si viene a creare in seguito al suo necessario affidamento, come è facile intuire nessuno voleva prendersi la responsabilità e questo creò in Anna il sospetto che nessuno le volesse bene e che tutti la vedessero come un peso.

In seguito a non meglio precisati fatti, Anna fu adottata da una coppia sposata. I suoi genitori affidatari la trattarono molto amorevolmente e lei a seguitò di ciò si lasciò andare all’abbandono di tutte le sue sensazioni negative, crescendo in maniera tutto sommato equilibrata. Teniamo presente però che sua madre è una persona apprensiva e nel soddisfare questo suo prurito non esita, seppur in maniera non intenzionale, a mettere in imbarazzo la figlia che peraltro soffre di asma. Quindi ansia a stecca!

Un giorno Anna scopre che la sua famiglia percepisce un sussidio per prendersi cura di lei e tutti quei sospetti sopiti al suo intero esplodono portandola alla conclusione che non si può fidare di nessuno, conclusione rafforzata dal fatto che lo scopre da sola attraverso la consultazione di alcuni documenti; la madre non glielo confessa. Qui idealmente finisce il secondo blocco della sua vita vista la decisione di richiudere quel lucchetto riaperto anni addietro.

In questo contesto emerge con forza il costrutto caratteriale falso prima descritto quasi in senso di protesta passiva nei confronti della sua situazione attuale alla luce della nuova rivelazione. A seguito della conoscenza di Marnie nuove componenti di questa struttura mentale fantoccio si scoprono. Anna apprezza solo la compagnia di persone di un certo livello: queste devono essere belle, compassionevoli, gentili, ricche, altolocate e piene di talenti; esattamente il ritratto di Marnie. Questo lo capiamo dal fatto che Anna nonostante si ritrovi per la prima volta faccia a faccia con la bambina bionda in un contesto decisamente sospetto non ci metta neanche un secondo a considerarla sua amica; anche perchè molto probabilmente a livello simbolico Marnie rappresenta la controparte di Anna che lei ha deciso volontariamente di smarrire e che adesso ritrova. Volendo azzardare un po’ di overreading in questa transazione si potrebbe percepire una nascosta omosessualità della protagonista. Chiarito il penultimo punto, salta subito all’occhio un’altra regola della grammatica di Anna come persona: l’egoismo; se è vero che Marnie è il rovescio della medaglia allora, l’atto di stringere un patto di segretezza con la bambina bruna per escluderla ed escludersi dal mondo esterno assume proprio quel connotato. Anna vuole sapere tutto di Marnie e nel gioco di “una domanda io e una domanda tu” distrugge il primo spigolo del muro che lei stessa ha creato dietro di se esternando la sua curiosità ma tradendo anche una certa possessività. L’ultima parentesi di onestà intenzionale da parte Anna la abbiamo nell’apprendere la gelosia che lei prova per Kazuhiko: l’amico di infanzia di Marnie.

Kazuhiko che parla Con Marnie

Quale che sia il motivo, dalla pellicola traspare come ogni singolo capriccio di Anna venga assecondato e questo vale sia per i genitori che per gli zii adottivi; la stranezza della cosa in questo senso è il come lei assimili questo comportamento: preferendo cedere alla stanchezza che questa sua finzione autoindotta le procura per poi piano piano riscoprirsi piuttosto che inseguire insistentemente i suoi sghiribizzi. In qualche modo è come se Anna si fosse rieducata in maniera completamente autodidatta per meccanismo di ipercompensazione di un ambiente troppo permissivo. In quest’ottica lei tradisce a tutti gli effetti quel miraggio che è Marnie, per questo non riesce più ad accedere al mondo dei suoi sogni e la sensazione di profondo malessere che Anna avverte in risposta a questo è sottolineata nella scena del ritorno a casa sotto la pioggia.

