Filosofia degli Anime II:

“I Bambini che inseguono le Stelle/ Il Viaggio verso Agartha”.

Lo svolgimento di questo articolo è un po’ strano poichè nonostante sia slegato da Filosofia degli Anime I e sia invece legato a Il Rapporto tra Dio e l’Uomo negli Anime, il secondo è legato al primo; quindi in qualche modo il primo è anch’esso legato a questo. Come dico sempre: “non è un esame universitario per il quale esiste una propedeuticità, ma se gli date un’occhiata prima di leggere questa pagina vi aiuta sicuramente nella contestualizzazione”. Tra l’altro in “Filosofia degli Anime I” ho già spiegato come funziona questo tipo di format, conseguentemente dando per scontato che sappiate come funziona non perderei tempo in altre inutili introduzioni.

L’Arca che porta via la vita dal mondo verso i confini di “Agartha”: “Vimana”

Long Story Short.

Asuna è una ragazzina poco espansiva che ha un hobby particolare: vicino casa sua esiste un pendio nel quale si rifugia per stare da sola ad ascoltare una vecchio radio a galena lasciatagli dal padre; per sintonizzarla usa una particolare pietra di cui non sa la provenienza, l’obbiettivo di questa sua attività è riuscire ad udire di nuovo un canto bellissimo e misterioso apprezzato tempo addietro. Asuna non ha dei veri e propri amici, ciononostante apprezza la compagnia di Mimi: un particolare animaletto simile ad un gatto che allevia la solitudine di una casa vuota a causa di una madre spesso assente per lavoro. Un giorno, tornando da scuola, si imbatte in un animale che a prima vista potrebbe essere considerato un orso, riesce a scampare il pericolo grazie ad un ragazzo dalle sovrannaturali abilità magiche ed agilità di nome Shun. Da subito notiamo la somiglianza tra la pietra che Shun porta al collo e la pietra che Asuna usa per il suo dispositivo e forse le fortuite coincidenze del destino hanno portato i due a legarsi anche per questo motivo; legame che comunque dura poco poichè Shun ad insaputa di Asuna si suicida. La tristezza è forte ma la voglia di scoprire cosa si cela dietro quel celestiale suono ancora di più e così Asuna torna per l’ennesima volta sul suo pendio, rimane però sbigottita nel vedere un ragazzo praticamente uguale a Shun osservare lo strampiombo dal quale lui stesso si era buttato. In realtà si rivelerà essere suo fratello di nome Shin in missione per recuperare il pendente del defunto consaguineo: pendente il cui vero nome è “Clavis”, ma le rivelazioni non finiscono qui. Il Clavis è cercato altresì da un’organizzazione segreta soprannominata “Gli Arcangeli” e nel tentativo di sfuggire da loro Shin coinvolge Asuna in una rocambolesca fuga fin dentro alcune grotte sotterranee. Shin sta cercando di tornare ad “Agartha”: una città leggendaria meglio nota come “Shambhala” e per farlo deve sconfiggere il guardiano preposto alla sua entrata, il “Quetzalcoatl”, una creatura mistica che un tempo fungeva da guida per l’umanità ora impazzita per l’inquinamento globale. Qui capiamo che l'”orso” era in realtà un Quetzalcoatl spintosi fuori dalla sua tana e divenuto aggressivo, il che ci porta alla conclusione che la zona dell’incontro tra Asuna e l'”orso” fosse vicina all’ingresso celato agl’occhi dei più. La realtà però risulta nel fatto che di queste creature ne esistono molte e sono a tutti gli effetti delle abitanti di Agartha. Lo scontro ha esito positivo ma con l’intervento degli Arcangeli il guardiano viene sconfitto e in un colpo di scena si scopre che uno dei professori di Asuna fa parte di loro: il suo obbiettivo è far rivivere la moglie defunta ed in una divisione di intenti tradisce l’organizzazione per unirsi ad Asuna e Shin che comunque lo accolgono in maniera riluttante nel party; i soldati rimangono tagliati fuori perchè per accedere ad Agartha serve il Clavis. Il gruppo ha comunque vita breve poichè Shin ha portato a compimento i suoi obbiettivi e nel rimanere da sola con il professor Morisaki, Asuna intraprende un viaggio nel quale attraverserà molte sensazioni di attaccamento alla figura maschile a lei vicina come se fosse un padre; padre che nella vita di Asuna non esiste più. Il professor Morisaki è a conoscenza, grazie anche alla loggia di cui faceva parte, della geografia del luogo e di come raggiungere l’altare per il rituale proibito in concomitanza dell’arrivo dell’arca della divinità che porta via la vita: “Vimana”. Da qui in poi il corso degli eventi procede molto spedito: Asuna rincontra Mimi solo per separarsene quando viene spiegato che è una creatura di quel mondo e che quindi una volta esaurito il suo compito tornerà a fare parte dei Quetzalcoatl come esecutore di destini e portatore di verità; il professor Morisaki scoprirà di come nel tempo Agartha sia stata preclusa agli esseri umani in superficie a causa della distruzione che questi portavano ogni volta; Shin riceve comando dall’ordine ecclesiastico di cui fa parte di cacciare via i suoi “ospiti” dal loro territorio e nel tentativo fallito scopre, mediante sue personalissime considerazioni, che il decadimento di Agartha deriva proprio dall’accettazione che i suoi abitanti hanno nella consapevolezza di unirsi al loro Dio Astrum per migrare verso la fine della vita; infine Morisaki cerca invano di far rivivere la consorte usando come contenitore per la sua anima Asuna, l’insuccesso però di questa operazione viene però determinato dalla consapevolezza di Asuna dell’aver intrapreso questa esperienza perchè fondamentalmente si sentiva sola e dalla rottura del Clavis, usato come chiave di attivazione del tutto, da parte di Shin. Le vicende di concludono con la perdita della vista da parte del professore come scotto da pagare per il suo affronto ed un suo “pentimento” che in realtà è più un accettare le cose. L’accettazione è un sentimento che pervade anche Asuna, ora anche consapevole che il suono che il suono che per tanto tempo aveva ricercato era il canto del cigno di Shun consapevole della sua morte di li a poco. Lei rientrerà in superficie pronta a vivere con un nuovo spirito le sue giornate, Shin e Morisaki resteranno sottoterra per vivere come reietti consapevoli delle loro scelte.

