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Il Percorso di una Passione e la Realizzazione di esso.

Parte 1.

Nuovo Format.

A partire da oggi andiamo ad elencare 100 anime per i quali un neofita può cominciare a visualizzare le opere giapponesi senza stranirsi ,fino a farlo diventare, eventualmente, un vero e proprio cultore in tutto e per tutto.

Molti mi chiedono da dove dovrebbero cominciare o come dovrebbero proseguire nella fruizione del media, i vostri dubbi sono tanti ed io, cominciando con la prima parte di questo tour, voglio provare a toglierveli tutti.

Ci organizziamo in questo modo: 10 articoli con 10 titoli ciascuno ed ogni articolo esce di due mesi in due mesi, in questo modo chiunque voglia cimentarsi nell’impresa ha il tempo di poterlo fare.

Per ogni anime andrò a narrarvi brevemente il plot e le caratteristiche dello stesso; piazzerò la pics più iconica ed esemplificativa del film o della serie che sia, per poi concludere con l’insight mentale con il quale dovete approcciarvi per poterla osservare come si deve. Non vedere, osservare; è diverso. In più i focus specifici a cui fare attenzione. Non solo: per i più dubbiosi e curiosi di voi metterò il link che rimanda alla pagina AnimeClick in oggetto dove potrete avere maggiori info in merito, recensioni ed altri tools molto pratici.

Eviteremo serie troppo lunghe per non cadere vittime della tempistica. Quelle, se volete, sapete anche voi quali sono; ve le potrete gustare come surplus se deciderete di farlo.

Avvertenze: lungi da me insinuare che il pubblico femminile sono sia avvezzo ai battle anime ma oggi si parla solo ed esclusivamente di quelli, mi riesce quindi difficile immaginare che una ragazza mai avvicinatasi a questo mondo possa cominciare proprio da questa spiaggia; voleste tentare, tentate, ma io non ve lo coniglio, poichè potresti farvi un’idea sbagliata del tutto. Dalla seconda parte in poi ci siamo per tutti.

Prima di proseguire però, un piccola nota: raga io non so perchè nessuno ne sta parlando ma “MyAnimeList” nel suo database ha già presentato per il 2020 il nuovo adattamento remake dei “Digimon”! Roba gigantesca, sopratutto per chi come me è nato negli’anni 90′.

L’inizio di tutto.

“My Hero Academia”.

Bisogna iniziare da qui per un semplice motivo. A tutti piacciono i supereroi e tutti siamo già abituati ad averli nella cultura pop di massa, in pratica diamo al nostro cervello un ponte per poter affrontare lo scoglio iniziale senza costringerlo a buttarcisi di faccia. In questo modo lo straniamento iniziale sarà meno intenso e più breve. Oltretutto la visione non sarà nemmeno impegnativa, anzi risulterà molto scorrevole. Come per la maggior parte delle visioni che ti consiglierò, la trama è inesistente o un semplice pretesto per farti vedere gente che si da mazzate ed in questo momento va bene così. Anche da piccolo una buona quantità di cartoni americani che ti ingollavi la mattina erano basati su queste dinamiche quindi ti sentirai a casa. Cavolo! A momenti non serve neanche che ti ricordi i nomi dei personaggi!!

Trama.

In una civiltà futura ad uno stadio evolutivo più avanzato del nostro, l’80% della popolazione mondiale possiede un super potere, Midoryia Izuku no; il suo sogno è diventare un eroe professionista e con questa convinzione nel cuore passa i suoi anni di studio a coltivare con passione le inesistenti possibilità di entrare nella scuola numero del Giappone per futuri paladini della giustizia. La Yuei. Un giorno per puro caso incontra il suo idolo, nonchè eroe numero 1 nelle classifiche mondiali, All Might e con le lacrime agl’occhi gli pone la più dolorosa delle domande: posso diventare anche io un Eroe?

Contesto e Focus.

Guardalo come se stessi guardando un qualsiasi film di superuomini, le uniche cose a cui devi fare attenzione sono i rapporti di rivalità ed le parentesi sul tema del coraggio.

Trovi tutte e quattro le stagioni gratis su VVVVID, basta registrarsi al sito: è legale e contribuisci al mercato dell’animazione giapponese in Italia. No, VVVVID non mi paga, magari lo facesse!! Ogni stagione consta di 25 episodi ed ogni episodio dura 20 min.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/8963/boku-no-hero-academia

Demon Slayer”.

Trama.

Siamo In Giappone nel periodo Taisho. Tanjiro è il primogenito di una famiglia orfana di marito/padre. Un giorno, di ritorno da un viaggio per racimolare qualche soldo, scopre che la sua famiglia è stata attaccata da un demone. L’unica sopravvissuta è sua sorella Nezuko, ma questa è divenuta un demone a sua volta; nella speranza di trovare un modo per far rinvenire sua sorella oltre del far si di non far succedere più una tale tragedia ad altrui, Tanjiro diventerà un cacciatore di demoni.

Contesto e Focus.

Non esiste un particolare modo nel quale dovresti visionare Demon Slayer ma sicuramente il tuo focus deve essere quello di star godendo per la prima volta di un comparto tecnico di estrema qualità. Una sola stagione da 26 episodi di 20 min. ciascuno.

Anche questo è gratis su VVVVID.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/24529/kimetsu-no-yaiba

Katsugeki/Touken Ranbu”.

Trama.

I Saniwa sono agenti incaricati di salvaguardare il normale corso degli eventi nel passato dalle forze che invece desiderano cambiare la storia. Essi hanno il potere di dare la vita agl’oggetti per poter combattere, le spade umane scendono in campo.

Contesto e Focus.

Questo adattamento animato è stato affidato allo stesso studio di animazione di Demon Slayer: la “Ufotable“. In questo modo andrai a consolidare l’abitudine per i comparti grafici d’eccellenza e la computer grafica fatta bene ma in modo sciolto e leggero. Una sola stagione da 13 episodi di 20 min. ciascuno.

Pure questo gratuito su VVVVID.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/17566/touken-ranbu

Magi: The Labyrinth of Magic“.

Trama.

In questo “Aladdin” rivisitato in chiave giapponese andremo a scoprire insieme all’omonimo protagonista ed il suo compagno Alibaba che esistono tanti geni della lampada quanti sono i tesori dei 40 ladroni, ma con più botte e magia.

Contesto e Focus.

In realtà questo anime non c’entra nulla con il lungometraggio Disney quindi state tranquilli. La cosa che più di tutte puoi apprezzare in questa serie è la caratterizzazione dei personaggi: ovvero quella costruzione psicologica che ti introduce ai suoi pensieri e che in corso d’opera cresce e muta, dando spessore a quelle che altrimenti sarebbero semplici marionette in balia della storia. Per la prima volta capirai cosa significa affezionarsi a dei disegni perchè ti sembreranno reali, quasi degli amici. Se hai fatto i compiti a casa noterai inoltre un calo qualitativo del comparto grafico anche se ci attestiamo sempre su buoni livelli, in questo modo comincerai a discernere le differenze e farti una tua opinione in merito.

Purtroppo questo non essendone stati comprati i diritti da nessuna delle Major di distribuzione operanti anche in territorio italiano ve lo dovete recuperare in modo un po’ birichino da Animeunity.it, sempre gratuitamente. Sono due stagioni da 25 episodi l’uno. e ogni episodio dura 20 min.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/3793/magi-the-labyrinth-of-magic

“One-Punch Man”.

Trama.

Saitama è semplicemente l’essere più forte di questo e di tutti gl’altri mondi, ogni avversario che incontra viene abbattuto da un suo singolo pugno. Il nostro eroe si annoglia.

Contesto e Focus.

Qui si ribalta lo stilema del protagonista da battle shonen facendolo essere invincibile fin da subito. Un idea originale per uno svolgersi degli eventi non tanto originale, la storia difatti è comunque molto pretestuosa però possiede già un abbozzo di quello che una narrazione come si deve dovrebbe essere. Le migliori animazioni di sempre a cura della “MadHouse“. Purtroppo la seconda stagione riceve un drastico calo in tal senso perchè subentra la “J.C. Staff“, la comunità anime sta ancora piangendo.

Sono due stagioni da 24 episodi ciascuno la cui durata è 20 min. ed è gratuito su VVVVID.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/7800/one-punch-man

“The Seven Deadly Sins”.

Trama.

Un gruppo di leggende: “I Sette Peccati Capitali”, guerrieri il cui nome li precede ed evoca nelle menti di coloro che ancora rimembrano le loro presenze rispetto e timore. L’ultimo atto della loro storia parte da Meliodas: il peccato capitale dell’ira.

Contesto e Focus.

In questo caso la trama non è un semplice costrutto fantoccio: possiede una struttura ed una narrazione vera e propria. Colpi di scena uno dopo l’altro e voglia di andare avanti manco le puntate fossero noccioline. Openings della prima season da panico controbilanciate dal fatto che però il maiale è davvero fastidioso!

Prima stagione 24 puntate su Netflix, seconda stagione 4 episodi sempre su Netflix, terza stagione 24 episodi di nuovo su Netlix ed infine quarta stagione 24 episodi su Animeunity.

Link AnimeClick.it:https://www.animeclick.it/anime/5486/nanatsu-no-taizai

“Owari no Seraph”.

Trama.

Il mondo è dominato dai vampiri che si impongono sulla debole razza umana già piagata da un misterioso virus. Per combattere entrambe le minacce l’esercito giapponese unisce le forze con i demoni; Hyakuya non è altro che è un ragazzino ma vuole sfuggire ai suoi aguzzini ed unirsi all’unità di sterminio.

Contesto e Focus.

Proseguiamo con il trend delle trame interessanti, con in più un po’ di strategia militare e romance che non guasta mai. Le lievissime tinte mistery/horror condiscono il tutto. Quando lo avrai finito di vedere bramerai per la seconda stagione, poi scoprirai che è un anime del 2015 e stiamo chiedendo il seguito da 5 anni, forse i tuoi nipoti lo vedranno.

Stagione singola di 24 episodi da 20 min. ciascuno. Gratis su VVVVID.

Link AnimeClick.it:https://www.animeclick.it/anime/7611/owari-no-seraph

Saint Seya: Lost Canvas”.

Trama.

Alternativa alla classica storia dei “Cavalieri dello Zodiaco“. In molti non saranno d’accordo con quanto sto per dire: qualitativamente molte spanne sopra alla serie originale sotto ogni punto di vista.

Contesto e Focus.

Per questa volta non ho nulla da dirvi, tranne forse per l’appunto sulla caratura dei disegni: fuori scala.

Una stagione da 26 episodi, 20 minuti canonici. Un bel colpo a segno per Netflix.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/2251/lost-canvas

“Shaman King”.

Trama.

La ricorrenza cosmica che avviene ogni 500 anni è scattata e Yoh Asakura, discendente di un’antichissima famiglia di sciamani, deve recarsi a Tokyo per combattere in un torneo che deciderà le sorti del mondo intero.

