SSS: “Shonen”, “Shoujo” e “Seinen”.

Quelli che leggete nel titolo sono i tre macrogruppi a cui tutte le opere cartacee di stampo fumettistico e animate giapponesi appartengono. A questo punto andiamo come di consueto a definirle, contestualizzarle, analizzarle ed infine trarne delle conclusioni.

“Black Lagoon”: opera di stampo Seinen

Definizioni.

“Shonen”: opera destinata ai ragazzi. Più nello specifico dall’età scolastica fino a quella adulta; che in Giappone è il range 3-18 se si parte dalla materna, 6-17 se si parte dalle elementari

“Shojo”: opera destinata alle ragazze. La precisazione fatta per gli shonen vale anche in questo caso

“Seinen”: opera destinata agli adulti in generale. Quindi dal diciottesimo anno di età in poi.

In Italia la classificazione sopra espressa viene spesso confusa ad opera del fatto che le case editrici ed i detentori dei copyright hanno immesso per anni le fatiche giapponesi su territorio italiano ridefinendole per i loro contenuti; questo ha causato tramite effetto a catena un override costante di informazioni sbagliate nella nostra cultura di massa. Motivo per il quale oggi sul web i più esperti devono spesso correre ai ripari per rispondere agli innumerevoli dubbi sull’argomento.

Precisazioni.

Ne conveniamo quindi che nonostante un anime o un manga possano trattare tematiche adulte, i mezzi usati per veicolare il messaggio potrebbero essere dei personaggi non ancora maggiorenni e viceversa; come anche un’opera destinata alle ragazze che però ha dei protagonisti maschili, non solo, anche in questo caso è vera la cosa contraria.

A questo punto una domanda che ci potremmo fare è: si può appartenere a due macrogruppi? No, vi spiego il perchè: un’altra cosa si cui si fa confusione è il target riferito agli argomenti trattati all’interno, infatti nonostante la categorizzazione esista sopratutto in questo senso bisogna considerare un ulteriore elemento. Il target di riferimento commerciale. Facciamo un esempio: il manga x parla di come superare le difficoltà legate all’adolescenza, se noi andassimo a classificare la suddetta opera in base al solo target di riferimento tematico allora dovremmo concludere che è sia seinen che shonen; poichè nonostante il costrutto di trama sia abbastanza maturo, è chiaro che si possa rivolgere sia agli adulti che ai ragazzi. Se però aggiungiamo l’altro fattore allora capiamo bene che una roba del genere sarà letta molto più volentieri da un individuo coscienzioso e maturo piuttosto che da un ragazzino e quindi, riusciamo a dargli un definitivo impachettamento come seinen.

La questione dei disegni.

Potreste aver sentito parlare o aver letto di come le opere di questi tre macrogruppi abbiano delle loro caratteristiche peculiari in campo grafico e stilistico che le distinguono, con le dovute eccezioni, in modo netto e preciso. In linea di massima questa argomentazione non si può più definire vera a causa del fatto che i sottogeneri influenzano molto lo stile di disegno, che di conseguenza molto spesso non ha più un identità precisa al 100%. Tra le altre cose poi molti di quegli stilemi erano dettati dalle limitate tecnologie e dai gusti artistici di quei tempi andati. Quindi andremo a fare questo: io per correttezza informativa ve le descrivo ma poi vi cito almeno due esempi per tipo che contrastano con la descrizione.

“One Piece”: uno Shonen

Shonen: stile di disegno poco pulito ma molto dinamico. Antitesi: “Toradora!” e “Bleach”

Shoujo: ragazze con occhi molto grandi e ragazzi alti con lineamenti gentili. Antitesi: “Ore Monogatari” e “Tsuki ga Kirei”

Seinen: stile ricercato e particolare. Antitesi: “Maria Holic” e “Black Lagoon”.

Pubblico Italiano.

Bisogna dirlo: noi italiani siamo un popolo propenso alla critica, al litigio e al lamento costante. Anche in una cosa così lontana dalla nostra cultura noi un po’ di stivale riusciamo sempre a ficcarcelo! E che cosa ci saremo mai inventati per contaminare pure questa? L’elitarietà di un genere rispetto ad un altro. Che bello il popolo del web! Questi leoni da tastiera autoproclamatosi fautori della vera essenza del cartone animato giapponese mentre blastano chiunqe provi a nominare un “Naruto” o un “My Hero Academia”. Sia mai: loro guardano solo roba tipo “Fune wo Amu” con trama incentrata sulla redazione di un dizionario. Dio che mal di testa!

Questi signori ignorano che tutta sta tiritera in Giappone non esiste! Da loro il fumetto ed il cartone non sono qualcosa di condiviso a livello generale ma bensì capillare, gli anime e i manga non sono relegati a semplice cultura pop; sono un elemento culturale proprio della persona che accompagna l’individuo dalla nascita fino alla morte. Non esiste differenza tra un genere e l’altro, viene tutto rapportato all’età in cui si è, ai gusti e agli interessi.

Un po’ di storia.

Il primo manga moderno coincide anche con la nascita del genere shonen, una cosa più che normale visto che ancora oggi sopravvive molto bene il preconcetto che il fumetto sia una cosa più adatta a un ragazzo piuttosto che ad uomo fatto e finito. Stiamo parlando di “Kimba il Leone Bianco” di Osamu Tezuka considerato il padre dello Story Manga. Pensate che i caratteristici occhioni in stile manga sono stati inventati proprio da lui sulla base di cartoni animati statunitensi come “Betty Boop” e “Topolino“! Quando uscì nelle sale “Il Re Leone” i fan di Tezuka si scagliarono contro la Disney accusandola di aver plagiato i personaggi del fumettista giapponese. Ma le imprese di quest’uomo non si fermano qui: con tutta probabilità Osamu è stato anche il genitore dello shojo manga, infatti nel 1953 produsse “La Principessa Zaffiro“. Tezuka è anche l’autore di “Black Jack” ed “Astro Boy“, quindi si… chi lo avrebbe mai detto: il padre del manga moderno è stato anche uno degli autori più prolifici e di successo di sempre!

Credevate che fosse finita qui? E invece no! Perchè con quasi assoluta certezza Tezuka ha pure concepito il genere seinen tramite l’opera “Budda“, nel quale andava a criticare il sistema di caste indiano.

Kodomo no Omocha, in Italia noto come Rossana, un manga/anime Shojo

Microgruppi e Sottogeneri.

Voglio chiudere l’articolo precisando due cose: la prima è che oltre alle tre più grandi categorie si affiancano dei gruppi più piccoli e subordinati e di questo ne andremo a parlare prossimamente.

La seconda: con oggi finisce la sfilza di articoli terminologici, da domani riprendiamo con le analisi tecniche.

Quindi, ditemi cosa ne pensate nei commenti e noi ci vediamo domani!

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Pubblicato da

Balverino

Ho iniziato a guardare seriamente anime da quando avevo vent'anni collezionando la visione di 600 opere circa e sviluppando un mio personalissimo gusto. La passione è diventata velocemente un'ossessione fino a degenerare nel fanatismo. Ho bisogno di condividerlo altrimenti straripa. Il progetto è quello di divenire il principale punto di riferimento nella cultura anime italiana per poterla espandere. Autodidatta in ambito di analisi tecniche e narrative, le mie visioni non sono hobby ma veri e propri studi; ciò in vero traspare non poco dal mio stile a tratti così peculiare da dover essere definito con un nuovo termine: "Ortodosso Unico".

4 pensieri su “SSS: “Shonen”, “Shoujo” e “Seinen”.”

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