I tempi però sono ormai maturi e nell’ultimo confronto di Ying e Yang le due controparti giocano a carte completamente scoperte confessandosi a vicenda tutti i loro dolori per poi riunirsi ed insieme disseppellire l’ultima grande skill di Anna: il coraggio. A livello psicologico Anna accetta tutte le sue emozioni autentiche e tutte le sue emozioni false come parte di se stessa e in questo modo trova la forza per andare avanti, forza che gli servirà a superare l’annuncio per il quale Marnie dichiara di doversene andare. La mia teoria in merito è che Marnie avesse svolto il suo compito e che ora Anna avendo acquisito resilienza possa sopportare l’abbandono di quelle falsità che prima non sarebbe riuscita a reggere. Ciò che è veramente importante vi sia chiaro è il come Marnie nonostante esternamente rappresentasse tutto ciò che non era Anna in quel momento, avesse un nucleo composto dalla falsa Anna; Anna il suo specchio in tutto e per tutto, come anche Anna lo era per Marnie, difatti la logica vorrebbe che in nucleo della falsa Anna fosse la vera Anna rappresentata a livello estetico e fisico dall’immagine di Marnie. Non per niente il Taijitu ha due spirali in contrapposizione alle essenze maggiori: Anna aveva all’interno un po’ di Marinie e Marnie aveva all’interno un po’ di Anna.

La scoperta finale da parte di Anna della sua parentela con Marnie come sua nipote e la confessione da parte della madre adottiva dell’appoggio monetario statale per l’affido conferiscono ad Anna un senso a queste ultime settimane. Da precisare che la madre nell’espletare ciò gli faccia capire come i suoi sentimenti per lei non siano correlati al vil danaro.

Ora Anna è una persona diversa: è libera dai pesi autoimposti, ha superato un periodo di difficoltà crescendo e maturando; ed in questo modo ha riscoperto se stessa, proverà di certo ancora paura ma adesso ha gli strumenti per affrontarla con fierezza e coraggio senza dover ricorrere ad una maschera.

Adesso, vogliamo provare ad ipotizzarne il futuro?… No scherzo! Non mi spingo così in là. Quello lo potete fare voi nei commenti…

…così per dire, eh! E magari iscrivervi ai social mettendo nel contempo like ai post e a questo articolo…

…sempre così per dire, eh!

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Il Percorso di una Passione e la Realizzazione di esso.

Parte 1.

Nuovo Format.

A partire da oggi andiamo ad elencare 100 anime per i quali un neofita può cominciare a visualizzare le opere giapponesi senza stranirsi ,fino a farlo diventare, eventualmente, un vero e proprio cultore in tutto e per tutto.

Molti mi chiedono da dove dovrebbero cominciare o come dovrebbero proseguire nella fruizione del media, i vostri dubbi sono tanti ed io, cominciando con la prima parte di questo tour, voglio provare a toglierveli tutti.

Ci organizziamo in questo modo: 10 articoli con 10 titoli ciascuno ed ogni articolo esce di due mesi in due mesi, in questo modo chiunque voglia cimentarsi nell’impresa ha il tempo di poterlo fare.

Per ogni anime andrò a narrarvi brevemente il plot e le caratteristiche dello stesso; piazzerò la pics più iconica ed esemplificativa del film o della serie che sia, per poi concludere con l’insight mentale con il quale dovete approcciarvi per poterla osservare come si deve. Non vedere, osservare; è diverso. In più i focus specifici a cui fare attenzione. Non solo: per i più dubbiosi e curiosi di voi metterò il link che rimanda alla pagina AnimeClick in oggetto dove potrete avere maggiori info in merito, recensioni ed altri tools molto pratici.

Eviteremo serie troppo lunghe per non cadere vittime della tempistica. Quelle, se volete, sapete anche voi quali sono; ve le potrete gustare come surplus se deciderete di farlo.

Avvertenze: lungi da me insinuare che il pubblico femminile sono sia avvezzo ai battle anime ma oggi si parla solo ed esclusivamente di quelli, mi riesce quindi difficile immaginare che una ragazza mai avvicinatasi a questo mondo possa cominciare proprio da questa spiaggia; voleste tentare, tentate, ma io non ve lo coniglio, poichè potresti farvi un’idea sbagliata del tutto. Dalla seconda parte in poi ci siamo per tutti.