Contesto e Focus.

Incipit banale, disegni usciti dal miglior catalogo dei primi anni 2000 e animazioni appena sufficienti; eppure ragazzi io non so come sia possibile ma piglia un casino, consigliatissimo! Bisogna precisare che l’anime non è neanche la metà di quel capolavoro che è il manga ma vi posso assicurare che basta e avanza. I personaggi possiedono degli autentici background, il mondo che vedi sembra realmente popolato e vivo, le scelte dei personaggi sembrano avere conseguenze, la disperazione nel percepire determinati eventi è palpabile.

Sono 64 puntate della solita durata e lo trovate su AnimeUnity.it. Anche qui che bogliata! I diritti li detiene la Mediaset, che non solo non lo trasmette più ma neanche li vende e quindi uno è costretto a guardarselo un po’ così a meno che non vi compriate i dvd da Amazon.

Link AnimeClick.it: https://www.animeclick.it/anime/595/shaman-king

“Tenjou Tenge”.

Trama.

Souchiro Nagi e Bob Makihara sono due teppisti che con l’uso della violenza assoggettano, di volta in volta, i vari istituti superiori; fino a quando decidono di invadere la scuola superiore Toduo: una particolarissima sezione scolastica votata al combattimento tramite le arti marziali.

Contesto e Focus.

Questo è l’unico caso di grafica realmente retrò, non da eccessivamente fastidio, dopo un paio di puntate ci hai fatto l’abitudine; complice anche il fatto che i colori sono abbastanza brillanti. L’anime è del 2004 e non saprei dire se lo stile di disegno è voluto: lo spero, perchè se non lo è io proverei un po’ di vergogna. In ogni caso, l’animazione non è eccelsa anzi ci attestiamo su livelli medio-bassi; però proprio qui interviene il più grande punto di forza che ribalta tutto: gli stili marziali sono fatti bene e compensano con le movenze ben studiate la legnosità del comparto tecnico.

Il focus fondamentale di allenamento con questo anime è il cercare di carpire la filosofia di fondo. Nella lista dei 100 ci saranno tanti anime con una filosofia di fondo da cogliere: se infatti riesci a fare questa cosa, non solo avrai uno strumento per una differente interpretazione di quello che stai guardando (la cosiddetta chiave di lettura) ma anche una fruizione più corretta e quindi qualitativamente migliore. Il che si traduce in un ricordo più persistente della visione, che per noi Anime Watchers è oro colato.

Ah si! E poi un sacco di ragazze nude a caso, quelli sono sempre punti in più.

Stagione unica di 26 puntate da 20 min. ciascuna che trovate completa su Youtube. Avvertimento palloso: medesimo caso di diritti non venduti, in questo appartenenti alla Panini Video. Sul tubo è postato in maniera illegale e in questo modo non aiutate il mercato anime in Italia.

Link AnimeClick.it:https://www.animeclick.it/anime/261/tenjou-tenge

Buona visione ragazzi, una volta finito sarete al livello Basic. Chiunque avesse qualcosa da chiedermi in merito per eventuali dubbi e spiegazioni può farlo tramite Facebook, Instagram, E-mail e pure Telefono; gli ultimi due li trovate nella sezione contatti del Blog.

“Fatevi guidare da me, non ve ne pentirete”.

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Animazione: questione di Budget.

Allora. Parlare di animazione, intesa come settore del comparto tecnico, è un qualcosa di molto importante per me se non addirittura fondamentale. Ci tengo così tanto che il solo scriverne mi fa sentire in difetto nei confronti di me stesso: vorrei potervi esprimere tanti di quei concetti da far si che chiunque ne legga abbia una visione a 360 gradi come la mia; in modo da poterne dibattere per ore e creare così un dialogo lungo, ricco e articolato. Questa passione così bruciante che ho nelle vene d’altronde riguarda gli anime, non i manga e secondo me la pietra miliare da cui oggi deve partire un adattamento animato od opera originale che sia, è l’animazione di buon livello. Non so se con questo articolo riuscirò nell’intento di raggiungere tutti quelli che voglio raggiungere, si può fantasticare quanto si vuole ma in Italia non siamo così tanti a condividere questo interesse e quelli a cui importa di questo frangente sono ancora meno, ma ci voglio comunque provare. Ah si, mettetevi il cuore in pace: l’articolo sarà lungo! E ne vado fiero…

“Principessa Mononoke” animazioni superbe

Contesto storico.

Partiamo da una considerazione: è impossibile sapere quando il comparto tecnico di un’anime è diventato importante per la fruizione del media stesso. Questo per due motivi, il primo è che per tanti anime ancora oggi non è minimamente importante poichè magari la storia non si deve reggere su scene d’azione; il secondo è che impossibile determinare una data unica che accomuni tutti i fattori che han fatto si di questo. Comunque se dovessi azzardare una decade sarebbe quella degl’anni 80′ (le opere degl’anni 80′ sono arrivate in Italia negl’anni 90′) visto che per l’epoca la maggior parte dei cartoon giapponesi che sono arrivati qua da noi erano della giusta qualità visiva per poter essere goduti appieno.

Ora, io immagino che per i primissimi anime il comparto grafico non fosse granchè importante, già solo il fatto di poter vedere i disegni di un fumetto prendere vita ti sarebbe dovuto bastare. Ovviamente in seguito, come per tutto, l’avanzamento tecnologico ha portato, tra le altre, cose ad un diversificazione produttiva, maggiore scelta ed affinamento dei gusti di chi usufruiva.

Prima di andare avanti però è bene precisare che il comparto tecnico di un’ anime è composto da: disegno, animazione e audio. Io nell’articolo voglio trattare solo ed esclusivamente la seconda ma per il momento ho bisogno che teniate a mente anche il primo.

L’evoluzione del campo in questione avrà fatto presto rendere conto alle case produttrici che i disegnatori hanno sempre lo stesso costo ma le animazioni no. In particolar modo le animazioni dipendono dalle tecnologie e le tecnologie costano, i disegnatori invece sono quel costo fisso che c’è sempre stato. Ecco perchè oggi vediamo tantissimi anime i cui disegni al peggio sono perlomeno decenti ma con le animazioni che nei momenti top ci fanno rimpiangere “Dragon Ball“, il che è tutto dire.

Bello… ma le animazione pure in Super sono rimaste quelle di trent’anni fa

Budget, Contesto e Studio di Animazione.

Questo titoletto è importantissimo, perchè la differenza tra una produzione di successo e un dimenticabilissimo adattamento passa proprio per questi tre step e non è “X Factor“, non basta vincerne due su tre.

Il budget dedicato ad un progetto può dirci tutto come niente, bisogna quindi contestualizzarlo e per contestualizzarlo bisogna rispondere a determinate domande: che genere di anime è? Di quante puntate consta? Cosa si aspetta la gente da quest’opera? A che studio di animazione è affidato?

Nel rispondere approfittiamo anche per analizzare due cosette.

Che genere di anime è?

Se stiamo parlando di uno shonen battle il budget deve essere necessariamente più alto rispetto a quanto non lo sarebbe quello di uno shojo per esempio, questo perchè nel primo le scene riguardanti l’azione sono ovviamente più massicce e sono proprio quelle che determinano per quel genere la riuscita del comparto tecnico. Chi se ne frega se in “Wolf Girl and Black PrinceErika non corre in maniera naturale e credibile, è un’anime romantico eh che cavolo! Quello di cui ci importa è che Juzo di “No Guns Life” quando faccia a cazzotti ci dia l’impressione di dinamismo, spoiler: non lo fa, ma proprio per niente!

Si Balverino, ok… ma più alto rispetto a cosa?… Bella domanda ragazzi!

Allora, se noi incrociamo i numeri fornitici da Masamune Sasaki, Shinji Takamatsu e Takayuki Nagatani rispettivamente esperto di computer grafica, esperto di animazione ed esperto di produzione; la cifra che otteniamo varia da 95.000 fino a 140.000 euro a puntata. Questo range così ampio dipende proprio dal tipo di anime che approcciamo. Capiamo quindi bene che mentre lo shonen si dovrebbe spostare verso destra, lo shojo dovrebbe farlo verso sinistra. In mezzo a questi due inoltre, ogni categoria trova la sua giusta collocazione: per esempio lo spokon nel centro destra, il seinen a tema mondo del lavoro nel centro sinistra e così via.

Di quante puntate consta?

Quanto è più lungo un adattamento, più il budget deve essere alto, oltre ad essere più attentamente dilazionato. La dilazione difatti è forse ancora più importante della quantità di liquidi a disposizione, poichè se del milione e mezzo di euro stanziati per l’opera ne vengono usati 500.000 per i primi 5 minuti di visione allora non c’è da stupirsi se il restante minutaggio risulta scabroso. Questo problema ad esempio lo ha “Deadman Wonderland“, troppi cash nelle prime due puntate e poi quella dinamicità è tornata farci un saluto per 15 secondi dell’ultima; ma aspettate non è sempre così semplice la questione. Ci sono anche quelli che fanno i furbetti, tipo “Towa no Quon”, che per il trailer ti spara la scena con la più alta concentrazione di denaro, poi te la ritrovi come prima scena di combattimento nell’anime e pensi: figo! Subito dopo vedi calare la qualità in un maniera imbarazzante ma a te non importa perchè non stanno combattendo e così vai avanti fino allo scontro successivo, lo vedi… cos’è sta roba?! Ma dove sono finiti tutti quei movimenti fluidi e dinamici di prima? I produttori non sono stupidi e lo sanno quello che rimugini nella tua testolina; ti mettono il rissone centrale un po’ più sistemato ma non troppo, altrimenti non ci sarebbero abbastanza soldi per fare l’ultima e più infame mossa. Dopo quella collinetta di qualità tutto il resto è spazzatura ma ormai sei quasi alla fine e che fai, lo lasci li? Certo che no, così arriva la sequenzona finale dove hanno buttato tutto il restante conio e il risultato è una catena di scene una più figa dell’altra: lo concludi, non ti senti neanche troppo in colpa perchè il contentino in chiusura lo hai avuto e davanti allo schermo del pc fai la dichiarazione che ti consacra definitivamente come un idiota. Ma si! Io a questi un’altra possibilità gliela do, spoiler numero 2: me ne sono pentito amaramente.