La sincronizzazione di “Mimi” con un “Quetzalcoatl”

Delucidazioni e Filosofia.

Andiamo a chiarire alcuni aspetti visti brevemente nella trama.

A prescindere che senza dubbio questa sia una storia di formazione prima di Asuna e poi di Shin e Morisaki, è comunque interessante l’approfondimento indirizzato su quei pochissimi punti bui che io stesso ho deciso di non esaminare nel paragrafo precedente.

Shun la prima volta che canta è già un Quetzalcoatl anche se in forma ancora umana, dopo il compimento del suo suicidio si reincarna in una forma più confacente ad un emissario di Astrum. Questo è il motivo per il quale quando Asuna sente cantare questa creatura si ricorda del canto sentito tempo fa: era lo stesso. Questo Quetzalcoatl in particolare è quello che assorbe Mimi e che poi guida Asuna e Shin fino alla Porta di Vita e Morte dove il professore si stava recando. A questo punto è facile capire come Shin avesse esaurito il suo compito nel fare approcciare Asuna al suo mondo segreto e come Mimi avesse esaurito il compito nel tenere compagnia ad Asuna fino a quando non fosse stata più sola; quel Quetzalcoatl in particolare è quindi il portatore della verità di Asuna ed esecutore del destino della stessa. Quando anche questo esaurisce il suo compito, canta per far riecheggiare i suoi ricordi nel tutto e si suicida buttandosi dallo strapiombo verso il cimitero dei Quetzalcoatl esattamente come aveva fatto Shin. La scena nella quale Asuna è a metà tra la vita e la morte ed incontra proprio Mimi e Shin ce ne fa rendere maggiormente conto.

Shun diventa un reietto perchè impedendo ai soldati di una delle cittadelle di Agartha di fermare l’avanzata del professore verso il luogo del rituale proibito rinuncia anche alla missione affidatagli dalla chiesa di “Kana” e quindi alla sua appartenenza ad essa. Shun fu spinto ad agire in questo modo per ripagare un debito che aveva nei confronti di Asuna quando lo salvò dalla corrente di un fiume in piena, ma anche e sopratutto per affetto verso di lei e un rifiuto dei precetti religiosi dei cittadini sotterranei(che poi chiariamo una roba: io dico sotterranei perchè le entrate di Agartha sono situate sottoterra ma a conti fatti la magia che permea quel luogo lo rende una dimensione separata dal resto, infatti hanno un cielo sopra le loro teste. Certo, potrebbe essere che prima vanno sottoterra e poi sbucano da qualche altra parte, ma questo nel film non è precisato). Il discorso per il professor Morissaki è invece diverso: lui è reietto due volte, la prima come estraneo e la seconda come operatore del rituale proibito.

Asuna e Shun

La filosofia filmica si può riassumere in attaccamento, distacco e maturazione. Difatti i tre attori principali affrontano chi prima, chi dopo, le stesse esperienze in tal senso.

Asuna.