Prima di proseguire però, un piccola nota: raga io non so perchè nessuno ne sta parlando ma “MyAnimeList” nel suo database ha già presentato per il 2020 il nuovo adattamento remake dei “Digimon”! Roba gigantesca, sopratutto per chi come me è nato negli’anni 90′.

L’inizio di tutto.

“My Hero Academia”.

Bisogna iniziare da qui per un semplice motivo. A tutti piacciono i supereroi e tutti siamo già abituati ad averli nella cultura pop di massa, in pratica diamo al nostro cervello un ponte per poter affrontare lo scoglio iniziale senza costringerlo a buttarcisi di faccia. In questo modo lo straniamento iniziale sarà meno intenso e più breve. Oltretutto la visione non sarà nemmeno impegnativa, anzi risulterà molto scorrevole. Come per la maggior parte delle visioni che ti consiglierò, la trama è inesistente o un semplice pretesto per farti vedere gente che si da mazzate ed in questo momento va bene così. Anche da piccolo una buona quantità di cartoni americani che ti ingollavi la mattina erano basati su queste dinamiche quindi ti sentirai a casa. Cavolo! A momenti non serve neanche che ti ricordi i nomi dei personaggi!!

Trama.

In una civiltà futura ad uno stadio evolutivo più avanzato del nostro, l’80% della popolazione mondiale possiede un super potere, Midoryia Izuku no; il suo sogno è diventare un eroe professionista e con questa convinzione nel cuore passa i suoi anni di studio a coltivare con passione le inesistenti possibilità di entrare nella scuola numero del Giappone per futuri paladini della giustizia. La Yuei. Un giorno per puro caso incontra il suo idolo, nonchè eroe numero 1 nelle classifiche mondiali, All Might e con le lacrime agl’occhi gli pone la più dolorosa delle domande: posso diventare anche io un Eroe?

Contesto e Focus.

Guardalo come se stessi guardando un qualsiasi film di superuomini, le uniche cose a cui devi fare attenzione sono i rapporti di rivalità ed le parentesi sul tema del coraggio.

Trovi tutte e quattro le stagioni gratis su VVVVID, basta registrarsi al sito: è legale e contribuisci al mercato dell’animazione giapponese in Italia. No, VVVVID non mi paga, magari lo facesse!! Ogni stagione consta di 25 episodi ed ogni episodio dura 20 min.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/8963/boku-no-hero-academia

Demon Slayer”.

Trama.

Siamo In Giappone nel periodo Taisho. Tanjiro è il primogenito di una famiglia orfana di marito/padre. Un giorno, di ritorno da un viaggio per racimolare qualche soldo, scopre che la sua famiglia è stata attaccata da un demone. L’unica sopravvissuta è sua sorella Nezuko, ma questa è divenuta un demone a sua volta; nella speranza di trovare un modo per far rinvenire sua sorella oltre del far si di non far succedere più una tale tragedia ad altrui, Tanjiro diventerà un cacciatore di demoni.

Contesto e Focus.

Non esiste un particolare modo nel quale dovresti visionare Demon Slayer ma sicuramente il tuo focus deve essere quello di star godendo per la prima volta di un comparto tecnico di estrema qualità. Una sola stagione da 26 episodi di 20 min. ciascuno.

Anche questo è gratis su VVVVID.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/24529/kimetsu-no-yaiba

Katsugeki/Touken Ranbu”.

Trama.

I Saniwa sono agenti incaricati di salvaguardare il normale corso degli eventi nel passato dalle forze che invece desiderano cambiare la storia. Essi hanno il potere di dare la vita agl’oggetti per poter combattere, le spade umane scendono in campo.

Contesto e Focus.

Questo adattamento animato è stato affidato allo stesso studio di animazione di Demon Slayer: la “Ufotable“. In questo modo andrai a consolidare l’abitudine per i comparti grafici d’eccellenza e la computer grafica fatta bene ma in modo sciolto e leggero. Una sola stagione da 13 episodi di 20 min. ciascuno.

Pure questo gratuito su VVVVID.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/17566/touken-ranbu

Magi: The Labyrinth of Magic“.

Trama.