All’inizio del paragrafo stavamo dicendo di come la dilazione e la lunghezza della fatica animata siano i due lati di un’unica moneta. Quindi adesso trattiamo della controparte. Di solito le lunghezze standard sono 12, 24, 200 e più episodi; se un anime è suddiviso in stagioni generalmente ognuna è composta da 12 o 24 puntate e questo è il caso di “Boku no Hero Academia“, contrariamente “Naruto Shippuden” viene considerato un blocco unico da 500 episodi, vi saranno quindi delle differenze in fase di preproduzione sopratutto per quanto riguarda le aspettative che il pubblico avrà nell’accompagnare un arco bello massiccio della propria vita ad un opera a cui si affezionerà. Poi si riprenderà il discorso della dilazione del budget che per un anime di così lungo corso ha delle logiche diverse: visto e considerato che quando parliamo di oltre 200 puntate si parla solitamente di battle shonen, di combattimenti ce ne sono sempre; quindi il ragionamento verrà ingigantito e non si discuterà più di sacrificare puntate ma bensì interi archi narrativi: magari quelli meno importanti e densi di battaglie. Questo è perfettamente normale e comprensibile. Quello che non è comprensibile è come lo Shippuden essendo un filler vivente abbia venduto ai distributori un bordello di puntate fuori tema realizzate male, perchè tanto a nessuno frega niente delle sottotrame, solo perchè il brodo allungato viene venduto per una maggiore quantità. Resa maggiore con costi più contenuti, eh si, bello così!

“Towa no Quon”, furbacchioni!

A che studio di animazione è affidato? Che cosa si aspetta la gente da quest’opera?

In realtà qui le risposte sono quelle che influenzano meno il computo totale. Se los denaros c’è allora volenti o nolenti l’animazione come si deve la tiri fuori; certo è che se lo studio di animazione è tanta roba, da bello te lo fanno divenire straordinario. “Demon Slayer” di base è un battle shonen come non se ne vedono spesso ma con uno staff come la “Ufotable” dietro, i giochi di luci e colori sono diventati metro di paragone accademico da quel punto in avanti. Quel saltino di qualità in più te lo fa fare anche cosa la gente pensa del manga da cui è tratta l’opera, le aspettative che si è creata. Se la casa di produzione è conscia della cosa, potrebbe preventivare un fondo più sostanzioso: in questo modo la prima stagione di “One Punch Man” tramire la “MadHouse” è diventata leggendaria(tra l’altro la MadHouse ha animato anche No Guns Life quindi anche loro falliscono, anche se li credo fosse dovuto alle troppe poche risorse disponibili e troppo distribuite verso i disegni; in fondo ma chi è voleva l’adattamento di No Guns Life?). Contrariamente tanto potere finanziario nelle mani di roba come la “Kinema Citrus Co.“, autori di quel “Code: Breaker” che tutti vorremmo dimenticare, potrebbe portare un successo assicurato ad essere un flop clamoroso; cosa rara ma non tanto quanto potreste sospettare(The Rising of The Shield Hero è un anime bello ma per la narrativa originale e la storia in se per se, non di certo per le animazioni. Oddei qualche sprazzo di qualità c’è ma per il resto siamo bassini) Inoltre il discorso prima fatto per le aspettative vale anche fatto al contrario.

Cosa si intende per buona e cattiva animazione?

Io non voglio arrogarmi il diritto di dirvi cosa è animato in modo giusto e cosa in modo sbagliato. Però ci sono alcuni parametri oggettivi a cui bisogna prestare attenzione, sopratutto quando si animano i combattimenti; un bell’anime con pochi combattimenti anche se animati male non cambia il mio giudizio complessivo su quell’opera, perchè so che non era intenzione degli autori catturare la mia intenzione visiva in quel modo. Au contraire se un anime con bei disegni, caratterizzazione dei personaggi ottima, storia interessante e ben costruita ha al suo interno una miriade di combattimenti e questi sono per la maggior parte animati male posso anche passarci sopra quel che basta per arrivare alla fine; ma se sono animati male in quantità tale da non permettermi neanche di prendere il fiato dalla monnezza visuale che sto guardando, io lo droppo a piè pari.

Per farvi capire di cosa si sta parlando voglio farvi due esempi: nel primo andremo ad apprezzare la sequenza e ad evidenziare gli aspetti positivi, nel secondo andremo invece ad analizzare gli aspetti negativi ed a capire perchè sono tali. Tenete comunque presente che tra i due mondi che andremo a citare ci sono miliaglia di sfumature, ma quelle lascio a voi il piacere di scoprirle.

Naruto in modalità 6 code vs Pain.

Questo scontro qui, signori miei, è uno dei migliori esempi di animazione fatta come si deve dei tempi moderni. Esiste un preciso cocktail di elementi che determinano il far si di questo: quando succedono tante cose a schermo le inquadrature sono sempre lontane per farti visualizzare la totalità della scena, in questo modo si può apprezzare al meglio la potenza di ogni mossa speciale ed i suoi effetti distruttivi; non solo! Quando questo succede viene posta enfasi sui flash di luce bianca e accecante, in questo modo viene data una conclusione allo scaturire di una forte energia e l’impatto emozionale culmina in un climax da pelle d’oca. Ogni colpo inferto è fisico e quasi lo senti sulla tua pelle, complice anche il sound design, i pugni sono accompagnati da spostamenti d’aria che si avvolgono in maniera voluttuosa intorno all’arto che adesso è in primo piano; lo scambio di mosse e contromosse è studiato, non fatto a caso, ciò da una reattività ai personaggi e li fa sembrare vivi. Ogni singolo frame possiede al suo interno personaggi che muovono più parti del corpo insieme, in questo modo non si cade nell’effetto piattume. Le distruzione ambientale è rappresentata e questo contribuisce ad una maggiore convinzione del tutto, e anche in questo caso nulla viene lasciato al caso: quando qualcosa si spacca le sue parti vengono rappresentate in modo netto, definito e spigoloso per meglio dare l’idea di dinamicità. Le inquadrature non sono statiche, si muovono in continuazione e sono attente a cogliere l’essenza migliore del confronto in quel dato momento. Tutto questo al prezzo di cosa? Qualche faccia non disegnata nel mentre succede tutto sto ben di Dio, ma fatemi il favore! Che con tutta quella abbondanza neanche te ne accorgi perchè sei impegnato a cogliere tutte le altre 1000 cose che stanno interagendo tra di loro.

Non so se ci siamo spiegati…

One Piece.

Giuro: faccio questo esempio e poi chiudo l’articolo; lo so ragazzi, fidatevi, è stata dura anche per me.

Pensavate prendessi una scena definita? No, One Piece è nella sua totalità un’aberrazione visiva; anche nei disegni, per carità è lo stile di Oda ma a me non piace niente e se per lo stile di disegno buttandola sul gusto personale riusciamo a salvarci, per l’animazione tranne pochissimi casi selezionati che comunque non raggiungono mai l’eccellenza non ci siamo proprio.

Allora: movimenti dei personaggi legnosi, ogni azione corrisponde a svariati frame bloccati con le righine oblique in movimento per farti capire che non hanno una paralisi ma si stanno muovendo, non esiste consequenzialità negli scambi: prima colpisce uno nel mentre che l’altro aspetta e poi è il suo turno, farme per frame gli attori muovono singole parti del corpo per volta, inquadrature sempre strette, distruttibilità ambientale inesistente, colori costantemente desaturati, effetti visivi quasi a zero e quei pochi che ci sono ti fanno uno strano effetto per il quale ti sembra tutto ancora più immobile; devo aggiungere altro? Io non credo.

Cosa sto guardando?

Daje regaz, cioè è palese! La differenza traspare proprio dalle pics, cavolo in quella di Naruto contro Pain riesco ad avvertire sinceramente il movimento!

Ah! Giusto per fare una precisazione, così ci leviamo ogni dubbio di torno: One Piece è un anime iniziato nel 1999, nel 1995 esce “Principessa Mononoke“; di cosa stiamo parlando? E non mi venite a dire che non posso fare questo paragone perchè c’è Miyazaki di mezzo, infatti ve lo anticipo: neanche lo “Studio Ghibli” mi sta troppo simpatico ma riesco comunque a riconoscere quando un capolavoro è tale, come dite? Aveva un budget alto? Secondo voi che budget aveva l’adattamento animato di “One Piece” visto il successo del manga? Ve lo dico io: tanto da far leccare i baffi alle migliori produzioni CloverWorks. Ma poi, in tutta franchezza, anche volendo ipotizzare che agl’inizi nell’adattamento animato non ci si credesse poi così tanto, bisogna comunque considerare che dopo vent’anni le animazioni sono le stesse. Ma non pensate che c’è l’abbia con One piece eh! Lo stesso errore lo fa Dragonball: aspettative alte, budget presente… animazioni di trent’anni fa…

Basta, l’ultimo paragrafo mi ha amareggiato. Sono stanco, è tardi ed ho pure sonno; questo articolo è durato fin troppo, le conclusioni tiratemele voi e fatemele sapere qui sotto nei commenti. Io vado a dormire, ci vediamo domani. Vi voglio bene.

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SSS: “Shonen”, “Shoujo” e “Seinen”.

Quelli che leggete nel titolo sono i tre macrogruppi a cui tutte le opere cartacee di stampo fumettistico e animate giapponesi appartengono. A questo punto andiamo come di consueto a definirle, contestualizzarle, analizzarle ed infine trarne delle conclusioni.

“Black Lagoon”: opera di stampo Seinen

Definizioni.

“Shonen”: opera destinata ai ragazzi. Più nello specifico dall’età scolastica fino a quella adulta; che in Giappone è il range 3-18 se si parte dalla materna, 6-17 se si parte dalle elementari

“Shojo”: opera destinata alle ragazze. La precisazione fatta per gli shonen vale anche in questo caso

“Seinen”: opera destinata agli adulti in generale. Quindi dal diciottesimo anno di età in poi.

In Italia la classificazione sopra espressa viene spesso confusa ad opera del fatto che le case editrici ed i detentori dei copyright hanno immesso per anni le fatiche giapponesi su territorio italiano ridefinendole per i loro contenuti; questo ha causato tramite effetto a catena un override costante di informazioni sbagliate nella nostra cultura di massa. Motivo per il quale oggi sul web i più esperti devono spesso correre ai ripari per rispondere agli innumerevoli dubbi sull’argomento.

Precisazioni.

Ne conveniamo quindi che nonostante un anime o un manga possano trattare tematiche adulte, i mezzi usati per veicolare il messaggio potrebbero essere dei personaggi non ancora maggiorenni e viceversa; come anche un’opera destinata alle ragazze che però ha dei protagonisti maschili, non solo, anche in questo caso è vera la cosa contraria.

A questo punto una domanda che ci potremmo fare è: si può appartenere a due macrogruppi? No, vi spiego il perchè: un’altra cosa si cui si fa confusione è il target riferito agli argomenti trattati all’interno, infatti nonostante la categorizzazione esista sopratutto in questo senso bisogna considerare un ulteriore elemento. Il target di riferimento commerciale. Facciamo un esempio: il manga x parla di come superare le difficoltà legate all’adolescenza, se noi andassimo a classificare la suddetta opera in base al solo target di riferimento tematico allora dovremmo concludere che è sia seinen che shonen; poichè nonostante il costrutto di trama sia abbastanza maturo, è chiaro che si possa rivolgere sia agli adulti che ai ragazzi. Se però aggiungiamo l’altro fattore allora capiamo bene che una roba del genere sarà letta molto più volentieri da un individuo coscienzioso e maturo piuttosto che da un ragazzino e quindi, riusciamo a dargli un definitivo impachettamento come seinen.