Asuna è attaccata in maniera maniacale alla sua solitudine, ci è così abituata che la turba modificare la sua routine nella quale lei ha il suo posto speciale dove nessuno la giudica e dove non deve farsi capire. La realtà dei fatti però non è proprio così: Asuna ha delle compagne di scuola che la apprezzano e vorrebbero fare amicizia con lei, è lei a rifiutare, anche se in una maniera tale per la quale lei si possa comunque giustificare nel crogiolo della solitudine autoimposta. Poi, chiariamo: per una parte è assolutamente vero, la difficile situazione familiare ed i costanti impegni casalinghi e di studio la portano in un bolla tutta sua fatta di svariate ore di fatica al giorno; esperienza per la quale non può avere riscontro e confronto con persone della sua età. Ciò è normale che alla lunga porti all’isolamento fisiologico, ma il degeneramento della situazione fino all’estremo però è farina del suo sacco: nessuno la capisce ok, ma anche lei non fa nulla per farsi capire. Non solo, in tutto questo Asuna è anche la migliore della classe e alcuni gruppetti le parlano dietro; tutto questo stress composito la porta ad avere bisogno di un momento di respiro ogni giorno, che nel suo caso è la ricerca ossessiva di quel suono così nostalgico che ben si armonizzava con la sua di malinconia. Ad un certo punto Asuna deve fare necessariamente i conti con questo suo feticcio e ammettere che anche se è stata coinvolta per caso in questa avventura l’ha proseguita perchè si sentiva sola, e nell’ammettere questo matura capendo di doversi distaccare da quel suo voler trovare qualcosa per far tesoro delle esperienze che vivrà da li in poi cercando di prendere dal futuro quanto più possibile. L’apoteosi di questo suo conflitto interiore viene rappresentato quando è chiamata a fare una scelta: lascerai che il tuo corpo sia recipiente dell’anima della moglie del professor Morisaki morendo in questo modo, oppure tornerai indietro e darai così valore alla tua vita? Questo non è niente di più del conflitto tra Libido e Destrudo che noi viviamo ogni giorno solo portato all’ennesima potenza. Perfettamente uguale al combattimento tra l’impulso di vita e quello di morte che canalizzandosi attraverso Shinji decideranno il destino di Neo Tokyo 3 e del mondo intero. Nonostante Asuna arrivi effettivamente alla fonte del canto capisce che è solo un canto, quello che voleva dal canto non era li, lei desiderava una sensazione di calore che quel canto non gli può dare ma che invece può ottenere facendosi degli amici e non limitando più le sue esperienze. E qui i richiami a “ReLife” non solo si sprecano ma proprio si sperperano.

Shin.

Shin e Shun hanno perso i genitori ed il villaggio, insieme all’ordine di Kana, si è preso cura di loro. Anni dopo diventano entrambi esecutori missivi per l’ordine stesso. Ma mentre Shun capisce molto presto di non far parte di quel mondo li, Shun per testardaggine e riconoscenza invece ci mette un po’ di più a capirlo. L’attrazione di Shun per la superficie, nonostante fosse mal vista dall’ordine religioso di appartenenza, era sicuramente volontà di Astrum; questo però Shin non lo ha mai capito continuando a giudicare le azioni del fratello secondo i precetti ecclesiastici a cui voleva a tutti i costi essere legato. In realtà i due fratelli condividevano la stessa natura poichè Shin non ha mai sopportato l’arrendevolezza dei cittadini Agarthiani verso un destino decadente ed infausto come se fosse volontà del loro Dio. Probabilmente Shin e Shun capivano meglio la volontà del tutto meglio degl’altri e proprio per questo si sentivano fuori posto nel mondo. In ultima istanza si distacca dagli insegnamenti di una vita per accettare un nuovo se stesso.

Morisaki.

Morisaki è quello che più di tutti si spinge in la per rimanere ancorato al suo passato, rappresentato in questo caso da sua moglie defunta. Deve intervenire lo stesso Dio per trasmettergli un insegnamento. Ciò che è importante capire è come Astrum nella sua onniscenza si metta alla prova, da una parte dice: io esaudisco il desiderio del professore tramite rituale, dall’altra la mia volontà ha mosso Shun e Shin in modo che il piano di Morisaki fallisca. Quale delle due volontà sarà più forte? La mia o quella del professore? Qual’è la strada giusta da perseguire? Andare avanti o restare indietro? A cosa è destinato l’essere umano? Un passato confortante è meglio di un futuro non definito privo del nostro sollievo? Bisogna affrontare queste paure? Spoiler: andare avanti. Solo che nel caso del professore la lezione viene impartita ad un prezzo più alto a causa dell’affronto nei confronti del tabù ultimo per eccellenza: la sua maturazione pretende come pegno la sua vista. Nel vedere nuovamente annullata la scintilla vitale della sua consorte acquisisce un’apatica consapevolezza che gli intima di lasciarsi alle spalle quel sogno per accettare, seppur in maniera dolorosissima, di proseguire verso un futuro incerto. Capendo di conseguenza che senza la sua amata non vi è posto per lui nell’altro mondo decide di rimanere in questo.