In questo “Aladdin” rivisitato in chiave giapponese andremo a scoprire insieme all’omonimo protagonista ed il suo compagno Alibaba che esistono tanti geni della lampada quanti sono i tesori dei 40 ladroni, ma con più botte e magia.

Contesto e Focus.

In realtà questo anime non c’entra nulla con il lungometraggio Disney quindi state tranquilli. La cosa che più di tutte puoi apprezzare in questa serie è la caratterizzazione dei personaggi: ovvero quella costruzione psicologica che ti introduce ai suoi pensieri e che in corso d’opera cresce e muta, dando spessore a quelle che altrimenti sarebbero semplici marionette in balia della storia. Per la prima volta capirai cosa significa affezionarsi a dei disegni perchè ti sembreranno reali, quasi degli amici. Se hai fatto i compiti a casa noterai inoltre un calo qualitativo del comparto grafico anche se ci attestiamo sempre su buoni livelli, in questo modo comincerai a discernere le differenze e farti una tua opinione in merito.

Purtroppo questo non essendone stati comprati i diritti da nessuna delle Major di distribuzione operanti anche in territorio italiano ve lo dovete recuperare in modo un po’ birichino da Animeunity.it, sempre gratuitamente. Sono due stagioni da 25 episodi l’uno. e ogni episodio dura 20 min.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/3793/magi-the-labyrinth-of-magic

“One-Punch Man”.

Trama.

Saitama è semplicemente l’essere più forte di questo e di tutti gl’altri mondi, ogni avversario che incontra viene abbattuto da un suo singolo pugno. Il nostro eroe si annoglia.

Contesto e Focus.

Qui si ribalta lo stilema del protagonista da battle shonen facendolo essere invincibile fin da subito. Un idea originale per uno svolgersi degli eventi non tanto originale, la storia difatti è comunque molto pretestuosa però possiede già un abbozzo di quello che una narrazione come si deve dovrebbe essere. Le migliori animazioni di sempre a cura della “MadHouse“. Purtroppo la seconda stagione riceve un drastico calo in tal senso perchè subentra la “J.C. Staff“, la comunità anime sta ancora piangendo.

Sono due stagioni da 24 episodi ciascuno la cui durata è 20 min. ed è gratuito su VVVVID.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/7800/one-punch-man

“The Seven Deadly Sins”.

Trama.

Un gruppo di leggende: “I Sette Peccati Capitali”, guerrieri il cui nome li precede ed evoca nelle menti di coloro che ancora rimembrano le loro presenze rispetto e timore. L’ultimo atto della loro storia parte da Meliodas: il peccato capitale dell’ira.

Contesto e Focus.

In questo caso la trama non è un semplice costrutto fantoccio: possiede una struttura ed una narrazione vera e propria. Colpi di scena uno dopo l’altro e voglia di andare avanti manco le puntate fossero noccioline. Openings della prima season da panico controbilanciate dal fatto che però il maiale è davvero fastidioso!

Prima stagione 24 puntate su Netflix, seconda stagione 4 episodi sempre su Netflix, terza stagione 24 episodi di nuovo su Netlix ed infine quarta stagione 24 episodi su Animeunity.

Link AnimeClick.it:https://www.animeclick.it/anime/5486/nanatsu-no-taizai

“Owari no Seraph”.

Trama.

Il mondo è dominato dai vampiri che si impongono sulla debole razza umana già piagata da un misterioso virus. Per combattere entrambe le minacce l’esercito giapponese unisce le forze con i demoni; Hyakuya non è altro che è un ragazzino ma vuole sfuggire ai suoi aguzzini ed unirsi all’unità di sterminio.

Contesto e Focus.

Proseguiamo con il trend delle trame interessanti, con in più un po’ di strategia militare e romance che non guasta mai. Le lievissime tinte mistery/horror condiscono il tutto. Quando lo avrai finito di vedere bramerai per la seconda stagione, poi scoprirai che è un anime del 2015 e stiamo chiedendo il seguito da 5 anni, forse i tuoi nipoti lo vedranno.

Stagione singola di 24 episodi da 20 min. ciascuno. Gratis su VVVVID.