La questione dei disegni.

Potreste aver sentito parlare o aver letto di come le opere di questi tre macrogruppi abbiano delle loro caratteristiche peculiari in campo grafico e stilistico che le distinguono, con le dovute eccezioni, in modo netto e preciso. In linea di massima questa argomentazione non si può più definire vera a causa del fatto che i sottogeneri influenzano molto lo stile di disegno, che di conseguenza molto spesso non ha più un identità precisa al 100%. Tra le altre cose poi molti di quegli stilemi erano dettati dalle limitate tecnologie e dai gusti artistici di quei tempi andati. Quindi andremo a fare questo: io per correttezza informativa ve le descrivo ma poi vi cito almeno due esempi per tipo che contrastano con la descrizione.

“One Piece”: uno Shonen

Shonen: stile di disegno poco pulito ma molto dinamico. Antitesi: “Toradora!” e “Bleach”

Shoujo: ragazze con occhi molto grandi e ragazzi alti con lineamenti gentili. Antitesi: “Ore Monogatari” e “Tsuki ga Kirei”

Seinen: stile ricercato e particolare. Antitesi: “Maria Holic” e “Black Lagoon”.

Pubblico Italiano.

Bisogna dirlo: noi italiani siamo un popolo propenso alla critica, al litigio e al lamento costante. Anche in una cosa così lontana dalla nostra cultura noi un po’ di stivale riusciamo sempre a ficcarcelo! E che cosa ci saremo mai inventati per contaminare pure questa? L’elitarietà di un genere rispetto ad un altro. Che bello il popolo del web! Questi leoni da tastiera autoproclamatosi fautori della vera essenza del cartone animato giapponese mentre blastano chiunqe provi a nominare un “Naruto” o un “My Hero Academia”. Sia mai: loro guardano solo roba tipo “Fune wo Amu” con trama incentrata sulla redazione di un dizionario. Dio che mal di testa!

Questi signori ignorano che tutta sta tiritera in Giappone non esiste! Da loro il fumetto ed il cartone non sono qualcosa di condiviso a livello generale ma bensì capillare, gli anime e i manga non sono relegati a semplice cultura pop; sono un elemento culturale proprio della persona che accompagna l’individuo dalla nascita fino alla morte. Non esiste differenza tra un genere e l’altro, viene tutto rapportato all’età in cui si è, ai gusti e agli interessi.

Un po’ di storia.

Il primo manga moderno coincide anche con la nascita del genere shonen, una cosa più che normale visto che ancora oggi sopravvive molto bene il preconcetto che il fumetto sia una cosa più adatta a un ragazzo piuttosto che ad uomo fatto e finito. Stiamo parlando di “Kimba il Leone Bianco” di Osamu Tezuka considerato il padre dello Story Manga. Pensate che i caratteristici occhioni in stile manga sono stati inventati proprio da lui sulla base di cartoni animati statunitensi come “Betty Boop” e “Topolino“! Quando uscì nelle sale “Il Re Leone” i fan di Tezuka si scagliarono contro la Disney accusandola di aver plagiato i personaggi del fumettista giapponese. Ma le imprese di quest’uomo non si fermano qui: con tutta probabilità Osamu è stato anche il genitore dello shojo manga, infatti nel 1953 produsse “La Principessa Zaffiro“. Tezuka è anche l’autore di “Black Jack” ed “Astro Boy“, quindi si… chi lo avrebbe mai detto: il padre del manga moderno è stato anche uno degli autori più prolifici e di successo di sempre!

Credevate che fosse finita qui? E invece no! Perchè con quasi assoluta certezza Tezuka ha pure concepito il genere seinen tramite l’opera “Budda“, nel quale andava a criticare il sistema di caste indiano.

Kodomo no Omocha, in Italia noto come Rossana, un manga/anime Shojo

Microgruppi e Sottogeneri.

Voglio chiudere l’articolo precisando due cose: la prima è che oltre alle tre più grandi categorie si affiancano dei gruppi più piccoli e subordinati e di questo ne andremo a parlare prossimamente.

La seconda: con oggi finisce la sfilza di articoli terminologici, da domani riprendiamo con le analisi tecniche.

Quindi, ditemi cosa ne pensate nei commenti e noi ci vediamo domani!

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“Isekai”: la più recente Moda in campo Anime.

Oggi continuiamo la serie delle analisi terminologiche iniziata con gli Spokon, ovviamente iniziamo con la definizione.

Che cosa si intende per Isekai?

L’Isekai è un sottogenere del Fantasy riguardante la traslazione di un protagonista dal nostro mondo ad un’altro. Le caratteristiche di questo nuovo mondo devono essere di stampo prettamente fantastico con forti rimandi all’Epica Tolkeniana. Pochissimi sono i casi che sfuggono all’ultima postilla.

Attenzione però, molta attenzione: come dopo avrò modo di approfondire, la moda isekai nasce nel 2012 con Sword Art Online ed i suoi “cloni” che derivano dall’innegabile successo di questo moderno padrino anime (non come adattamento ma a livello di visualizzazioni). Questo ha portato un po’ di confusione in quanto tutte le opere del genere si sono più o meno adeguate agli standard settati facendoci credere che fin dal principio quelle fossero le regole di questo universo tipologico. Prima di SAO non era mica tutti così gli isekai, neanche adesso se è per quello, comunque, se dico che pochissimi casi sfuggono alla sopracitata postilla ci sarà un motivo. Il genere in effetti è diventato molto più prolifico da Kirito in poi, prima di quello si fatica a trovare un periodo di grossa produzione e volendo citare anche solo un anime “Isekai no Seikishi Monogatari” è parecchio diverso nella sua grammatica accessoria. Qui in effetti si potrebbe aprire anche un discorso sul fatto che se un pattern nasce come tale e da un certo punto in poi tutte le storie che lo riguardano lo modificano a quel punto forse il pattern non è più tale e si modifica in base alle regole che da quel momento in poi sono diventate consuetudine.

Detto questo le caratteristiche secondarie possono variare da opera ad opera ma solitamente seguono un mood predefinito dalle vicende di Aincrad:

  • Il protagonista è un Neet o un Hikikomori che esprime più volte il desiderio di evasione dalla sua realtà di partenza;
  • A prescindere da chi il protagonista sia, ha delle eccezionali capacità in ambito videoludico o dei poteri particolari nel nuovo mondo;
  • Il nuovo mondo poterebbe essere quello di un videogioco;
  • Il protagonista è in qualche modo prescelto o comunque se non è tale riesce a sviluppare capacità superiori rispetto agl’altri che lo rendono la chiave di volta della situazione.
Youjo Senki: Isekai del 2017

Detto papale papale: non è che si possano fare chissà quali analisi sul genere isekai anche perchè nasce nel 1992 con il manga “Yu Watase”; è parecchio moderna come cosa. Però io non mi do per vinto e qualcosina di interessante riusciamo comunque a tirarla fuori.

Allora, la moda degli isekai scoppia nel 2012 con Sword Art Online. In un articolo di everyeye.it dell’8 aprile 2019 a cura di Gabriele Laurino viene dichiarato che Sword Art Online non è un isekai a seguito di un intervista con l’autore stesso che lo precisa esplicitamente, tale Reki Kawahara. Ora, qui ce qualcosa che non mi quadra: nel 2002 viene prodotta la serie animata di .hack//SIGN di stampo indiscutibilmente isekai, poichè probabilmente è la prima opera che definisce quell’incipit così particolare di essere intrappolati in un videogioco come facente parte del genere. Quindi o Kawahara voleva darsi un tono in modo che la sua fatica non fosse accomunata ad un genere già esistente oppure tutto il mondo non ha capito niente… a voi l’ardua sentenza! Sorge spontaneo chiedersi se quella sparata sia stata fatta con la consapevolezza che ultimamente gli Isekai sono considerati prodotti di scarso valore e bruttini; ma se così fosse sarebbe ancora più grave poichè vorrebbe dire che Kawahara, autore famoso a livello mondiale e quindi addetto a lavori di inestimabile esperienza, non considererebbe la possibilità di anime validi anche in questo campo. Cosa che sappiamo per certo non essere così, basta solo citare gli esempi di “Re:Zero” e “Tanya of The Evil”. Anche volendo togliere dal piatto la qualità del prodotto, che in questo discorso potrebbe essere fine a se stessa, non si può comunque dubitare dell’originalità di alcuni tra gli stessi come “Vita da Slime” che stabilisce delle regole vere e proprie del processo di traslazione da un mondo all’altro o “Hagure Yuusha no Estetica” (nato nello stesso anno dell’adattamento animato di SAO) che non solo ribalta gli stilemi del genere ma dona anche degli approfondimenti mica da ridere. Di fatto quest’ultimo risponde a domande particolari e non scontate, del tipo: ma sti eroi tornano al loro mondo? Oppure vanno da qualche altra parte? E se vanno da qualche altra parte, cosa fanno li?

Fatto sta che anche se Sword Art Online non fosse un isekai comunque ha messo in moto il fenomeno come mai prima d’ora all’interno del media. Fate voi che dopo la conclusione della prima serie nel 2012 dal 2013 in poi si sono susseguiti una quantità di titoli senza senso, ne cito 10 per fare degli esempi ma non mi sorprenderei se il computo arrivasse a 70 o più: Log Horizon, Overlord, No Game No Life, DanMachi, Mondaiji-tachi ga Isekai kara kuro so desu yo?, Hai to Gensou no Grimgar, GATE Jiteai Kanochi nite Kaku Takaeri, Cautios Hero, Rising of the Shield Hero, Konosuba. Per il resto potete voi stessi andare a verificare su Animeclick.it.

Il fatto che abbia citato Konosuba per ultimo è voluto: l’opera prende in giro i pretesti e le situazioni tipiche degli isekai e proprio ciò altro non è che la riconferma di un fenomeno così tanto esploso e così tanto di moda. Il fatto che l’anime che parodizza il genere sia andato così bene vuol dire che vi è stata una cavalcata di un’ onda ancora tanto alta, non per niente così tanti Anime Watcher si dichiarano un po’ stufi degli isekai. Quello però dipende anche da un’altro problema.

Sword Art Online: il suo autore dice che non è un Isekai…

Il problema degli Isekai che non è un problema…

A prescindere dal fatto che se un anime non vi piace potete anche non guardarlo è anche vero che questa saturazione del modello ha da vita ogni anno ad adattamenti di Light Novel con una qualità molto discutibile; fermo restando che il rapporto tra sterco e oro non mi sembra così diverso da tutti gl’altri generi. Certo è che se continuano ad essere prodotti vuol dire che volenti o nolenti si lasciano guardare ed questo il nocciolo della questione. Nel magico mondo internettiano l’opinione per la quale la categoria in questione dovrebbe essere rinnovata è comune ed io al riguardo penso: ma di cosa stiamo parlando?