Lo Strapiombo che termina la sua discesa nel Cimitero dei “Quetzalcoatl”

La Volontà di Dio.

Andiamo quindi adesso ad esprimere in maniera ordinata quello che il lungometraggio ha voluto trasmetterci.

Dio, inteso come entità superiore e volontà general,e desidera che tu come individuo non debba rimanere ancorato al passato ma prosegua verso il futuro anche se incerto. Proprio perchè lo desidera ma non lo impone lascia a te la scelta, può sicuramente metterti alla prova e darti le opportunità, ma la scelta è tua. Questo suo non intervenire è anche parafrasi del fatto che solo tu puoi decidere se il tuo futuro sarà o meno radioso a prescindere dalle tragedie che possono averti colpito, siano esse grandi o piccole.

Poi vi è anche un piccolissimo sottotesto riguardante l’ineluttabilità della morte ma quello è davvero poco importante oltre che non stratificato.

Chicchetta finale.

Questa è una chicca in più per quelli che sono arrivati fin qui ed hanno letto gli articoli in riferimento.

Volendo analizzare sotto altri punti di vista la pellicola ci accorgiamo velocemente di alcune cose.

Questo è il primo lungometraggio di Makoto Shinkai della decade attuale e ciò mi fa rendere conto di come l’animazione giapponese di forte spessore registico sia ancora fortemente aggrappata al passato in contrapposizione al messaggio che lo stesso Shinkai ha immesso nel suo film. Chi di voi sa bene quanto odi Miyazaki sa bene dove voglio arrivare: le storie di formazione alla Studio Ghibli ci hanno rotto i coglioni! E pure la morale ecologista! Io Makoto Shinkai lo apprezzo molto per la sua capacità di raccontare storie a conti fatti anche un po’ noiosette in modo appassionante e coinvolgente, questo va a compensare e creare un equilibrio nella visione; difatti Shinkai è un regista molto più equilibrato di Miyazaki che invece fa l’errore di dar troppo spazio alla sua impronta rispetto alla creatura in se per se. Makoto Shinkai deve assolutamente veicolare il futuro della sua professione e dell’industria dell’animazione giapponese di cui è portabandiera in questo momento in un modo diverso rispetto ad ora, lasciandosi alle spalle le sue leccate di culo e ispirazione all’ormai ex maestro per concentrarsi su quelle storie che veramente gli riescono bene: quelle d’amore. Seppur con un tiepido inizio rappresentato da “Oltre le Nuvole, il Luogo Promessoci” e “5 cm al Secondo”, questo suo risultato si concretizza con “Il Giardino delle Parole” e “Your Name”; fortunatamente queste mie aspettative nei suoi confronti sembra saranno rispettate, difatti Shinkai durante il lavoro svolto con “Wheatering with You” si è distaccato da i binari della novel originale per dare più spazio alla romance. Ecco, siccome il suo lavoro più riuscito è divenuto un vero e proprio fenomeno di culto mondiale per me dovrebbe concentrarsi solo quell’asset li: storie alle Your Name dove il focus principale è il rapporto tra due persone che vivono un amore e poi qualcos’altro di sfondo che vada bene ad incorniciare il quadretto. Magari sempre con diversi amori, magari sempre con diversi tempi, magari sempre con diversi sfondi. Makoto, capisco che sia confortante rimanere nel limbo tra passato e presente prendendoti così anche una fetta dei fedelissimi di Miyazaki ma se vuoi fare quel saltino di qualità in più devi rispettare la morale che tu stesso ci hai insegnato.

“Il post finisce qui ragazzi e come al solito la creazione di questi contenuti mi uccide di lavoro. Sono devastato, ciao e alla prossima.”

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Pubblicato da

Balverino

Ho iniziato a guardare seriamente anime da quando avevo vent'anni collezionando la visione di 600 opere circa e sviluppando un mio personalissimo gusto. La passione è diventata velocemente un'ossessione fino a degenerare nel fanatismo. Ho bisogno di condividerlo altrimenti straripa. Il progetto è quello di divenire il principale punto di riferimento nella cultura anime italiana per poterla espandere. Autodidatta in ambito di analisi tecniche e narrative, le mie visioni non sono hobby ma veri e propri studi; ciò in vero traspare non poco dal mio stile a tratti così peculiare da dover essere definito con un nuovo termine: "Ortodosso Unico".

1 commento su “Filosofia degli Anime II:”

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