Link AnimeClick.it:https://www.animeclick.it/anime/7611/owari-no-seraph

Saint Seya: Lost Canvas”.

Trama.

Alternativa alla classica storia dei “Cavalieri dello Zodiaco“. In molti non saranno d’accordo con quanto sto per dire: qualitativamente molte spanne sopra alla serie originale sotto ogni punto di vista.

Contesto e Focus.

Per questa volta non ho nulla da dirvi, tranne forse per l’appunto sulla caratura dei disegni: fuori scala.

Una stagione da 26 episodi, 20 minuti canonici. Un bel colpo a segno per Netflix.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/2251/lost-canvas

“Shaman King”.

Trama.

La ricorrenza cosmica che avviene ogni 500 anni è scattata e Yoh Asakura, discendente di un’antichissima famiglia di sciamani, deve recarsi a Tokyo per combattere in un torneo che deciderà le sorti del mondo intero.

Contesto e Focus.

Incipit banale, disegni usciti dal miglior catalogo dei primi anni 2000 e animazioni appena sufficienti; eppure ragazzi io non so come sia possibile ma piglia un casino, consigliatissimo! Bisogna precisare che l’anime non è neanche la metà di quel capolavoro che è il manga ma vi posso assicurare che basta e avanza. I personaggi possiedono degli autentici background, il mondo che vedi sembra realmente popolato e vivo, le scelte dei personaggi sembrano avere conseguenze, la disperazione nel percepire determinati eventi è palpabile.

Sono 64 puntate della solita durata e lo trovate su AnimeUnity.it. Anche qui che bogliata! I diritti li detiene la Mediaset, che non solo non lo trasmette più ma neanche li vende e quindi uno è costretto a guardarselo un po’ così a meno che non vi compriate i dvd da Amazon.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/595/shaman-king

“Tenjou Tenge”.

Trama.

Souchiro Nagi e Bob Makihara sono due teppisti che con l’uso della violenza assoggettano, di volta in volta, i vari istituti superiori; fino a quando decidono di invadere la scuola superiore Toduo: una particolarissima sezione scolastica votata al combattimento tramite le arti marziali.

Contesto e Focus.

Questo è l’unico caso di grafica realmente retrò, non da eccessivamente fastidio, dopo un paio di puntate ci hai fatto l’abitudine; complice anche il fatto che i colori sono abbastanza brillanti. L’anime è del 2004 e non saprei dire se lo stile di disegno è voluto: lo spero, perchè se non lo è io proverei un po’ di vergogna. In ogni caso, l’animazione non è eccelsa anzi ci attestiamo su livelli medio-bassi; però proprio qui interviene il più grande punto di forza che ribalta tutto: gli stili marziali sono fatti bene e compensano con le movenze ben studiate la legnosità del comparto tecnico.

Il focus fondamentale di allenamento con questo anime è il cercare di carpire la filosofia di fondo. Nella lista dei 100 ci saranno tanti anime con una filosofia di fondo da cogliere: se infatti riesci a fare questa cosa, non solo avrai uno strumento per una differente interpretazione di quello che stai guardando (la cosiddetta chiave di lettura) ma anche una fruizione più corretta e quindi qualitativamente migliore. Il che si traduce in un ricordo più persistente della visione, che per noi Anime Watchers è oro colato.

Ah si! E poi un sacco di ragazze nude a caso, quelli sono sempre punti in più.

Stagione unica di 26 puntate da 20 min. ciascuna che trovate completa su Youtube. Avvertimento palloso: medesimo caso di diritti non venduti, in questo appartenenti alla Panini Video. Sul tubo è postato in maniera illegale e in questo modo non aiutate il mercato anime in Italia.

Link AnimeClick.it:https://www.animeclick.it/anime/261/tenjou-tenge

Buona visione ragazzi, una volta finito sarete al livello Basic. Chiunque avesse qualcosa da chiedermi in merito per eventuali dubbi e spiegazioni può farlo tramite Facebook, Instagram, E-mail e pure Telefono; gli ultimi due li trovate nella sezione contatti del Blog.

“Fatevi guidare da me, non ve ne pentirete”.

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