Raga ma cosa bisogna rinnovare di un genere che ha appena trent’anni? Di cui gli ultimi 25 non li ha praticamente vissuti! Il mercato della fumettistica e dell’animazione nipponica non smuove noccioline: incrociando i dati della All Japan Magazine and Book Publisher’s and Editor’s Association con quelli della Association of Japanese Animation il computo totale risulta di 18,5 miliardi di euro! Gli editori non possono approvare storie che rimescolino le carte sul tavolo se non sono assolutamente certi del successo della cosa perchè squadra che vince non si cambia. Qui non stiamo neanche più discutendo di anime e manga, ci stiamo addentrando in un territorio per il quale se non si conoscono le basilari regole dell’economia non si può neanche partecipare al dibattito; è la tesi economica della Mano Invisibile di Adam Smith che c’è lo dice: un prodotto non si rivoluziona quando è saturo il mercato ma quando non si vende più, e vado a ripetere che gli isekai vengono guardati! La sperimentazione è bella e giusta ma solo se la becchi come si deve al primo colpo ma questo concetto vale ormai per tutto: il mondo è diventato un meccanismo ipercomplesso ed ultraintersecato tra le sue parti e tra le varie cose che ciò va a determinare vi è anche il fatto che non si può più fallire, perchè ogni sconfitta costa troppo cara.

Voglio chiudere l’articolo con un parallelismo in modo da meglio farvi figurare l’ultimo concetto espresso.

Quando è nata la Formula 1 di gara in gara la forma della macchine cambiava ed il motivo era la sperimentazione di molteplici fattori, al giorno d’oggi in quei circuiti non è più possibile fare una cosa del genere perchè gli elementi della vittoria sono stati scoperti ed affinati fino ad un limite massimo, se non si rispettano non si vince; e quando per ogni gara sfrecciano a 300 km/h investimenti da 250 milioni di dollari non puoi permetterti di testare con la possibilità di perdere.

Gli isekai con il tempo miglioreranno perchè sperimenteranno anche loro, solo lo faranno in maniera molto più cauta e dilazionata nel tempo; poichè hanno avuto la sfortuna di nascere in periodo moderno ed esplodere in un periodo contemporaneo.

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Psicologia dei Personaggi degli Anime II:

Aizen di “Bleach”.

Se io vi chiedessi qual’è il Villain definitivo del mondo anime, chi mi rispondereste? A questa domanda potete dare libero sfogo nei commenti e nel mentre che ci pensate io vi spiego perchè secondo me Sosuke Aizen rappresenta il perfetto archetipo dell’antagonista. Eh si! Oggi ci andiamo giù pesante, preparatevi.

Aizen prima di rivelare la sua indole

Caratteristiche fisiche (primo arco narrativo).

Aizen ha l’aspetto di un uomo sulla trentina andante con capelli di media lunghezza che gli coprono parte del viso, la sua forma fisica è buona: risulta alto e di forte costituzione. La parte superiore del corpo è robusta, infatti addome e spalle sono leggermente più sviluppate della vita che comunque è quella di una persona allenata.

In ogni caso la sua caratteristica più peculiare è il grande e squadrato paio di occhiali che adornano una faccia sorridente e bonaria.

Caratteristiche fisiche (secondo arco narrativo).

La situazione cambia radicalmente quando Aizen rivela la sua indole: i capelli sono portati tutti all’indietro e solo un consistente ciuffo sporge dalla parte frontale. Questa nuova acconciatura dona al suo viso dei lineamenti più gentili e vezzosi, il suo sorriso cambia in una smorfia più tagliente e meno espositiva della dentatura; inoltre gli occhiali spariscono per far posto ad uno sguardo profondo e sferzante. Volendo lo si potrebbe addirittura definire ringiovanito.

Aizen dopo aver rivelato la sua indole

Durante lo svolgersi di tutta quanta la storia Aizen cambia più volte forma ed aspetto ma siccome non è la sua componente fisica che ci interessa in questa sede, sorvoleremo su queste per andare magari a riprenderle più in avanti tramite degli accenni; in modo da meglio contestualizzare il suo spazio psicologico.

Carattere falso e carattere vero.

In concomitanza del cambiamento fisico Sosuke muta anche carattere e personalità, passando dal suo falso alter ego al suo vero io.

Dapprima considerato una persona rispettabile, pacifica ed amorevole; Aizen passa all’essere sadico, spietato e carismatico. Tutti fattori canalizzanti per la sua innata freddezza calcolatrice e per la sua manipolazione.

In entrambe le sue versioni conferma il suo lato composto e pacato condito da una melliflua cordialità. Il rovescio della medaglia consiste però in una facilissima tendenza all’intimidazione il cui trigger scatenante risulta essere la contraddizione nei suoi confronti.

A differenza del suo aspetto la personalità di Aizen non cambia nuovamente all’interno della serie, ciò che invece segue a ruota il primo è la sua componente introspettiva.

Psicologia del personaggio.

Partiamo da un fatto assodato nei Databooks ufficiali di Bleach: Sosuke Aizen è lo Shinigami più potente tra tutti, poichè nonostante i suoi valori parametrali siano uguali a quelli di Genryusai Shigekuni Yamamoto Aizen ha dalla sua il genio e l’Hogyoku. Detto questo…

Aizen è da sempre stato un genio superiore a chiunque altro e molto probabilmente questo ha portato a due conseguenze principali: delirio di onnipotenza e solitudine. La seconda in particolar modo dev’essere stata un sentimento pressante per Sosuke: spesso i i più talentuosi sono anche i più visionari e nel vedere una realtà che ancora non esiste potrebbero sentirsi oppressi dall’ambito sociale nel quale sono costretti , che spesso e volentieri tarpa le ali. Aizen in particolar modo odiava l’idea di dover sottostare a qualcun’altro, chiunque egli fosse; poco importa si parlasse di un superiore in comando o del Re delle Anime, lui non poteva sopportarlo, sopratutto in virtù del fatto che possedeva la consapevolezza di poter andare oltre a tutto ciò.

Un giorno Aizen nello spingersi sempre più in la con le sue ricerche colse la semina dei suoi studi riuscendo a creare l’hogyoku: un piccolo globo il cui grande potere consisteva nell’esaudire i desideri del suo padrone. All’inizio i reali poteri dell’oggetto non si conoscevano e fu solo grazie ad Urahara Kisuke che gli esperimenti di Sosuke si potettero sbloccare: Urahara era giunto alle stesse conclusioni di Aizen creando un secondo hogyoku; Aizen capì che il suo era incompleto e che per ottenere dei risultati definitivi i due oggetti del potere dovevano fondersi.

Cosa sarà successo nella psiche di Aizen in questo frangente?

Per ammissione dello stesso Sosuke la persona più eccelsa in campo accademico all’interno del Seiretei è proprio Urahara Kisuke. Sicuramente Aizen nello scoprire un suo pari a livello intellettuale ne sarà stato inizialmente felice ed euforico, ma lui conosceva la natura di Urahara e sapeva molto bene che le sue sue visioni non sarebbero state condivise; probabilmente a quel punto la momentanea estasi si sarà trasformata in stizza. Altro fatto importante da considerare in questo segmento della timeline è la fiducia che Aizen riponeva in Ichimaru Gin all’epoca bambino; la stranezza della cosa deriva dal fatto che per elaborare il suo piano Sosuke necessitava di un buon grado di segretezza di intenti oltre ad un massiccio switch del suo ego ed in questo clima oltremodo guardingo, credere in un bambino che per sua stessa natura è mutevole nei comportamenti risulta quantomeno peculiare. Molto probabilmente Aizen riusciva a cogliere in Gin quello spirito fanciullesco proiettato verso l’impossibile ed il fantastico, libero com’era dalle catene del pubblico giudizio.

Ichimaru Gin

Gl’anni passati a fingersi qualcuno che non era hanno di certo destabilizzato la psiche di Aizen che a quel punto avrà cominciato a confondere il suo desiderio di essere capito con la volontà di adeguarsi agl’altri in modo da potersi definire normale: un po’ come sosteneva anche Ichigo Kurosaki. A tal proposito infatti durante l’anime si riesce a percepire tutta la liberazione che Sosuke ha potuto provare mostrando il vero se stesso al mondo intero, sentimento rafforzato nel momento in cui decide di abbandonare i suoi costrittivi natali per assurgere ad entità rivelatrice e liberatrice. Aizen vuole creare un esercito ed essere a capo di esso per poter mettere a nudo la debolezza del Gotei 13, con gli stessi intenti vuole uccidere il Re delle Anime poichè dal suo punto di vista ciò getterà verità su come il mondo dovrebbe realmente andare. A livello simbolico lo spartiacque tra prima e dopo viene rappresentato mediante l’illusione, da Aizen stessa creata, dell’omicidio di Sosuke.

Il picco di questa ascensione spirituale culmina con la fusione di Aizen e dell’hogyoku, permettendo a Sosuke di trascendere sia gli Shinigami sia gli Hollow diventando di fatto una semi-divinità. Durante le fasi della guerra che lo porteranno più volte ad evolversi in forme sempre nuove e diverse diventa evidente quanto in realtà Sosuke non sia invincibile: egli subisce! Ma a differenza di una persona normale sfrutta la paura per forzare trasformazioni dettate dall’istinto di sopravvivenza. In ultima istanza Aizen, durante le fasi finali della saga, chiede al suo dogma lo sforzo ultimo divenendo un Dio completo. Si potrebbe quindi pensare che a questo punto Sosuke sia realizzato ma la verità dei fatti è che un Dio è ancor meno compreso di un genio: neanche Kurosaki Ichigo, colui che Aizen aveva indirizzato fin dalla nascita per essere un degno avversario come suo pari riesce a soddisfarlo; ma la battaglia è comunque feroce e le fatiche del prodigio bruno si fanno sentire, il sigillo di Urahara ha effetto ed Aizen rimane imprigionato. Urahara ragguaglia Aizen circa la sua debolezza in quel momento effettiva e tangibile, dichiarando che non ha più il supporto della sua gemma in quanto essa non lo riconosce più come padrone.

Rispetto alle due ultime righe di testo la mia personale opinione è che in realtà Aizen ce lo avesse eccome il supporto dell’hogyoku: semplicemente il globo riconoscendo la forza del suo padrone, nel resistere al Mugetsu di Ichigo, decide di concedergli la realizzazione del suo più intimo desiderio rendendolo più debole ed allineato al resto del mondo e quindi di conseguenza comprensibile.

La tecnica finale di Ichigo Kurosaki: Il Mugetsu

Nella saga della guerra dei mille anni Aizen non perviene nessun interessante risvolto mentale, sicuramente la prigionia gli ha dato modo di riflettere ma anche nel suo agire vi è qualcosa di ozioso. Sosuke si è arreso, aiuta Ichigo soltanto perchè proprio non riesce a sopportare Yhwach; probabilmente non essendo più schiavo delle sue stesse convinzioni ha trovato la serenità.

Considerazioni finali.

A mio avviso Aizen è un personaggio veramente ben scritto, il suo carisma magnetico rompe la quarta parete costringendoti a trovarlo interessante e più di una volta a tifare per lui. Non è esente da difetti: come l’ingiustificata assenza del suo Bankai o il suo inesistente studio dedicato alle capacità di Orihime. Il paragone più azzeccato che mi viene in mente per poter descrivere l’epopea dell’ ex capitano della quarta divisione è la storia di Jordan Belfort in The Wolf of Wall Street; è infatti interessante notare come entrambi i personaggi una volta in prigione trovino la libertà interiore nel non essere più succubi di loro stessi.

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“Spokon”: gli Anime Sportivi

Una doverosa lezione di terminologia.

Voglio iniziare precisando tre termini e più tardi nell’articolo capirete il perchè.

“Spokon”: anime o manga (generalmente rivolti ai ragazzi) riguardanti uno sport ed i suoi atleti.

Shonen: anime o manga rivolto ai ragazzi.

Shonen Battle: anime o manga rivolto ai ragazzi la cui trama orientata all’azione si sviluppa mediante combattimenti vari, corredati o meno di capacità soprannaturali .

Da qui ne deriva che: Spokon e Shonen Battle sono due sottogeneri dello Shonen.

Interiorizzate e andiamo avanti.

Haikyuu!! Uno dei migliori esempi di Spokon moderno

Cenni Storici.

Il genere sportivo non è solo uno dei più vecchi, ma anche uno dei più amati e prolifici. A cavallo tra gl’anni 60′ e 70′ sono difatti nate alcune tra le serie animate giapponesi più amate anche qui nello stivale:

  • Ashita no Joe” (“Rocky Joe”)
  • Attack No. 1″ (“Mimì e la Nazionale di Pallavolo”)
  • Tiger Mask” (“L’Uomo Tigre”, di cui l’anno scorso è stato il cinquantesimo anniversario)
  • Ashita Tenki ni Nare!” (“Tutti in Campo con Lotti”)

Come per tutti gl’altri generi, anche lo spokon ha subito un’evoluzione nel tempo e quello che vogliamo andare a capire oggi è: come si è evoluto e sotto quali influenze.

Ashita no Joe: uno dei più iconici esempi di padri fondatori dello spokon

Andando a cercare su Wikipedia si evince che le discipline sportive olimpiche in cui il Giappone eccelle sono: Lotta, Ginnastica, Judo, Tennis da Tavolo, Pallamano e Nuoto. Quindi almeno sul lungo termine, considerando che di anime sportivi ne sono stati prodotti sulle più svariate discipline, le vittorie olimpiche non possono essere considerate uno di quei fattori… ma vi ricordate quando sono nati alcuni dei più iconici spokon di sempre? Esatto! Tra gl’anni 60′ e 70′, e cosa successe nel 1964? Il Giappone ospita i giochi olimpici a Tokyo e vince ben 16 medaglie d’oro, 5 d’argento e 8 di bronzo! Non vi basta? Alle olimpiadi successive tenutesi a Città del Messico nel 1968 questa incredibile serie di vittorie, anche se non totalmente, fu riconfermata. Ma perchè fermarci qui? Continuiamo:

  • “Kuroko no Basket”
  • “Haikyuu!!”
  • “Free!”

Tutti spokon moderni. Il primo fu cominciato a serializzare nel 2008, 4 anni dopo che Il Giappone ad Atene fece una strage pari a quella di Tokyo, il secondo nel 2011: un anno prima delle olimpiadi del 2012 a Londra con il più alto numero di argenti e bronzi conquistati fino a quel momento e ben 9 medaglie d’oro continuando di fatto a seguire la scia positiva delle precedenti olimpiadi. Per Free! neanche ve lo sto a dire, stessa storia.

A questo punto potremmo anche sbilanciarci un attimino ed affermare che: sicuramente la qualità degli spokon non è interamente influenzata dalle vittorie olimpiche del Giappone; ma che nel breve termine oltre ad influenzare in parte in modo diretto gli autori, il feedback di rimando che si crea dopo la serializzazione derivante anche dalle più vicine vittorie olimpiche aumenterà le vendite dei volumi che a loro volta re-influenzeranno positivamente la qualità degli stessi.

Provate a immaginarvelo in Italia: anno “x”, l’ Italia vince un casino di medaglie d’oro; tutti sono presi bene dalla cosa ed i genitori iscriveranno i figli ai più disparati sport di cui il giorno prima non sapevano neanche il nome. Voi siete un fumettista e vi rendete conto che la nuova onda da cavalcare è l’attività fisica, cosa fate? Semplice! Fate un fumetto su quell’argomento!

Kuroko no Basket

Se il primo fattore influenzante è qualcosa di leggermente più fine da cogliere, quello che andiamo a presentare adesso è invece molto più palpabile.

Non vi saprei assolutamente dire in che anno o con quale opera sia iniziata questa tendenza ne se sia legata ad un terzo fattore “x” che dopo andremo ad ipotizzare, ma è quantomai evidente che da un certo punto in poi gli spokon sono diventati degli shonen battle.

Esaminiamo la struttura di uno spokon: formazione della squadra/scoperta del talento o talento pregresso del singolo, formazione base sullo sport in questione/singolo ancora immaturo e alle basi della disciplina, allenamento, ritiro, prima partita/match che segna un punto si svolta, allenamento consapevole, miglioramento, partite/match di difficoltà via via sempre maggiori, scontro finale con vittoria/sconfitta, allenamento esaltato dalla vittoria/sconfitta, vittoria.

Raga è l’ABC di uno shonen battle, mi sembra di aver letto il plot di “HunterxHunter“. Non fraintendetemi: va bene così; le dinamiche di un’avventura dove ci si danno un sacco di mazzate, se esistesse una roba del genere nella realtà, sarebbero le stesse di quelle in gioco per diventare un campione sportivo. Questo è il motivo per il quale, tra le altre cose, mentre stai vedendo la novantaseiesima puntata di un anime sul tiro con l’arco tradizionale giapponese pensi: cavolo, non pensavo potesse piacermi tanto il tiro tradizionale con l’arco giapponese! In realtà a te non te ne frega niente del tiro tradizionale con l’arco giapponese perchè stai guardando una parafrasi di gente che mediante il tiro con l’arco tradizionale giapponese sta in realtà combattendo. I tuoi occhi ed il tuo cervello lo percepiscono come quello che dovrebbe essere ma il tuo cuore lo percepisce come una battaglia e, complice lo stile giapponese nel narrare queste cose con campi e controcampi, musiche gasanti al momento giusto, inquadrature strette ed emozionali sull’obbiettivo finale; anche una battaglia piuttosto coreografica!

Free!

Il dubbio che rimane.

Il terzo possibile fattore influenzante è stato la grammatica videoludica dei giochi di azione/avventura in terza persona?

La risposta è si, ma solo per gli spokon moderni. D’altronde stiamo parlando del paese che ha dato i natali alla Sony e alla Nintendo. In ogni caso quel modo di fare videoludica di sviluppa a partire dagl’anni 90′ in poi.

Il peculiarissimo stile narrativo di alcuni di questi giochi si basa sul miglioramento del proprio pg attraverso l’allenamento costante simboleggiato dal ritrovamento di potenziamenti di varia natura, e dal progressivo intensificarsi degli scontri sia per quantità che per qualità. Con i dovuti rimaneggiamenti l’incipit rappresenta proprio ciò di cui abbiamo parlato fino ad adesso forse anche in virtù del fatto che i manga stessi hanno per prima influenzato i videogiochi. Quest’ultima tesi più che una certezza assoluta rimane una possibilità, concreta ma pur sempre una possibilità, certo è che quanto meno rappresenta un importante spunto di riflessione.

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Amicizia e Rivalità negli Anime.

Concomitanti, a volte simili, ma in realtà molto diverse.

Amicizia e Rivalità sono elementi narrativi molto spesso presenti in fatiche letterarie, filmiche ed artistiche; data quindi la loro natura prettamente inerente ai generi, abbracciano nel medesimo modo anche gli anime.

Gli autori da sempre usano questi due tasselli fondamentali nelle loro storie e con il tempo sono riusciti a farci abituare all’idea di accostarli perennemente fino a quasi a farceli confondere ed in alcuni casi fonderli. Detto questo quindi, per quanto potrebbe sembrare ovvio e scontato, è giusto che io vi ricordi che non solo sono due cose del tutto differenti ma anche che molto spesso non concorrono neanche insieme.

Laddove in un narrato vi possa essere tra due soggetti amicizia potrebbe non esserci rivalità, così come è valido anche il contrario, cosi come è valida anche la presenza di entrambe.

Midoriya e Bakugo: Rivali ma non amici

Questione di genere.

Quando si parla di amicizia e rivalità negli anime la mente viaggia subito verso il panorama Shonen Battle per due motivi fondamentali riguardanti due tipologie di fruitori del media: il consumatore occasionale e quello più esperto.

Non è infatti un mistero che il consumatore occasione si butti a capofitto sul prodotto di moda in quel momento ed indovinate un po! Qual’è il prodotto sempre di moda in questo ambito? Esatto! Il nuovo Shonen Battle di turno da almeno 100 puntate o più.

Per l’esperto la questione cambia invece: nonostante lui sia consapevole che quel microcosmo possa essere presente tanto in uno Spokon quanto in uno Slice of Life gli è comunque difficile immaginarseli come esempi figurativi, poichè in anime da 12 o 24 puntate è difficile ci sia spazio per un approfondimento psicologico così calzante da ricordarcelo in modo chiaro come invece fa un’avventura che ti accompagna per una più grande porzione della tua vita. Ciò che ho appena descritto è anche il motivo del perchè nonostante la rivalità tra Ban e Meliodas di Nanatsu no Taizai ,derivante da uno shonen battle, chiunque di noi si sarà ricordato prima quella tra Goku e Vegeta; Dragon Ball non solo ci ha accompagnato per un periodo più lungo della nostra vita ma anche in uno diverso e per molti di noi più nostalgico, semplicemente è più memorabile.

Goku e Vegeta, amici e rivali

Siccome anche io sono vittima di questa cosa voglio parlarvi brevemente dei rapporti di rivalità/amicia proprio in Dragon Ball, Boku no Hero Academia e Naruto (mica potevamo escludere Naruto da sto discorso, eh!); per poi in seguito tratte le mie conclusioni generali e finali.

Goku e Vegeta.

La caratteristica del rapporto tra Goku e Vegeta, molto spesso riscontrabile in storie del tipo, è che Vegeta prima di essere in una relazione almeno decente con Goku è stato un suo nemico e non uno qualsiasi ma il Main Villain di un’ intera saga. Nello scontro con Freezer, Vegeta si rende conto di essere inferiore a Goku e pure di parecchio; da quel momento in poi deciderà di rincorrerlo per poterlo superare e ripete sistematicamente questo ciclo ogni qual volta che Goku diventi nuovamente più forte di lui. Durante la saga di Majin Buu il Principe dei Sayan si confessa parlandoci di quanto fosse disperato nell’essere stato reso così umano da Goku e compagni, è perciò intuibile come nonostante il più stempiato degli scimmioni volesse bene a Bulma e Trunks probabilmente si era fatto una famiglia almeno in parte per spirito di competizione con il guerriero dall’acconciatura più riconoscibile di sempre. Alla fine della medesima saga, Vegeta si confessa di nuovo nel considerare Kakarot il migliore; sia in GT che in Super nonostante non ritorni sui suoi passi cede comunque a quel tarlo nel cervello che agisce sulla sua inerzia e continua a trascinare stancamente il suo orgoglioso ego fino ad un muro con sopra scritto NUMERO DUE.

Dopo l’incontro con Beerus tutte la nostre considerazioni riguardo l’incrocio di intenzioni tra i due devono essere riviste: Goku per la prima volta PERDE in maniera definitiva e senza appello!! Ed è li che Goku capisce che il desiderio di scontrarsi con i più forti gli deriva solo in parte dalla volontà di proteggere, quello che veramente vuole è semplicemente COMBATTERE! Ed è per questo che la rivalità tra Goku e Vegeta è unilaterale, solo il secondo considera l’altro un rivale; al primo non gliene frega niente di superarlo se mai dovesse divenire nuovamente più forte di lui, vuole solo menare le mani. Questo è anche il motivo del perchè Vegeta sarà sempre il numero due: Vegeta fa qualcosa in relazione a quello che fa un altro, Goku quando fa qualcosa lo fa solamente per lui.

Midoriya e Bakugo.

Durante la visione di My Hero Academia si potrebbe essere tratti in inganno dal fatto che nei ricordi di Deku da piccolo sembrerebbe che lui e Kacchan fossero amici, quando in realtà solo il protagonista considerava il secondo tale; Bakugo se lo teneva intorno per vantarsi delle sue capacità superiori e qualche volta sfogarsi fisicamente. Il salto temporale che divide la loro infanzia dall’adolescenza oltre a separare i due, rende anche le loro caratteristiche più accentuate: Kacchan è un bullo convinto del suo troneggiare sugl’altri, Deku è un ragazzino rimesso e sognatore che in cuor suo ha già perso le speranze di poter anche solo competere con il resto del mondo vista la sua impossibilità nello sviluppo di un potere.

L’animo sognatore di Midoriya è ciò che forse da più fastidio alla sua controparte, entrambi vogliono entrare alla scuola per supereroi migliore del Giappone: come? com’è possibile che quella nullità voglia potersi confrontare sul mio stesso terreno? Probabilmente è questo che Bakugo avrà pensato all’epoca, la mazzata finale per lui arriva quando nel medesimo arco narrativo Deku, cercando di salvare il suo esplosivo compare, dimostra di possederne quantomeno lo stesso coraggio. In tutto questo non si capisce molto bene se comunque per Midoriya Bakugo è ancora un amico o se lo tratta con tanta delicatezza per via della sua bontà d’animo.

Fatto sta che nel prosieguo della storia arriviamo al loro scontro risolutivo sia ideologico che fisico, entrambi ammirano fortemente l’eroe numero uno All Might ed entrambi si ritengono degli di rappresentarlo come nuovi eroi numero uno in futuro. Tanti eventi separano l’incipit del loro rapporto da questo primo vero contatto tra i due: Midoriya viene ammesso alla Yuei grazie ad un potere che Kacchan non comprende, Deku vince la sfida di salvataggio a squadre, Bakugo vince il torneo del festival sportivo, Bakugo sviluppa la sua vera prima amicizia con Kirishima, Bakugo viene rapito e Midoriya lo salva ; questa serie di alti e bassi vissuti da entrambi comporterà lo sviluppo di due assets psicologici perpendicolari: Kacchan ha capito che non è il migliore e che se lo vuole essere deve impegnarsi e non sottovalutare gl’altri, mentre il protagonista si rende conto di essere diventato forte e di poter competere. Dopo la vittoria di Bakugo quest’ultimo, rimanendo amareggiato dal fatto che comunque All Might aveva già scelto il suo seguace in Deku, continuerà con la sua linea di pensiero ma spronerà il suo rivale a fare sempre meglio temendolo nel contempo.

Naruto e Sasuke.

Nell’epica avventura del Ninja Biondo gli scontri sono solamente una parafrasi sul piano fisico di una battaglia più complessa e stratificata che avviene nelle menti dei guerrieri su un piano metafisico. Ciò può essere dichiarato con una certa leggerezza visto il concetto più volte ribadito nell’anime secondo il quale i guerrieri migliori riescono a capirsi solo combattendo. Il rapporto tra i due può essere tranquillamente sintetizzato in tre punti fondamentali poichè, anche tralasciando il resto della storia, il più massiccio sviluppo delle loro intenzioni nei confronti l’uno dell’altro avviene proprio in quei 3 punti fondamentali:

  1. Durante l’infanzia nel villaggio di Konoha Naruto e Sasuke sono praticamente uguali, sono entrambi soli; la differenza è nel come succede e nel come si reagisce. Naruto non ha consapevolezza di quello che è successo alla sua famiglia, Sasuke dal canto suo invece si; e proprio per questo decide di immettere il suo talento innato in un rigoroso allenamento. Naruto invece cedendo alla tentazione dei non talentuosi agisce sempre in maniera svogliata e pigra. In tutto questo nonostante Sasuke sia apprezzato e ben voluto da tutti si sente comunque tagliato fuori dal mondo, l’unica consolazione che entrambi posseggono è la consapevolezza di essere sulla stessa barca e proprio per questo amici inconsapevoli
  2. Quando Naruto decide di andare a recuperare Sasuke la prima volta si è già reso conto di considerarlo un amico e la stessa cosa vale per il ninja corvino; il loro scontro ideologico si basa sul fatto che Naruto non possa realmente capire il dolore di Sasuke, in quanto il primo è stato solo da sempre mentre il secondo ha perso qualcosa che ricorda. La rivalità tra i due finisce in questo punto e da qui comincia invece lo sviluppo dell’affetto che li lega, Naruto difatti è in questa occasione che cerca di inculcare alla controparte il suo sentirsi legato a lui da un filo che non vorrà mai spezzare
  3. Nello scontro finale i due amici si sono già compresi, ora semplicemente combattono per imporre sull’altro il loro punto di vista che con le esperienze è diventato più stratificato e complesso. Fino ad un istante prima erano felici, felici di aver potuto di nuovo collaborare contro un nemico comune spingendo fino a limiti massimi la loro rivalità ma dopo tutto cambia di nuovo: e da una parte abbiamo Sasuke con la sua convinzione che per governare e scacciare il male dal mondo ci voglia la forza e dall’altra Naruto convinto della maggiore importanza di amicizia e collaborazione (analisi filosofica insufficiente me ne rendo conto, ma è per amore di sunto). Su piano fisico pareggeranno, su quello mentale vincerà Naruto.
Naruto e Sasuke: molto più amici che rivali

Considerazioni finali.

Ve lo dico subito: tra i tre sviluppi quello più banale per me è quello tra Bakugo e Midoriya, sopratutto perchè poco emozionale, anche nel picco massimo.

La forza della narrazione del rapporto di Sasuke e Naruto riesce invece ad essere devastante poichè nel loro mondo ogni personaggio ha una filosofia di vita ben costruita e sviluppata che mette in campo ogni volta che combatte. Il fatto che nonostante questo i due modi di vedere contrapposti del ragazzo volpe e dell’emo in fiamme siano così troneggianti su tutto il resto rende il loro sviluppo ineguagliabile.

In ultima istanza è interessante notare come Dragon Ball , l’anime che ha reso così celebre e mainstream lo shonen battle nel mondo, ad un certo punto con un twist rimescoli le carte in gioco; settando probabilmente il nuovo metro di paragone a livello narrativo per quanto riguarda lo sviluppo di un’amicizia/rivalità.

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Psicologia dei Personaggi degli Anime I :

Near di “Death Note”.

Oggi iniziamo con una nuova rubrica, in questo articolo andremo ad analizzare uno dei due successori di Elle per poi continuare nei futuri scritti con altri nostri beniamini.

Near che gioca con dei pupazzetti

Descrizione del personaggio.

Near è un ragazzo minuto con pelle pallida e capelli bianchi, caratteristiche fisiche che ben si sposano con le sue iridi di color grigio. A questo proposito, anche se mai confermato ne da Oba ne da Obata, Near risulta essere affetto da Albinismo ed uno degli spunti di riflessione che ci conduce in tale direzione è il fatto che non lo abbiamo mai visto esporsi alla luce solare preferendo di gran lunga agire all’interno della sua base operativa. Nei One-Shots riguardanti Cheap Kira e Minoru Tanaka vediamo un Near molto cresciuto ma immediatamente riconoscibile nella sua visione di insieme, poichè i cambiamenti fisici riguardano solo l’altezza e la conformazione del busto. Sviluppandosi ha smesso di essere mingherlino ed è diventato un ragazzo di giusta costituzione con un’altezza nella media.

Near cresciuto

Analisi caratteriale e psicologica del personaggio.

Near il cui vero nome è Nate River e il cui secondo pseudonimo è Enne risulta da subito arrogante e saccente oltre che sprezzante nei confronti del suo predecessore.

Quando lo vediamo per la prima volta ha 18 anni, un età nella quale i complessi di invincibilità sono frequenti e nel suo caso anche giustificati dal suo punto di vista; difatti nei test della Wabby’s House risultava sempre primo. Nel tempo si convinse di essere l’unico ad essere degno del ruolo di “nuovo detective migliore del mondo”; convinzione la sua affiancata da una profonda ammirazione per l’allora ancora non defunto Elle. Quando però Elle morì, di fatto perdendo nella sua personale sfida contro Kira, l’ammirazione che Near provava per lui si trasformò in disprezzo e certezza di essergli superiore; un disprezzo a conti fatti molto labile e quasi auto imposto, infatti nell’ammettere che per riuscire a concludere l’opera ereditata da Elle Mello ha avuto un ruolo fondamentale ritorna sui suoi passi ritrovandone la stima: ammettendo anche a se stesso che gli era inferiore per spirito d’iniziativa. In ogni caso il suo essere in questo limbo di amore ed odio per il suo mentore è ben rappresentato dal fatto che nonostante Near avesse subito un momentaneo sbandamento dai suoi pensieri originali, si facesse chiamare con lo pseudonimo di Enne nella stessa maniera in cui faceva Elle.

A differenza dei già sopracitati Mello ed Elle, Near ha interiorizzato in modo diverso il fatto di risultare orfano: nel suo caso si manifesta in cautela e freddo distacco che in seguito si vanno a concretizzare nell’essere manipolatorio e calcolatore, preferendo far agire gli alti e manovrando dall’ombra.

La caratteristica peculiare di N è il suo feticcio per i giocattoli, anche quando lavora gioca sempre ed è sempre circondato dagli stessi; non solo: usa anche i giocattoli come mezzo per una più facile comprensione delle situazioni ai suoi alleati. Questo potrebbe non significare nulla in quanto potrebbe avere solo una grande passione per i giocattoli, ma azzardando un’ ipotesi potremmo pensare si tratti di un tramite per la sua parte infantile dal quale non vuole staccarsi. Tralasciando gli aspetti positivi di questa cosa in una persona equilibrata, ciò risulta in un egoismo ed un arroganza ai fini della sua soddisfazione personale tipica di una persona poco matura.

Concludiamo dicendo che: anche dopo la sconfitta di Kira il carattere di Near non cambia, durante il caso di Cheap Kira non interviene neanche (ricordiamo che con il Death Note la gente MUORE!!); in quell’occasione ritenne la sfida troppo poco stimolante a causa del fatto che il tizio non era nemmeno paragonabile all’originale. Da questo si può denotare una cosa: Near il suo lavoro lo ha già fatto una volta e in quel caso doveva dimostrare di poter portare a compimento il compito affidatogli, adesso non gliene frega più niente. Ciò risulta ancora più evidente nel caso di Minoru Tanaka: quando Tanaka usò l’espediente dell’asta a livello mondiale per il nuovo Death Note regalatogli da Ryuk con conseguente vendita e compenso condiviso per tutti i correntisti della Yotsuba Bank tra i 18 e i sessant’anni; Near non solo se ne uscì con la stupidaggine che non si poteva fare niente per bloccare la vendita ed identificare il colpevole, quando in realtà qualcosa si poteva benissimo fare, ma quando andò nelle mani del governo americano non volle essere coinvolto ulteriormente nel caso per non andare contro il proprio paese. Anche in questo caso il tutto è riconducibile ad una forte mancanza di motivazione.

Near: “Penso che L non faccia quello che fa per i soldi o per un senso di giustizia, penso lo faccia perchè semplicemente gli piacciono i misteri, credo farò così anche io”.

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Storie di “Loop Temporali”

Qualcosa di diverso.

Dunque, per il primo articolo del blog scegliamo qualcosa di un po’ particolare; non è un format specifico, ne un’analisi tecnica di un determinato argomento. Volevo fare qualcosa di diverso: infatti oggi andiamo ad esaminare la struttura dei viaggi temporali, ed in particolare dei Loop Temporali negli anime.

Steins; Gate

Iniziamo con un premessa: sto affrontando la mia tesi riferita al mondo del cartoon giapponese ma sarebbe validissima anche incrociandola con l’universo Hollywoodiano poichè di base stiamo analizzando un espediente narrativo, che come tale può appartenere benissimo all’uno o all’altro mondo; fermo restando che noi lo sviscereremo in richiamo al nostro media preferito.

Detto ciò io ho un serio problema con lo svolgimento degli eventi che portano al dipanarsi di un mistero riguardante un loop temporale. Facciamo alcuni esempi di anime che hanno questa trave nella loro struttura:

  • Steins; Gate
  • Seishun Buta Yaro wa Bunny Girl Senpai no Yume o Minai
  • Toki wo kakeru shoujo
  • Fate/Stay Night Unlimited Blade Works

Ora, non tutti gli anime con all’interno un viaggio nel tempo si trasformano in automatico in una storia ciclica che trova nella sua fine l’inizio del ciclo successivo coincidente con lo start della storia stessa, ma io sono proprio questi casi che voglio analizzare.

Seishun Buta Yaro wa Bunny Girl Senpai no Yume o Minai

Il grosso problema.

Voglio spiegarmi il più chiaramente possibile con voi, quindi da adesso fino alla fine del paragrafo prestatemi la massima attenzione. Ecco quello che succede in una trama di questo genere:

  1. Il protagonista vive degli eventi fino a quando per un motivo o per un altro viaggia indietro nel tempo;
  2. Il protagonista proveniente dal futuro influisce sul suo stesso passato mettendo così in moto i fatti che porteranno la sua versione più giovane ad attraversare le stesse identiche cose che ha vissuto la sua versione più anziana;
  3. A questo punto la versione più giovane è intrappolata in un Loop per il quale è destinato a dover viaggiare nuovamente a ritroso nel tempo in modo da re-influenzare se stesso nel passato e tutto ricomincia da capo.

Concentriamoci sui punti 1 e 2; la domanda che si deve fare è: perchè il protagonista deve viaggiare indietro nel tempo per influenzare il suo stesso passato? La risposta generalmente è: perchè un evento passato molto importante del protagonista non avverrà se lui non torna indietro per realizzarlo, e siccome la regola non scritta dei viaggi del tempo vuole che le due versioni del nostro protagonista non si possono incontrare; la versione futura tornata indietro nel tempo agirà in modo occulto per far si che questo evento accada. Così facendo però, proprio perchè quell’evento è accaduto, la storia della versione passata non si modifica e conseguentemente rivivendo tutto ciò che ha portato la sua versione futura a tornare indietro nel tempo finirà anche lui per decidere di dover tornare indietro nel tempo in modo da fare accadere quell’evento importante per la sua versione passata (in concomitanza con quanto descritto al punto 3 quindi).

Fate/Stay Night Unlimited Blade Works

Il nocciolo della questione.

Il punto signori miei è questo: la prima volta che è avvenuto questo evento così importante per il protagonista come è avvenuto?

Non può di certo averlo fatto accadere il protagonista dal futuro poichè appunto è la prima volta nella quale la linea temporale è ancora dritta prima di fare il giro per ritornare al suo stesso inizio. Quindi?

Io me la sbrigo in questo modo: la prima volta l’evento sarà successo per caso e le successive volte bisogna farlo accadere in maniera meccanica, anche se mi rendo conto che è un po’ insoddisfacente come risposta; tra l’altro l’antitesi più comune recita l’insensatezza della domanda poichè un loop non è altro che una porzione del tempo staccata da tutto il resto ferma nella sua ciclicità, ne conviene che non ha scopo chiedersi quali siano stati gli inizi o la fine di uno specifico accaduto. E come se non bastasse poi ci sarebbero altre miliardi di incongruenze e possibili spiegazioni da tenere in conto: come la teoria degli universi paralleli e compagnia cantante, cosa che noi non faremo in questa sede poichè sia a me che a voi sta già fumando il cervello.

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Chi è “Balverino”?

Salve a tutti,

Allora il mio nome da Blogger è Balverino e desidero dare a tutti voi una brevissima introduzione al mio personaggio e a questo blog.

Net-juu no Susume

Non facciamola troppo lunga: gli Anime li ho vissuti come ogni buon italiano nato nei primi anni ’90 con i “Pokémon” su “Italia 1” e da lì “Dragon Ball” e compagnia bella, la passione vera e propria si è scatenata poi in tutta la su follia durante il mio ventesimo anno di età con la visione di “Sword Art Online”. Adesso di anni ne ho 27 ed ho collezionato 600 opere sviluppando quello che è il mio personalissimo gusto. Non giusto, non sbagliato, personale.

Lo scopo del Blog è semplice: gli anime per me non sono ne una passione, ne ossessione; molto più semplicemente sono la mia ragione di vita e necessito di qualcuno con cui parlarne, in sunto uno sfogo vero e proprio. Ci provai già collaborando gratuitamente con alcuni forum specializzati come il “NIT” (“Naruto Italian Team” oggi diventato l'”AnimeHero Forum“; ancora oggi sono presenti miei articoli sotto lo pseuodonimo di AnimeFanatic) ma desideravo qualcosa di mio e quindi eccomi qua. Non solo, se vi è qualcosa che ho sempre odiato è la ricerca spasmodica in internet, causa carenza di info, per riuscire a cavare qualche ragno dal buco nel momento stesso in cui vado a cercare di reperire spiegazioni semplici per fare chiarezza su anime particolarmente complessi. In questo blog trasparenza narrativa e completezza sono le parole d’ordine: avete bisogno di elucubrare su un particolare universo narrativo ma non riuscite a trovare spunti ordinati e ben definiti da cui partire? Bene, qui lo avrete. Ma non mi fermo neanche in questo punto: universi narrativi, collegamenti filosofici e psicologici, paragoni, confronti visivi e chi più ne ha più ne metta; qui vi togliete ogni dubbio. Nel caso in cui quest’ultimo pensiero ti stesse particolarmente a cuore ne parlo più nel dettaglio all’interno di questo articolo.

La strutturiamo in questo modo: rendiamole facile; un articolo il più spesso possibile e posts su Facebook ed Instagram inerenti lo stesso. Su Facebook ci mettiamo anche il videocommento di quanto ho scritto così da approfondire e su Instagram qualche foto carina a tema anime e piccole registrazioni d’impulso per chiudere il cerchio. Per tenervi aggiornati sugl’articoli in uscita farò in modo di postare una storia prima e dopo ogni scrittura, cosicchè possiate organizzarvi al meglio per la fruizione del tutto.

Ho abilitato le opzioni in modo tale che possiate commentare anche senza iscrivervi, quindi potete esprimere la vostra anche se siete solo di passaggio. I commenti vengono approvati in automatico senza che siano moderati, sono per la libera espressione, infatti non cancellerò mai nessun commento ed ho anche inibito il plug in per la cancellazione automatica dopo tot. giorni.

Per me oggi inizia un percorso… insieme a voi“.

Ciò non dimeno non voglio dirvi cazzate: la passione esiste ed palpabile tanto è intensa, ma come ogni cosa che raggiunge certi livelli si punta a farla diventare una professione. Se io riuscissi a rendere quello che scrivo il mezzo con cui mangio sarei la persona più realizzata della terra, di conseguenza nel non mentirvi dichiaro che anche questa è una base sul quale voglio edificare uno spazio mio che comunque è dedicato a chi mi seguirà. Io adoro essere esperto in questo campo ed esprimere opinioni sul tale, non solo, a costo di sembrare arrogante la mia ambizione risulta tutt’altra: la struttura che avete sotto gl’occhi deve diventare il principale punto di riferimento per la cultura anime in Italia per espanderla, diamine vorrei poter andare in radio e tv in modo da dichiararlo con fierezza una volta riuscitoci.

Siete Intrigati?

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Questo è il mio sogno… e voi… siete la mia elitè! Voi siete i miei Fantici!”